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Beato Giovanni Buralli da Parma

Beato Giovanni Buralli da Parma
Nome: Beato Giovanni Buralli da Parma
Titolo: Sacerdote
Nascita: 1208, Parma
Morte: 19 marzo 1289, Camerino
Ricorrenza: 19 marzo
Tipologia: Commemorazione




Giovanni Buralli, il sesto ministro generale dei francescani dopo Francesco, nacque da una famiglia povera di Parma nel 1208 e fu istruito dallo zio prete.

Insegnava logica in una scuola della città quando, all'età di venticinque anni, divenne un seguace di S. Francesco (4 ott.), i cui ideali di semplicità e povertà mise in pratica per tutta la vita. Fu mandato a Parigi per ulteriori studi e, ordinato prete, iniziò a insegnare e a predicare a Bologna, Napoli e Roma.

Molti seguaci di Francesco, anche mentre egli era ancora in vita, non aderirono a una realizzazione concreta dell'ideale del fondatore relativo a una vita di povertà come via di imitazione del Povero di Nazareth. Per alcuni, specialmente tra i suoi primi discepoli, non vi era dubbio che la povertà doveva essere perseguita letteralmente nella vita di un frate, insieme a una preghiera spesso praticata in forma eremitica benché aperta alla predicazione del Vangelo; per altri, invece, la povertà era ugualmente importante, ma in fin dei conti considerata improponibile nella forma radicale vis suta da Francesco.

Se la preghiera era importante, anche gli studi erano fondamentali, e se bisognava studiare, una grotta o una capanna erano sicuramente inadatte. La vita francescana si evolse verso il convento, nel quale una comunità di frati poteva perseguire i suoi studi e per il quale alcune entrate, anche se sotto forma di regalie, erano necessarie. Tuttavia ogni tanto la nostalgia per ciò che sembrava l'autentico ideale francescano prendeva alcuni individui o alcuni gruppi di frati.

All'epoca di Giovanni Buralli, questo gruppo esisteva ed era conosciuto come quello degli "spirituali".

Essi erano stati trattati duramente da Crescenzio di lesi, ministro generale, che non convocò il prescritto capitolo generale nel 1247, forse per evitare un confronto, e papa Innocenzo IV intervenne convocando il capitolo a Lione. Crescenzio non si presentò e Giovanni Buralli, benvoluto da entrambe le parti, anche se ritenuto dagli spirituali uno dei loro, fu eletto al suo posto.

Le posizioni di Giovanni erano moderate, anche se tendeva ad avvicinarsi a quelle dei riformatori. Una delle sue prime mosse fu di avvicinare il gruppo e di invitarli a uniformarsi. A essi appariva come un liberatore dalla tirannia di Crescenzio e come colui che poteva riportarli al francescanesimo originale ma, come uno degli spiritualisti disse con un certo realismo, era arrivato decisamente troppo tardi. I conventi erano già stati costruiti e il rilassamento e i privilegi erano diventati troppo radicati.

Giovanni trovò subito una soluzione a una questione da lungo dibattuta: dal momento che i frati non potevano possedere terreni, quelli legati all'ordine dovevano essere passati in proprietà alla Santa Sede e amministrati da procuratori (una mossa, questa, che venne autorizzata da papa Innocenzo IV). Giovanni

Buralli decise di visitare tutti i conventi per vedere con i propri occhi come veniva osservata la regola, come poter reinstaurare la disciplina dove necessario e come sanare la divisione. Partì nel 1248 a piedi, vestito con il suo abito liso, con alcuni compagni. Fuori dal convento non avrebbe mai permesso che fosse rivelata la sua posizione. Era così umile che quando arrivavano ín una casa aiutava spesso i fratelli a fare i più piccoli lavori. Fra' Salimbene, che era molto intimo, lo descrive come fisicamente robusto, con un'espressione dolce, maniere gentili e pieno di carità. Il ministro iniziò la sua visita generale in Inghilterra, poi passò attraverso la Francia, visitando Burgundia e Provenza, e andò a sud in Spagna.
Nel 1249 presiedette al suo primo capitolo generale a Metz, nel quale insistette sull'osservanza delle costituzioni e sull'accettazione del breviario romano e del messale. Non voleva aggiungere nulla alle costituzioni, pensando che le regole esistenti fossero abbastanza adeguate. Cercò piuttosto di proteggere i francescani dalle autorità esterne come i legati papali o i capitoli delle cattedrali che eleggevano frati a posti episcopali senza rispettare il potere giurisdizionale dell'ordine.

Il suo lavoro venne interrotto nel 1249 da un ordine di papa Innocenzo IV di andare a est per aiutare la causa di riunione con la Chiesa ortodossa. Dopo due anni a Costantinopoli ritornò per trattare le faccende dell'ordine, in particolare un'ondata di ostilità che era scoppiata a Parigi. Guglielmo di Saint-Amour, un laico che insegnava all'università, aveva aizzato gli animi contro gli ordini mendicanti e la loro particolare concezione della povertà, attaccandoli nel suo volantino De novissimorum temporum periculis. Suggerì che i frati fossero i falsi profeti precorritori dell'Anticristo. Il ministro generale dei francescani si rivolse ai professori universitari, disarmandoli con la sua gentilezza e persuasione; i suoi avversari, da cui ci si attendeva una risposta, mormorarono solo un «Dio ti benedica».

Due regole ottenute da Giovanni Buralli presso papa Innocenzo IV contribuirono grandemente all'influenza spirituale dei frati nel Medio Evo. Gli oratori francescani vennero da quel momento in poi trasformati in chiese collegiali, e questo significò che i frati potevano esercitarvi un ministero sacerdotale autonomo, attraendo i devoti laici per incoraggiarli e volgerli alla ricerca della santità; i benefattori affiliati ai frati potevano essere nominati nei suffragi dell'ordine, divenendo così un incentivo alla loro generosità.

Giovanni governò l'ordine per dieci anni. La sua integrità personale, la trasparenza e la semplicità lo resero gradito alla maggioranza, ma a lungo andare le sue simpatie verso gli spiritualisti giocarono a suo sfavore. L'"osservanza larga" riteneva che con lui l'ordine non si sarebbe sviluppato nella direzione desiderata. Intenzionalmente o no, fu diffamato presso il papa come un millenarista.

Egli forse fu veramente attratto da Gioacchino da Fiore, dato il suo amore per la semplicità e l'umiltà, l'aberrazione del legalismo e della ricerca del potere, ma il momento era difficile: il francescano Gerardo di Borgo San Donnino aveva scritto l'Introduzione al vangelo eterno, che andava ben oltre le posizioni sostenute dallo stesso Gioacchino, era appena stato condannato nel 1256 e la memoria della vicenda nel 1257 era ancora viva.

Giovanni Buralli sentì di non avere più il supporto dell'intero ordine per poter continuare il suo compito di ministro generale, e inoltre la curia papale stava probabilmente facendo pressioni perché si dimettesse, e così rinunciò all'incarico durante il capitolo di quell'anno. Alla richiesta di dire il nome di un possibile suo successore, suggerì Bonaventura (14 lug.), che venne infatti eletto e fu poi noto come il secondo fondatore dei francescani. Buralli fu sottoposto a un interrogatorio riguardo al suo supposto gioachinismo e fu prosciolto dalle accuse. Visse ancora trent'anni, probabilmente i più felici della sua vita. Si ritirò in un eremitaggio di Greccio (dove S. Francesco aveva preparato il primo presepe vivente) abbandonandolo solo occasionalmente dietro richiesta del papa.

Udendo che i greci avevano ricusato l'unione stipulata nel 1274, Giovanni, che aveva ottant'anni, con l'approvazione del papa Nicola IV, si offrì di andare a discutere la situazione con loro. Quando raggiunse Camerino comprese che non avrebbe potuto continuare. Morì là il 19 marzo 1289. Vennero ricordati molti miracoli sulla sua tomba e il suo culto fu approvato nel 1777.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Camerino nelle Marche, beato Giovanni Buralli da Parma, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che papa Innocenzo IV inviò come legato ai Greci, per tentare di ristabilire la loro comunione con i Latini.

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