Nacque nel castello di Loyola, nei Paesi Baschi spagnoli, da una nobile famiglia, l’anno 1491.
Dopo aver trascorso qualche tempo alla corte dei re cattolici, si arruolò nell’esercito, dove si distinse per valore e coraggio. Prescelto alla difesa di Pamplona, sostenne eroicamente l’assedio con un pugno di uomini, ma nel pieno della battaglia fu colpito da un colpo di cannone che gli fratturò una gamba.
Durante la lunga convalescenza, Ignazio chiese libri di cavalleria, ma gli furono offerti solo la Vita di Gesù Cristo e la Vita dei Santi. Iniziò a leggerli più per necessità che per devozione, ma quei racconti di santi, con i loro digiuni, penitenze e fervore, lo toccarono profondamente. Fu l’inizio della sua conversione. Dopo una dura lotta interiore, la grazia di Dio prevalse.
Appena riprese le forze, decise di cambiare vita. Si recò al santuario di Montserrat, dove depose la spada ai piedi della Vergine e donò i suoi abiti da cavaliere a un povero. Poi si ritirò nella grotta di Manresa per circa un anno, conducendo una vita di estrema austerità, preghiera e mortificazione. Fu in quel periodo che Dio lo colmò di luci interiori e grazie mistiche. In questo ritiro compose il celebre libro degli Esercizi Spirituali, che divenne una guida fondamentale per la vita cristiana.
Desideroso di servire Dio, Ignazio si recò in pellegrinaggio in Terra Santa. Tornato in Europa, si stabilì a Barcellona e iniziò lo studio del latino, poi proseguì gli studi a Parigi, dove conobbe Francesco Saverio, Diego Laínez, Alfonso Salmerón, Nicolás Bobadilla e Pierre Favre. Con loro fondò una nuova milizia di Cristo: la Compagnia di Gesù. Il 15 agosto 1534, nella cappella di Montmartre, i compagni emisero i voti religiosi.
Recatisi a Roma, sottoposero il progetto al Papa Paolo III, che lo approvò ufficialmente nel 1540 con la bolla Regimini militantis Ecclesiae. La Compagnia di Gesù nacque così, destinata a un’enorme influenza nella storia della Chiesa e segnata da persecuzioni, martiri e frutti spirituali in tutto il mondo.
Ignazio inviava missionari nelle terre dei pagani, difendeva la fede cattolica contro l’eresia protestante e promuoveva il rinnovamento spirituale tra i fedeli. Fondò il Collegio Germanico e molte altre istituzioni educative e religiose.
Spesso ripeteva: «Se potessi scegliere, preferirei vivere incerto della salvezza e lavorare per Dio, piuttosto che morire subito sicuro della gloria eterna».
Consumato dalla carità e dal lavoro apostolico, si spense il 31 luglio 1556 a Roma. Fu canonizzato da Gregorio XV nel 1622. Il suo corpo è venerato nella chiesa del Gesù a Roma.
PRATICA. La lettura della vita di Gesù fu per Ignazio il principio della sua conversione: leggiamola anche noi.Nel contesto delle dottrine cristiane, il tema della sofferenza e del male ha sempre suscitato profonde riflessioni teologiche e filosofiche. Sant'Ignazio di Loyola ha offerto un'interpretazione particolare e illuminante su come Dio invia e permette la sofferenza.
Sant'Ignazio chiarisce che Dio non solo manda la sofferenza, ma la permette anche. Queste due affermazioni non sono contraddittorie, ma complementari. La sofferenza è inviata da Dio nel senso che egli la permette, e la permette nel senso che la invia. Questa distinzione può sembrare sottile, ma è fondamentale per comprendere il ruolo di Dio nel contesto del dolore umano.
La sofferenza non è inviata come un nemico che lancia un attacco per distruggere l'avversario. Invece, Sant'Ignazio spiega che le sofferenze derivano dalle regole ontologiche e morali stabilite dal Creatore. Quando l'uomo decide di sovvertire queste regole, ne subisce inevitabilmente le conseguenze. Questo è il senso corretto del "Dio manda la sofferenza". Le regole divine sono intessute nella struttura stessa della realtà, e violarle porta inevitabilmente al dolore e alla sofferenza.
Oltre a inviare, Dio permette la sofferenza. Questa permessione non è un atto di sadismo divino, ma piuttosto un mezzo di correzione e crescita spirituale. La sofferenza, seppur dolorosa e spesso incomprensibile, ha un ruolo edificante per la persona. È un mezzo attraverso cui Dio guida l'anima verso la salvezza. Questo principio si applica in particolare al male di colpa, dove la sofferenza è la conseguenza naturale di un atto errato, come una malattia derivata dall’abuso di alcolici.
Quando si tratta del male di pena, come la sofferenza degli innocenti, entra in gioco il concetto di mistero. Un bambino nato con gravi deformità che muore subito dopo la nascita rappresenta un male che non può essere compreso pienamente attraverso la sola ragione. Sant'Ignazio sottolinea che senza accettare il mistero, il dolore e la sofferenza rimarranno incomprensibili e insopportabili. Il mistero divino richiede fede e accettazione che vi è un disegno più grande, spesso oltre la comprensione umana.
Sant'Ignazio di Loyola, con la sua profonda spiritualità, offre una visione che invita alla riflessione e alla crescita personale. I suoi Esercizi Spirituali sono un percorso che ogni credente dovrebbe intraprendere almeno una volta nella vita per comprendere meglio il ruolo della sofferenza nella propria esistenza e la sua relazione con Dio.
Peter Paul Rubens – Saint Ignatius of Loyola (c. 1616)
Esposto al Norton Simon Museum, mostra il santo in paramenti liturgici, con il libro aperto e il motto Ad Majorem Dei Gloriam. Rende visibile la forza spirituale e carismatica di Ignazio.
Peter Paul Rubens – I miracoli di Sant’Ignazio di Loyola (1618–19)
Conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Il santo è ritratto in atto di scacciare demoni, tra luci barocche e tensione drammatica, simbolo della sua potenza taumaturgica.
Francisco de Zurbarán – Sant’Ignazio di Loyola
Rappresentazione austera, il santo è colto in preghiera, con lo sfondo neutro e il simbolo “IHS” in primo piano, espressione della sua spiritualità interiore.
Andrea Pozzo – La Gloria di Sant’Ignazio di Loyola (1685–94)
Affresco monumentale nella volta della Chiesa di Sant’Ignazio a Roma. Il santo è raffigurato glorificato, circondato da angeli e simboli dei quattro continenti, che richiamano la missione universale dell’Ordine.
Rubens – Visione di Sant’Ignazio alla Storta
Tema fondamentale della sua vocazione: Ignazio riceve la visione di Cristo con la croce, episodio mistico avvenuto nel 1537.
Estasi di Sant’Ignazio di Loyola (fresco, c. 1690–93)
Fresco in una cappella emiliana, raffigura il santo in ginocchio, circondato da angeli e simboli della purezza e perfezione spirituale.
Anthony van Dyck – Saint Ignatius of Loyola
Ritratto barocco intenso e personale, Ignazio appare assorto, in profondo raccoglimento interiore.
Miguel Cabrera – Conversion of Saint Ignatius Loyola
Opera ispano-americana del XVIII secolo, rappresenta il momento della conversione dopo la ferita a Pamplona. Stile tardo-barocco.
Domenichino – Visione alla Storta
Ignazio riceve la visione del Padre e del Figlio, in un’atmosfera luminosa e solenne, pienamente immerso nella grazia divina.
Giammarchi Francesco Sant'Ignazio di Loyola, San Francesco Saverio e angeli in gloria attorno al monogramma del nome di Gesù.
Nell'opera sono raffigurati il fondatore dell'Ordine e San Saverio, uno dei primi giovani che appartenne al nucleo originario della Compagnia di Gesù. Il soggetto testimonia la presenza di ex gesuiti profughi a villa Imperiale, committenti del dipinto.
La volta affrescata da Andrea Pozzo è uno dei massimi esempi di pittura illusionistica barocca: Sant’Ignazio viene esaltato tra angeli, gloria celeste e i simboli dei continenti. Le cappelle laterali narrano episodi significativi della sua vita, come la conversione, la visione alla Storta e la fondazione della Compagnia di Gesù.