San Fredardo di Mende, chiamato anche Frézal, Fredaldo o Frézals, fu vescovo del Gévaudan, l'antico territorio corrispondente grosso modo all'attuale diocesi di Mende, nella Francia meridionale. Visse nel IX secolo, durante il regno dell'imperatore Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno. È ricordato soprattutto per la sua opera di evangelizzazione e per il suo impegno nel contrastare le ultime sopravvivenze del paganesimo nella regione. La sua memoria liturgica ricorre il 4 settembre.
Le notizie storiche su Fredardo sono piuttosto scarse. Non risulta infatti presente negli atti dei concili del suo tempo e la maggior parte delle informazioni sulla sua vita proviene dalla tradizione locale e da una Vita composta in epoca successiva. Le fonti lo presentano tuttavia come vescovo dei Gabali, cioè della popolazione cristiana del Gévaudan.
La sua attività pastorale si svolse in un territorio nel quale sopravvivevano ancora antiche pratiche religiose. Fredardo si impegnò quindi a rafforzare la fede cristiana e a eliminare le ultime forme di idolatria, continuando l'opera iniziata dai suoi predecessori.
Una delle tradizioni più importanti attribuite a Fredardo riguarda la sua opposizione al culto pagano del lago di Saint-Andéol, presso Bonnecombes. In quel luogo erano ancora praticati riti di origine precristiana che la tradizione ecclesiastica considerava superstiziosi.
Secondo il racconto agiografico, il vescovo riuscì finalmente a porre fine a queste pratiche. La sua azione viene quindi ricordata come una tappa importante nella progressiva cristianizzazione del Gévaudan.
Fredardo è ricordato anche per la sua particolare generosità verso i poveri. La tradizione racconta che distribuiva ai bisognosi gran parte dei beni appartenenti alla Chiesa e che proprio questa sua generosità avrebbe suscitato l'avidità di alcuni membri della sua famiglia.
Il suo comportamento viene presentato come quello di un pastore che considerava i beni ecclesiastici non come una ricchezza personale, ma come strumenti da utilizzare per aiutare le persone più povere e bisognose.
Secondo la tradizione, Fredardo fu vittima di una congiura organizzata dal nipote Bucilino. Il giovane, desideroso di succedere allo zio nella dignità episcopale e di impadronirsi delle sue ricchezze, avrebbe deciso di assassinarlo.
Il delitto sarebbe avvenuto il 4 settembre 826, nei pressi di La Canourgue. Bucilino avrebbe decapitato lo zio mentre si trovava nella sua residenza. La tradizione considera quindi Fredardo un vescovo martire. La data del 826 è quella conservata dalla tradizione diocesana, anche se le fonti storiche disponibili non consentono di verificare ogni particolare del racconto.
Alla morte di Fredardo è collegato uno dei racconti più caratteristici della sua agiografia. Secondo la tradizione, dopo essere stato decapitato, il Santo avrebbe raccolto la propria testa e l'avrebbe trasportata fino al luogo che aveva scelto per la propria sepoltura.
Questo tipo di racconto appartiene alla tradizione dei cosiddetti santi cefalofori, cioè quei martiri che, secondo la leggenda, dopo la decapitazione avrebbero portato miracolosamente la propria testa. La tradizione locale colloca la sepoltura di Fredardo proprio presso La Canourgue.
Il luogo della sepoltura divenne nei secoli un importante centro di devozione. A La Canourgue venne costruita una cappella dedicata al Santo, risalente al XII secolo, presso la quale è ancora conservato il sarcofago attribuito a Fredardo.
Il sarcofago è in realtà un antico sarcofago di epoca romana riutilizzato. Accanto alla cappella si trova inoltre una sorgente tradizionalmente associata al Santo e conosciuta per le sue presunte proprietà terapeutiche.
Nel 1628 il vescovo di Mende Sylvestre de Crusy de Marcillac tentò di trasferire le reliquie di Fredardo dalla cappella di La Canourgue alla sede episcopale di Mende.
Secondo la tradizione, il corpo del Santo fu trovato ancora integro e venne trasportato senza difficoltà fino alla porta dell'edificio. Quando però si cercò di farlo uscire, sarebbe diventato impossibile spostarlo ulteriormente. L'episodio fu interpretato come un segno della volontà del Santo di rimanere nel luogo della sua sepoltura.
Il sarcofago venne sottoposto a diverse indagini nel corso dei secoli, tra cui esami effettuati nel 1871 e nel 1894. In epoca più recente lo scheletro conservato nel sarcofago è stato sottoposto ad analisi antropologiche e alla datazione al radiocarbonio.
Secondo le informazioni riportate dalle fonti locali, i risultati sono compatibili con la cronologia tradizionalmente attribuita al Santo e avrebbero inoltre fornito elementi coerenti con una morte provocata da decapitazione. Questi dati non permettono naturalmente di verificare tutti gli episodi della leggenda, ma costituiscono un interessante elemento nella storia del culto di Fredardo.
La devozione verso San Fredardo si sviluppò soprattutto nel Gévaudan. Numerose località della regione lo hanno scelto come patrono, tra cui La Canourgue, Saint-Frézal-de-la-Canourgue, Saint-Frézal-d'Albuges, Saint-Frézal-de-Ventalon, Chaulhac, Grèzes e Julianges.
La sua memoria è rimasta particolarmente forte a La Canourgue, dove la cappella e la tomba del Santo hanno costituito per secoli una meta di pellegrinaggio locale.
La posizione esatta della sede episcopale di Fredardo è oggetto di discussione. La tradizione lo definisce vescovo di Mende, ma alcuni studiosi hanno osservato che, nell'epoca in cui visse, la sede dei vescovi del Gévaudan potrebbe essere stata collocata anche in altri centri della regione, tra cui Javols, Banassac o La Canourgue.
La stessa tradizione della sua sepoltura a La Canourgue ha contribuito a sostenere l'ipotesi che il Santo fosse particolarmente legato a quell'area. La sede episcopale di Mende si consolidò definitivamente solo in epoca successiva.
La memoria liturgica di San Fredardo di Mende ricorre il 4 settembre. Il calendario della diocesi di Mende lo celebra come vescovo, mentre la tradizione locale conserva il ricordo del suo martirio avvenuto nel IX secolo.
San Fredardo rimane una delle figure più caratteristiche della tradizione cristiana del Gévaudan. La sua memoria unisce evangelizzazione, lotta contro il paganesimo, carità verso i poveri e martirio.
Sebbene le fonti storiche siano limitate e molti episodi della sua vita appartengano alla tradizione agiografica, il culto di Fredardo è rimasto profondamente radicato nella regione. La sua tomba a La Canourgue, la cappella a lui dedicata e le numerose comunità che ne conservano il nome testimoniano la continuità della sua venerazione fino ai nostri giorni.