La Beata Maria dello Sposalizio, al secolo María Catalina Irigoyen Echegaray, nacque il 25 novembre 1848 a Pamplona, in Navarra, in Spagna. Era l'ultima di otto figli e crebbe in una famiglia profondamente cristiana, dove ricevette un'educazione fondata sulla fede, sulla preghiera e sulla carità. Fin da bambina manifestò una particolare devozione verso l'Eucaristia e un forte desiderio di dedicarsi al servizio di Dio e del prossimo.
Frequentò il collegio delle Domenicane di Pamplona, dove approfondì la propria formazione religiosa. Durante la giovinezza si dedicò con particolare attenzione alle persone povere e malate. Fu nominata presidente delle Figlie di Maria della sua città e approfittava del tempo libero per visitare gli ammalati, soprattutto gli anziani e le persone abbandonate. Insieme ad alcune compagne organizzò inoltre un laboratorio per confezionare abiti destinati ai bisognosi.
La morte dei genitori cambiò profondamente la sua vita. A soli ventidue anni dovette assumere la responsabilità della famiglia e occuparsi dei fratelli, alcuni dei quali erano malati. Per circa dieci anni si dedicò con grande sacrificio alla cura dei propri familiari, continuando però a coltivare nel cuore il desiderio di consacrarsi completamente al Signore.
Nel 1878 arrivarono a Pamplona alcune religiose delle Serve di Maria Ministre degli Infermi, accompagnate dalla fondatrice, Santa Maria Soledad Torres Acosta. Le religiose si dedicavano gratuitamente all'assistenza degli ammalati nelle loro abitazioni. Maria Catalina riconobbe in quella missione la risposta alla propria vocazione e iniziò a collaborare con loro.
Dopo aver assistito fino alla morte il fratello Pedro Alejandrino, il 31 dicembre 1881, all'età di trentatré anni, entrò come postulante nella Congregazione delle Serve di Maria a Pamplona. Lasciò così la propria famiglia e una vita agiata per dedicarsi completamente a Cristo e al servizio dei malati. Fin dai primi giorni si adattò con semplicità anche ai lavori più umili e faticosi della comunità.
Nel 1882 si trasferì a Madrid per il noviziato. Il 12 maggio dello stesso anno ricevette l'abito religioso e scelse il nome di Suor Maria dello Sposalizio, espressione della sua volontà di consacrarsi a Cristo come sua sposa. Emise la professione temporanea il 14 maggio 1883 e quella perpetua il 15 luglio 1889.
Da religiosa si dedicò per oltre vent'anni all'assistenza domiciliare degli ammalati. Entrava nelle case delle persone più povere e bisognose e si prendeva cura di loro senza distinzione, affrontando anche le situazioni più difficili. La sua disponibilità, la pazienza e la dolcezza fecero sì che molti malati la considerassero una vera madre e che numerose famiglie la desiderassero come infermiera.
Durante le epidemie che colpirono la Spagna, Maria dello Sposalizio non si tirò indietro. Prestò assistenza anche alle persone affette da malattie contagiose, affrontando il pericolo del contagio con grande coraggio. La sua attenzione non si limitava alla salute fisica: cercava di sostenere gli ammalati anche spiritualmente, accompagnandoli nella preghiera e preparandoli ad affrontare la sofferenza con fede.
La sua forza proveniva soprattutto dalla preghiera e dall'adorazione eucaristica. Trascorreva davanti al Santissimo Sacramento lunghi momenti di adorazione e affidava a Cristo le persone che incontrava nel suo servizio. La devozione all'Eucaristia, insieme alla venerazione della Vergine Maria e alla meditazione della Passione di Cristo, alimentava la sua vita spirituale e la sosteneva nel servizio quotidiano.
Dopo circa ventitré anni di servizio agli infermi, ricevette un nuovo incarico: occuparsi della raccolta delle offerte necessarie per sostenere le opere della Congregazione. Per circa sette anni percorse le strade di Madrid, affrontando il caldo, il freddo e la fatica, chiedendo umilmente l'aiuto dei benefattori. Anche questo servizio, più faticoso e umiliante rispetto alla cura degli ammalati, fu vissuto con semplicità e spirito di obbedienza.
Maria dello Sposalizio era conosciuta per la sua umiltà, bontà e allegria. Non cercava riconoscimenti e preferiva i lavori più nascosti. Quando riceveva elogi, cercava di allontanarsi per evitare ogni manifestazione di approvazione personale. Considerava ogni capacità e ogni bene ricevuto come un dono di Dio e cercava di trasformare ogni attività quotidiana in un'occasione di servizio.
Nel 1913 le fu diagnosticata una grave tubercolosi ossea. La malattia la costrinse progressivamente a rinunciare all'attività che aveva caratterizzato gran parte della sua vita. Non potendo più recarsi dagli ammalati, trasformò la propria sofferenza in un nuovo servizio: trascorreva il tempo nella preghiera e nell'intercessione davanti al tabernacolo, offrendo a Dio la propria malattia per la Chiesa e per coloro che aveva assistito.
La malattia la rese sempre più debole, ma non spense la sua serenità. Il suo desiderio era quello di incontrare finalmente Cristo, al quale aveva consacrato tutta la propria vita. L'8 ottobre 1918, mentre veniva riportata nella sua cella dopo la Santa Messa, pronunciò con gioia le parole: «Dall'infermeria al cielo!». Due giorni dopo, il 10 ottobre 1918, morì serenamente a Madrid. Aveva sessantanove anni.
La sua morte suscitò una grande manifestazione di affetto da parte della popolazione madrilena. Coloro che l'avevano conosciuta durante gli anni trascorsi accanto agli ammalati conservarono di lei il ricordo di una donna profondamente caritatevole, umile e disponibile. La fama della sua santità si diffuse rapidamente e la sua causa di beatificazione venne introdotta nel 1962. Nel 1981 fu riconosciuta venerabile da Papa Giovanni Paolo II.
Il cammino verso gli altari proseguì con il riconoscimento di un miracolo attribuito alla sua intercessione. Il 2 aprile 2011 Papa Benedetto XVI autorizzò la promulgazione del decreto relativo alla guarigione ritenuta miracolosa del medico boliviano Luis Fernando Padilla Gómez, avvenuta nel 2004.
La Beata Maria dello Sposalizio fu beatificata il 29 ottobre 2011 a Madrid dal cardinale Angelo Amato, in rappresentanza di Papa Benedetto XVI. La Chiesa la riconobbe così ufficialmente come esempio di carità eroica verso gli ammalati e di profonda unione con Cristo.
La sua spiritualità rimane profondamente legata al servizio degli ammalati, alla devozione eucaristica, alla preghiera e all'umiltà. Dopo aver trascorso gran parte della vita accanto alle persone sofferenti, seppe accogliere anche la propria malattia come occasione di offerta e di unione con Cristo. È venerata come vergine e religiosa professa delle Serve di Maria Ministre degli Infermi.
La memoria liturgica della Beata Maria dello Sposalizio Irigoyen ricorre il 10 ottobre, anniversario della sua morte.