Il Beato Francesco de Morales Sedeño fu un sacerdote domenicano spagnolo, missionario in Giappone e martire della persecuzione anticristiana. Nacque a Madrid nel 1567 e morì martire a Nagasaki il 10 settembre 1622. Fu beatificato da Papa Pio IX il 7 luglio 1867 insieme a numerosi altri martiri del Giappone. La sua memoria è celebrata il 10 settembre.
Francesco nacque a Madrid in una famiglia di buona condizione sociale. Suo padre, secondo le fonti biografiche, era un importante giurista e ricopriva un incarico presso il Consiglio reale.
Ancora giovane entrò nell'Ordine dei Predicatori presso il convento di San Paolo di Valladolid. Proseguì la propria formazione nel prestigioso Collegio di San Gregorio della stessa città, dove si dedicò agli studi filosofici e teologici. Dopo l'ordinazione sacerdotale iniziò anche l'insegnamento della filosofia.
Animato dal desiderio di dedicarsi alle missioni, Francesco si offrì volontario per la Provincia domenicana di Nostra Signora del Rosario, destinata all'evangelizzazione dell'Estremo Oriente.
Nel 1598 raggiunse Manila, nelle Filippine. Qui insegnò teologia, svolse un'intensa attività di predicazione tra gli spagnoli e ricoprì importanti incarichi nella comunità domenicana. Nel 1601 fu priore del convento di Santo Domingo di Manila.
Durante il periodo trascorso a Manila, Francesco entrò in contatto con alcuni cristiani giapponesi che chiedevano con insistenza l'invio di missionari domenicani nel loro Paese.
Il progetto trovò appoggio anche presso le autorità locali e, superate le difficoltà giuridiche relative alla presenza di religiosi di Ordini diversi dai Gesuiti, fu possibile organizzare la prima spedizione domenicana.
Nel 1602 Francesco partì quindi per il Giappone alla guida del primo gruppo di missionari domenicani. Tra i suoi compagni vi erano Alfonso de Mena, Tommaso Hernández, Tommaso de Zumárraga e il fratello laico Tommaso de Badía.
I domenicani iniziarono la loro attività nell'isola di Kyūshū, stabilendo il primo centro missionario nel territorio di Satsuma. Francesco lavorò instancabilmente all'evangelizzazione della popolazione e alla formazione delle comunità cristiane.
In un primo periodo la situazione politica permise ai missionari di operare relativamente liberamente. I domenicani fondarono chiese e comunità cristiane in diverse località e ampliarono progressivamente il loro apostolato.
Francesco si distinse inoltre per l'organizzazione di diverse confraternite, che avevano il compito di sostenere i missionari e assistere i cristiani, soprattutto quelli arrestati a causa della loro fede.
La situazione cambiò radicalmente nei primi decenni del XVII secolo. Le autorità giapponesi intensificarono la repressione contro il cristianesimo: furono distrutte le chiese, espulsi i missionari e arrestati numerosi fedeli.
Dal 1614 la persecuzione divenne particolarmente sistematica. I missionari stranieri furono costretti a nascondersi e continuarono a esercitare clandestinamente il loro ministero, spostandosi continuamente per raggiungere le comunità cristiane.
Francesco rimase in Giappone nonostante il pericolo, dedicandosi per anni all'assistenza spirituale dei cristiani perseguitati. La sua permanenza nel Paese si protrasse per circa vent'anni.
Con l'intensificarsi della persecuzione, anche Francesco venne individuato e arrestato. Fu trasferito nella prigione di Suzuta, nei pressi di Omura, una delle più dure prigioni destinate ai missionari cristiani.
La prigionia fu estremamente penosa. Francesco e gli altri missionari furono sottoposti a condizioni disumane, ma continuarono a pregare e a incoraggiarsi reciprocamente, mantenendo ferma la propria professione di fede.
Nel 1622 Francesco fu trasferito a Nagasaki insieme ad altri prigionieri cristiani. Il 10 settembre venne condotto sulla Collina dei Martiri, dove si svolse una delle più importanti esecuzioni collettive della persecuzione giapponese.
Quel giorno furono messi a morte 52 martiri: sacerdoti e religiosi appartenenti a diversi Ordini, catechisti, coniugi, vedove, giovani e bambini. Venticinque furono bruciati vivi, mentre gli altri furono decapitati.
Francesco fu bruciato vivo insieme ai suoi confratelli e agli altri martiri. Tra i domenicani uccisi con lui vi erano Angelo Orsucci, Alfonso de Mena, Giuseppe di San Giacinto e Giacinto Orfanell.
Il gruppo del 10 settembre 1622 rappresentava l'universalità della Chiesa presente in Giappone. Tra i martiri vi erano infatti spagnoli, italiani, belgi e giapponesi, appartenenti a diverse condizioni sociali.
La loro morte fu il culmine di una persecuzione nella quale i missionari avevano continuato a svolgere clandestinamente il proprio ministero, amministrando i sacramenti, visitando i cristiani nascosti e sostenendo coloro che erano già stati imprigionati.
Francesco, in particolare, aveva guidato fin dall'inizio la missione domenicana e aveva trascorso circa due decenni al servizio della Chiesa giapponese. La sua morte rappresentò quindi il compimento della missione alla quale aveva dedicato tutta la propria vita adulta.
Il 7 luglio 1867, Papa Pio IX beatificò 205 cristiani martirizzati in Giappone tra il 1617 e il 1632. Francesco de Morales fu incluso in questo grande gruppo di martiri.
Tra i 205 martiri, 52 erano stati uccisi proprio il 10 settembre 1622 sulla Collina dei Martiri di Nagasaki. La Chiesa li celebra insieme come testimoni della fede cristiana durante la grande persecuzione giapponese.