Il Beato Francesco Sendra Ivars fu un sacerdote dell'Arcidiocesi di Valencia e martire della persecuzione religiosa durante la Guerra civile spagnola. Nacque a Benissa, nella provincia di Alicante, il 23 aprile 1899, e morì martire a Teulada il 4 settembre 1936, all'età di trentasette anni. La Chiesa lo ricorda il 4 settembre. Fu beatificato da San Giovanni Paolo II l'11 marzo 2001, insieme a 232 compagni martiri della persecuzione religiosa nella diocesi di Valencia.
Francesco nacque in una famiglia profondamente cristiana. Fin da bambino prestò servizio come chierichetto e manifestò molto presto il desiderio di diventare sacerdote. All'età di dodici anni entrò nel Collegio di Vocazioni San José di Valencia, dove iniziò la propria formazione ecclesiastica.
Completati gli studi, fu ordinato sacerdote nel 1924. Il suo primo ministero lo portò in diverse comunità della diocesi di Valencia, dove svolse il servizio di vicario nelle parrocchie di Tormos, Ráfol de Almunia e Sanet y Negrals.
Nel 1930 Francesco fu trasferito a Calpe, dove iniziò a collaborare nella parrocchia dedicata a Nostra Signora delle Nevi. L'anno seguente ne assunse la responsabilità pastorale come parroco.
Si dedicò con particolare zelo al catechismo dei bambini e dei giovani, alla formazione cristiana dei fedeli e alla vita liturgica della parrocchia. Promosse inoltre associazioni parrocchiali e attività educative, mostrando una notevole capacità di avvicinare i giovani alla vita della Chiesa.
Era conosciuto anche per la sua abilità pratica: oltre al ministero sacerdotale, sapeva svolgere lavori di falegnameria, muratura e lavorazione del ferro. Questo gli permetteva di rendersi utile concretamente alla comunità e di vivere il sacerdozio in stretto contatto con la vita quotidiana delle persone.
Con lo scoppio della Guerra civile spagnola nel luglio 1936, la situazione per sacerdoti e religiosi divenne rapidamente pericolosa. Francesco ricevette minacce e fu infine costretto ad abbandonare Calpe.
Tornò quindi a Benissa, suo paese natale, dove si rifugiò insieme alla madre. Nonostante il pericolo, continuò a vivere con fiducia nella propria fede, consapevole della gravità della situazione.
Il 4 settembre 1936 alcuni miliziani si presentarono nella casa dove Francesco si trovava con la madre. Il sacerdote comprese immediatamente il motivo della loro presenza.
Prima di essere portato via, abbracciò la madre e chiese ai suoi persecutori di risparmiarla. La rassicurò inoltre invitandola ad accettare con fede la volontà di Dio. La scena è rimasta nella memoria della comunità come una delle testimonianze più significative della sua serenità davanti alla morte.
Francesco fu condotto nel territorio di Teulada, vicino ad Alicante. Qui venne sottoposto a violenze e torture e infine fucilato il 4 settembre 1936.
Il Martirologio Romano colloca esplicitamente il suo martirio a Teulada e lo ricorda come sacerdote e martire della persecuzione contro la fede.
Il suo corpo fu successivamente trasferito a Calpe. Dal 22 ottobre 1951 le sue spoglie sono custodite nella chiesa parrocchiale di Nostra Signora delle Nevi, la comunità che aveva guidato durante gli ultimi anni del suo ministero sacerdotale.
La causa di Francesco Sendra Ivars fu inserita nel grande gruppo dei 233 martiri della persecuzione religiosa nell'Arcidiocesi di Valencia. Il riconoscimento ufficiale del martirio fu seguito dalla beatificazione celebrata a Roma l'11 marzo 2001 da San Giovanni Paolo II.
La memoria liturgica del Beato Francesco Sendra Ivars ricorre il 4 settembre. Il Martirologio Romano lo presenta come presbitero e martire e colloca il luogo del suo martirio a Teulada, presso Alicante.
La figura del Beato Francesco Sendra Ivars è ricordata soprattutto per il suo zelo pastorale e l'attenzione verso la formazione cristiana dei giovani. Nei pochi anni trascorsi a Calpe si impegnò nel catechismo, nelle associazioni parrocchiali e nella vita liturgica, diventando una presenza significativa per la comunità.
La persecuzione interruppe violentemente il suo ministero, ma Francesco rimase fedele alla propria vocazione fino alla morte. La sua ultima preoccupazione, secondo le testimonianze conservate, fu quella di proteggere e confortare la propria madre. La Chiesa lo venera quindi come testimone di fede, sacerdote zelante e martire della persecuzione religiosa del 1936.