San Giovanni da Lodi nacque a Lodi, nell'antica Laus Pompeia, intorno al 1040. Le informazioni sulla sua famiglia sono molto scarse, mentre le fonti attestano che ricevette una buona formazione nelle artes liberales. La sua cultura gli procurò in seguito l'appellativo di “grammatico”. Secondo la tradizione agiografica, fin dalla giovinezza condusse una vita austera, caratterizzata dalla preghiera e dalla penitenza.
L'incontro con San Pier Damiani
Un momento decisivo della sua vita fu l'incontro con San Pier Damiani. Giovanni entrò successivamente nell'eremo camaldolese di Fonte Avellana, ai piedi del monte Catria, dove Pier Damiani era stato una delle figure più autorevoli. Qui Giovanni abbracciò pienamente la vita monastica ed eremitica, dedicandosi alla preghiera, alla penitenza e allo studio. La tradizione colloca il suo ingresso nell'eremo intorno agli anni Sessanta dell'XI secolo, anche se la cronologia della sua biografia non è sempre sicura.
Monaco, amanuense e uomo di cultura
All'interno della comunità di Fonte Avellana Giovanni mise a frutto la propria preparazione culturale. Divenne un eccellente amanuense e si occupò della trascrizione e della correzione dei manoscritti prodotti nell'eremo. La sua competenza attirò l'attenzione di Pier Damiani, che gli affidò la revisione della propria corrispondenza e lo volle come segretario. Giovanni divenne così uno dei suoi collaboratori più fidati.
Il biografo di San Pier Damiani
Giovanni ebbe un ruolo importante anche nella conservazione della memoria del suo maestro. Dopo la morte di Pier Damiani, avvenuta nel 1072, Giovanni ne scrisse la Vita, raccontandone l'esperienza eremitica, l'attività ecclesiastica e il successivo ritorno alla vita contemplativa. Raccolse inoltre i commenti biblici del maestro nell'opera conosciuta come Collectanea. Grazie a questi scritti, Giovanni è considerato una fonte importante per conoscere la figura e il pensiero di Pier Damiani.
Priore di Fonte Avellana
La sua autorevolezza all'interno della comunità portò Giovanni a ricoprire l'incarico di priore di Fonte Avellana. Un primo mandato è documentato nel 1082; successivamente tornò alla guida dell'eremo tra il 1100 e il 1101. Durante il suo governo dovette affrontare anche una grave carestia che colpì l'Italia. La sua azione pastorale fu caratterizzata dall'attenzione verso i poveri e i contadini e dalla difesa delle persone più deboli dalle prepotenze dei potenti.
L'elezione a vescovo di Gubbio
Nel 1104 Giovanni lasciò l'eremo per assumere un incarico ancora più impegnativo: fu eletto vescovo di Gubbio. Anche come vescovo mantenne lo spirito austero maturato nella vita monastica. Si dedicò con grande energia alla predicazione, alla cura della diocesi e alla difesa dei poveri. Secondo la tradizione, riuscì inoltre a ricondurre alla fede cattolica alcune persone considerate eretiche.
Il rapporto con Sant'Ubaldo
Durante il suo episcopato Giovanni ebbe tra i suoi discepoli anche il giovane Ubaldo Baldassini, che egli contribuì ad avviare alla vita religiosa. Ubaldo sarebbe diventato il suo successore sulla cattedra di Gubbio nel 1129 e in seguito sarebbe stato venerato come Sant'Ubaldo, patrono della città. Questo legame costituisce uno degli aspetti più significativi dell'ultima fase della vita di Giovanni da Lodi.
Gli ultimi anni e la morte
Giovanni rimase vescovo di Gubbio per un periodo molto breve. Morì il 7 settembre 1105, prima di aver completato il primo anno del suo episcopato. Dopo la sua morte il popolo di Gubbio iniziò presto a venerarlo come santo. La sua memoria rimase invece a lungo poco conosciuta nella città natale di Lodi, dove il culto si sviluppò pienamente soltanto molti secoli dopo.
Il culto a Lodi e a Gubbio
A Gubbio la venerazione per Giovanni si affermò rapidamente. A Lodi, invece, una delle prime testimonianze risale al 1339, quando il vescovo di Gubbio concesse un'indulgenza in suo onore durante una sosta nella città. La devozione lodigiana si sviluppò maggiormente all'inizio del XVII secolo, quando una sua reliquia fu collocata nella cattedrale e venne pubblicata una sua biografia in volgare.