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Sant' Edmondo Campion

Sant' Edmondo Campion
Nome: Sant' Edmondo Campion
Titolo: Martire, gesuita
Nascita: 24 gennaio 1540, Londra, Inghilterra
Morte: 1 dicembre 1581, Londra, Inghilterra
Ricorrenza: 1 dicembre
Tipologia: Commemorazione




Edmondo Campion, figlio di un libraio di Londra e molto promettente sin da giovane, fu accolto all'età di dicci anni nella Bluecoat School e fu scelto, nel 1553, quando aveva appena tredici anni, per pronunciare un discorso di benvenuto alla regina Maria I. A quindici anni ricevette una cattedra al St John's College di Oxford, fondato di recente, e due anni dopo fu nominato junior fellow, guadagnandosi la fama di buon oratore. Fu prescelto per parlare in occasione del funerale di Lady Dudley (Amy Robsart), al funerale del fondatore del collegio, sir Thomas White, e al cospetto della regina Elisabetta 1, durante la sua visita a Oxford nel 1566.

Il talento e la personalità di Edmondo gli fecero guadagnare la benevolenza e la protezione della regina, di sir Robert Cecil, e del conte di Leicester: Cecil lo definì «uno dei diamanti dell'Inghilterra». La sua carriera sembrava assicurata, tuttavia cominciò a dubitare sulle decisioni prese da Elisabetta in campo religioso. Pronunciò il giuramento d'alleanza contenuto nell'Atto del 1559, ma era cresciuto nel regno della regina Maria, quando i cattolici pensavano che i rapporti con la Santa Sede fossero ripristinati; al momento dell'ascesa al trono dí Elisabetta, questa relazione fu di nuovo interrotta.

L'alleanza di Campion con la Chiesa definita dalle nuove leggi fu molto indebolita dalla sua interpretazione dei Padri della Chiesa primitivi; sebbene fosse persuaso dal vescovo di Gloucester a diventare diacono, fu turbato dalla prospettiva di diventare sacerdote in base alle nuove regole. Attrasse attorno a sé un gruppo di discepoli che condividevano il suo pensiero. La Grocers' Company, che aveva finanziato i suoi studi, fu seriamente preoccupata delle sue credenze religiose.

Campion decise di lasciare l'Inghilterra; nel 1569, terminato il suo incarico di junior proctor, lasciò Oxford «pieno di rimorsi di coscienza e detestando l'idea». Si recò a Dublino, dove il nuovo statuto religioso era totalmente ignorato, ma non si sentiva in patria. Nella sua opera intitolata Short History of Ireland (Breve storia dell'Irlanda), sembra infatti un giovane oxfordiano che osserva una razza forestiera:

Il popolo ha questa inclinazione: è religioso, franco, cordiale, iroso, estremamente paziente, molto glorioso; vi sono molti stregoni, eccellenti cavalieri, grandi benefattori, e il popolo eccelle nell'ospitalità, è lieto di far guerra: i più indecenti, ecclesiastici e laici, sono lussuriosi ed inclini alla lascivia oltre misura. Altrimenti vivono virtuosamente, sono specchi di santità e austerità, al punto che quelli di altre nazioni non sono che un'ombra rispetto a loro, per quanto riguarda il culto.

In una bolla del 1570, papa Pio V accusò la regina Elisabetta I di eresia, e la depose formalmente dal trono d'Inghilterra, scomunicandola. Tutti coloro che avessero continuato a obbedire alle sue leggi sarebbero stati colpiti dallo stesso anatema. Il parlamento inglese rispose l'anno seguente con uno statuto in cui dichiarava alto tradimento affermare che Elisabetta non era, o non avrebbe dovuto essere, regina, o che era eretica, scismatica, tiranna, infedele o usurpatrice della corona. I cattolici come Campion si trovarono perciò di fronte a una dura scelta.

Campion tornò in Inghilterra nel 1571; sapendo di essere in pericolo in quanto sospetto, vi giunse sotto mentite spoglie. Presenziò al processo tenutosi nella Westminster Hall del B. Giovanni Storey (1 giu.), suo professore di diritto civile a Oxford, che aveva svolto un ruolo preminente nella condanna e nell'esecuzione dei protestanti durante il regno della regina Maria. Sembra che Campion abbia udito tutte le testimonianze del processo, valutandole grazie alla sua mente acuta ed elaborando i dettami della propria coscienza. Si dice che abbia assistito alla condanna e all'esecuzione di Storey. Dopo il processo lasciò di nuovo l'Inghilterra per raggiungere il continente, ma fu fermato mentre era in cammino, perché non aveva i documenti d'espatrio, tuttavia gli fu permesso di continuare il viaggio a patto di rinunciare ai bagagli e al denaro. P. William Allen, successivamente cardinale, aveva fondato due anni prima, il Collegio inglese a Douai, che stava già diventando un centro di studiosi e missionari, ecclesiastici e laici, che si opponevano alle decisioni di Elisabetta.

Campion si laureò a Douai e fu ordinato suddiacono; nel 1573 si recò a Roma dove fu accolto nella Compagnia di Gesù. Dato che non esisteva ancora una diocesi gesuita inglese in comunione con Roma, dopo aver terminato il noviziato a Brno, fu inviato in Boemia, al collegio di Praga, come insegnante.

Dato il grande successo dei gesuiti tra i protestanti di Germania, Boemia e Polonia, papa Gregorio III decise di mandare dei missionari in Inghilterra, perciò alla fine del 1579, Edmondo Campion e Roberto Persons furono i primi a partire. Erano ben consci delle probabili conseguenze: la notte precedente alla partenza di Campion da Praga, uno dei padri scrisse sopra la porta della sua cella: P Edmundus Campianus, Martyr. Lo spirito dei missionari era alto: a Ginevra, dove Rodolfo Sherwin (1 dic.) si uni al gruppo, Campion divertì i suoi compagni facendo finta di essere un servitore irlandese chiamato Patrick, che non sapeva il latino. Mentre stava lasciando Ginevra, litigò temerariamente con un ministro protestante alle porte della città. Persons partì per l'Inghilterra travestito da soldato di ritorno dai Paesi Bassi, mentre Campion si spacciò per un mercante di gioielli, con il suo compagno, un confratello chiamato Rodolfo Emerson, come suo servitore.

I gesuiti non furono accolti di buon grado da tutti i cattolici: molti consideravano il fervore della Compagnia nel far proseliti come una minaccia alla stabilità politica e sociale, e chiesero ai due di pronunciare un giuramento che «la loro missione aveva solo uno scopo apostolico, per trattare le questioni religiose con verità e semplicità, e per dedicarsi alla conquista delle anime senza pretesa o interferenza nelle questioni dello stato». Il governo apprese del loro arrivo, e inizialmente non si oppose, ma l'atteggiamento da entrambe le parti si irrigidì. Questi eventi ebbero luogo mentre si stava allestendo l'armata spagnola e la minaccia d'invasione stava diventando sempre più concreta. Nonostante Campion e i suoi seguaci considerassero il loro lavoro come una questione prettamente intellettuale e spirituale, il rischio che il loro intervento fosse considerato politico, piuttosto che religioso, aumentò pericolosamente.

Nel periodo trascorso a Londra, Campion svolse il suo ministero presso i cattolici in prigione e scrisse un avviso al Consiglio della Corona, noto come Campion's Brag, in cui descriveva la sua missione come «una libera scelta di predicare il Vangelo, amministrare i sacramenti, istruire i semplici, riformare i peccatori, confutare gli errori; in breve, mettere spiritualmente in guardia contro il vizio e l'orgoglio degli ignoranti, in cui la maggior parte dei compatrioti viveva».

Il Campion's Brag fu scritto per essere pubblicato in occasione del suo arresto, per cercare di garantirgli una giusta udienza; compsto frettolosamente, tuttavia affermava apertamente le ragioni della sua missione, presto circolò tra la gente, diventando così un manifesto della sua attività. Campion fu costretto a lasciare Londra e lavorò nel Berkshire, nel Northamptonshire, e nell'Oxfordshire, dove convertì molte persone. Scrisse al padre gesuita generale a Roma: «Ogni giorno percorro un tratto del paese. Il raccolto è meravigliosamente ricco [...] Non posso sfuggire ancora per molto dagli eretici [...l Penso che íl mio aspetto sia molto ridicolo; cambio spesso travestimento e nome. Leggo talvolta delle notizie in prima pagina, che sostengono che Campion è stato catturato, nei luoghi dove sono stato, così mi giunge all'orecchio che la paura stessa ha portato via tutte le paure».

Si recò nel Lancashire, dove predicava quasi ogni giorno, inseguito da spie e sfuggendo diverse volte miracolosamente all'arresto. Cinquanta anni dopo, le sue omelie venivano ancora ricordate da quelli che le udirono. In questo periodo scrisse un trattato latino, Decem Rationes, in cui esponeva dieci motivi per aver sfidato apertamente gli anglicani più eruditi a discutere la questione religiosa con lui. Fu estremamente difficile far pubblicare quest'opera, ma alla fine fu stampata in segreto a casa di Cecilia Stonor a Stonor Park, nel Berkshire. Lady Stonor successivamente morì in prigione per aver partecipato a questa impresa. Il trattato fu stampato una pagina alla volta da una mezza dozzina di tipografi travestiti da gentiluomini (per non destare sospetti) in nove settimane. La domenica della commemorazione di Oxford, il 27 giugno 1581, furono ritrovate quattrocento copie distribuite sui banchi della chiesa universitaria. La pubblicazione di Decem Rationes provocò molto scalpore e i tentativi di catturare Campion raddoppiarono.

Dopo la pubblicazione di questo trattato, Campion decise di ritirarsi a Norfolk; lungo il cammino si fermò in una casa a Lyford, vicino a Wantage, dove celebrò la Messa e predicò davanti a una quarantina di persone. Qualcuno informò le autòrità: la casa venne perquisita tre volte in dodici ore, e Campion, insieme ad altri due sacerdoti, fu alla fine scoperto, mentre si nascondeva dietro la porta d'ingresso. I tre sacerdoti furono portati nella Torre di Londra (e incatenati nell'ultima parte del tragitto), ed Edmondo fu etichettato "Campion, il gesuita dissidente". Dopo aver trascorso tre giorni in prigione, fu interrogato dai conti di Bedford e di Leicester e, a quanto pare, dalla regina stessa, che tentò di persuaderlo e poi di corromperlo per porre fine al processo, ma tutti i tentativi fallirono, e Campion fu torturato. Le persone che gli avevano offerto ospitalità furono arrestate, e per scoraggiare ulteriormente i suoi seguaci, si diffuse la falsa notizia che li aveva traditi. Ancora sofferente per le torture inflitte, per quattro volte fu portato al cospetto di ecclesiastici anglicani che gli posero domande, obiezioni e insulti a cui Campion rispose sagacemente. Tra i presenti costantemente influenzati dalle sue parole e dal suo comportamento vi era Filippo Howard, conte di Arundell, che in seguito subì il martirio e ora è stato canonizzato (19 ott.)

Campion fu nuovamente torturato, così ferocemente che il giorno dopo, quando gli fu chiesto come si sentisse, poté rispondere solo: «Non sto male, perché non sento niente». Non si riuscì a ottenere nessuna ammissione da parte stia, perciò il 14 novembre fu processato a Westminster Hall con Rodolfo Sherwin, Tommaso Corbham, Luca Kirby e altri, di aver complottato a Roma e a Reims per sollevare una rivolta in Inghilterra e di essere giunto in quel paese per quello scopo. Quando gli fu chiesto di protestare la sua innocenza, era troppo debole per muovere le braccia, perciò uno dei suoi compagni, baciandogli la mano, l'aiutò a farlo.

Campion difese se stesso e i suoi compagni da solo molto abilmente, dichiarando la loro lealtà alla regina, contestando le prove, screditando i testimoni, e affermando che la sola offesa da parte loro era la fede. La giuria che si era raccolta impiegò un'ora per emettere un verdetto, ma alla fine li dichiarò colpevoli; prima che fosse letta la sentenza di morte, Campion si rivolse alla corte dicendo: «Nel condannare noi, condannate tutti i vostri avi [...] Dio vive; i posteri vivranno e il loro giudizio non sarà così passibile di corruzione come quello di coloro che adesso ci condannano a morte».

Giunse la sorella di Campion con un messaggio in cui gli si offrivano dei benefici se si fosse riconvertito alla Chiesa istituzionale, ma egli lo rifiutò. Perdonò volentieri un uomo chiamato Eliot, che lo aveva tradito e fornito delle prove contro di lui, consegnandogli una lettera di raccomandazione per un nobile in Germania. Il dicembre 1581, in un giorno piovoso e nebbioso, Campion, Sherwin e Alessandro Briant (vedi sotto) furono portati insieme a Tyburn. Sul patibolo, Campion rifiutò di nuovo di esprimere la sua opinione sulla bolla papale contro Elisabetta e pregò pubblicamente per lei: «La mia e vostra regina, a cui auguro un lungo e prospero regno». Poi i tre vennero barbaramente giustiziati.

Parte del sangue di Campion schizzò su un giovane di nome Enrico Walpole, che divenne anche lui gesuita e martire beato (7 apr.). Tra gli scritti di Walpole sulla vita e la morte di Campion, vi è una lirica, intitolata Why do I use my paper and ink, che fu splendidamente musicata da William Byrd, e che lui stesso "usò" frequentemente per rifiutare di sottomettersi alla Chiesa anglicana.

Edmondo Campion fu beatificato nel 1886 e canonizzato tra i Quaranta Martiri di Inghilterra e Galles da papa Paolo VI il 25 ottobre 1970. La sua festa è osservata non solo dalla Compagnia di Gesù e nella diocesi di Northampton e Plymouth, ma anche a Brno e a Praga.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Londra sempre in Inghilterra, santi Edmondo Campion, Rodolfo Sherwin e Alessandro Briant, sacerdoti e martiri sotto la regina Elisabetta I, insigni per ingegno e fortezza nella fede. Sant’Edmondo, che fin da giovane aveva fatto professione di fede cattolica, ammesso a Roma nella Compagnia di Gesù e ordinato sacerdote a Praga, tornò in patria, dove, per essersi adoperato nel confortare gli animi dei fedeli con la sua parola e i suoi scritti, fu ucciso, dopo molti tormenti, a Tyburn. Insieme a lui subirono gli stessi supplizi i santi Rodolfo e Alessandro, il secondo dei quali ottenne in carcere di essere ammesso nella Compagnia di Gesù.

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