La Beata Maria Clemenza di Gesù Crocifisso Staszewska, al secolo Elena Staszewska, nacque il 30 luglio 1890 a Złoczew, in Polonia, in una numerosa famiglia profondamente cristiana. Dopo aver completato gli studi divenne insegnante, rinunciando temporaneamente al desiderio di entrare in convento per aiutare economicamente la famiglia e prendersi cura dei fratelli minori rimasti orfani. Solo nel 1921, all'età di trentun anni, poté entrare nel monastero delle Orsoline dell'Unione Romana di Cracovia. Con la vestizione religiosa assunse il nome di Maria Clemenza, al quale aggiunse successivamente "di Gesù Crocifisso", esprimendo il desiderio di conformare tutta la sua vita al mistero della Passione di Cristo.
Dopo la professione perpetua del 30 agosto 1926, svolse vari incarichi di responsabilità nelle comunità di Siercza, Zakopane, Stanisławów e in altre case dell'Istituto. Era ricordata come una superiora dal cuore materno, sempre disponibile verso le consorelle, i poveri e i bambini. Nell'agosto del 1939 fu nominata superiora della comunità di Rokiciny Podhalańskie. Durante l'occupazione nazista trasformò il convento in un luogo di accoglienza, ospitando bambini profughi, soprattutto malati di tubercolosi provenienti da Varsavia, e continuando clandestinamente l'opera educativa nonostante i divieti delle autorità tedesche.
Per questa intensa attività caritativa e per la sua fedeltà alla fede cristiana fu arrestata dalla Gestapo il 26 gennaio 1943. Dopo un periodo di interrogatori e prigionia venne deportata nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, dove ricevette il numero di matricola 38102. Sottoposta a privazioni, violenze e lavori forzati, continuò a sostenere spiritualmente le compagne di prigionia con la preghiera e la speranza cristiana. Colpita dal tifo e ormai stremata dalle sofferenze, morì nel campo il 27 luglio 1943, offrendo la propria vita unita al sacrificio di Cristo.
La sua testimonianza di fede fu riconosciuta dalla Chiesa quando San Giovanni Paolo II la proclamò beata il 13 giugno 1999 a Varsavia, insieme ad altri 107 martiri polacchi della Seconda guerra mondiale. Il Martirologio Romano la ricorda il 27 luglio come vergine dell'Ordine di Sant'Orsola e martire, morta nel campo di sterminio di Auschwitz a causa della sua fede.