Il Beato Giacomo Bianconi, conosciuto anche come Giacomo da Bevagna, nacque a Bevagna, in Umbria, il 7 marzo 1220, da Giovanni e Vanna, appartenenti a una famiglia di rilievo della città. Fu sacerdote dell'Ordine dei Predicatori, i Domenicani, e dedicò la sua vita alla predicazione, alla difesa della fede e alla fondazione del convento domenicano della sua città natale.
Giacomo nacque in una famiglia benestante e ricevette una buona formazione. Fin da giovane maturò il desiderio di consacrare la propria vita a Dio.
Nel 1236, all'età di sedici anni, entrò nell'Ordine Domenicano presso il convento di Spoleto. Dopo il periodo iniziale di formazione, fu inviato a Perugia, dove approfondì lo studio delle arti liberali, della filosofia e della teologia.
La sua preparazione culturale e religiosa lo rese presto uno dei predicatori più apprezzati dell'Ordine, distinguendosi per la conoscenza della dottrina cristiana e per la capacità di affrontare le questioni teologiche del suo tempo.
Giacomo rimase profondamente legato alla sua città natale. Nel corso del XIII secolo Bevagna fu coinvolta nelle lotte politiche e militari che interessarono l'Umbria.
Quando la città subì gravi devastazioni durante le guerre del tempo, il frate domenicano tornò a Bevagna e si impegnò nell'assistenza alla popolazione e nella ricostruzione della vita religiosa della comunità.
Il suo ruolo fu così importante che la tradizione cittadina lo ha sempre ricordato come una delle figure che contribuirono alla rinascita di Bevagna dopo le distruzioni subite nel XIII secolo.
Giacomo desiderava stabilire nella sua città una comunità dell'Ordine dei Predicatori.
Nel 1291 il Comune di Bevagna gli concesse un antico oratorio dedicato a San Giorgio, situato in una posizione centrale della città. Attorno a questo luogo sorse il convento domenicano fondato da Giacomo.
La chiesa e il convento divennero uno dei principali centri della presenza domenicana in Umbria. Nel corso dei secoli la chiesa avrebbe assunto il nome dei Santi Domenico e Giacomo, conservando la memoria del suo fondatore.
Una parte importante della vita di Giacomo Bianconi fu dedicata alla predicazione e alla difesa della dottrina cattolica.
Nel XIII secolo diverse correnti religiose e movimenti considerati ereticali si diffusero in alcune zone dell'Italia centrale. Giacomo intervenne attraverso la predicazione e il confronto teologico, cercando di contrastarne la diffusione.
Le fonti lo ricordano in particolare per la sua opposizione al nicolaismo e ad altri movimenti presenti in Umbria. Secondo la tradizione, riuscì anche a riportare alla fede cattolica alcuni seguaci di queste correnti.
La sua attività gli valse una grande fama come predicatore e difensore della fede.
Giacomo svolse importanti incarichi all'interno dell'Ordine dei Predicatori.
Nel 1281 venne nominato predicatore generale, incarico che riconosceva la sua preparazione teologica e la sua esperienza nella predicazione.
Successivamente fu nominato priore del convento di Spoleto, nel 1291, e nel 1299 divenne priore del convento di Foligno.
Nonostante questi incarichi, mantenne sempre un legame particolare con Bevagna e con il convento che aveva contribuito a fondare.
Giacomo Bianconi fu anche autore di opere di carattere religioso e teologico.
Gli vengono attribuiti due trattati: lo Speculum humanitatis Salvatoris Iesu Christi, dedicato alla vita e all'umanità di Gesù Cristo, e il De ultimo iudicio universali sive Speculum peccatorum, dedicato al peccato e al giudizio universale.
Le opere originali non sono giunte fino a noi, ma la loro esistenza è ricordata dalle fonti che hanno tramandato la memoria del Beato.
Accanto all'attività di predicatore e di superiore religioso, Giacomo condusse una vita caratterizzata dalla preghiera e dalla penitenza.
La tradizione agiografica lo descrive come un uomo austero, dedito al digiuno e a forme di mortificazione. Questa vita di penitenza non gli impedì di dedicarsi alle necessità delle persone che incontrava e alla guida delle comunità religiose affidate alle sue cure.
La fama della sua santità si diffuse già mentre era ancora in vita e, dopo la sua morte, numerosi episodi prodigiosi vennero attribuiti alla sua intercessione.
Giacomo trascorse gli ultimi anni della sua vita a Bevagna, nel convento domenicano da lui fondato.
Morì il 22 agosto 1301. Secondo una tradizione agiografica, poco prima di morire si trovava in preghiera davanti a un crocifisso quando avrebbe ricevuto un segno che lo rassicurò sulla propria salvezza eterna.
Un'altra tradizione racconta che, durante gli ultimi momenti della sua vita, chiese dell'acqua e la benedisse; l'acqua si sarebbe trasformata in vino, episodio ricordato come uno dei miracoli attribuiti al Beato.
Dopo la morte, il corpo di Giacomo Bianconi fu sepolto nella chiesa del convento domenicano di Bevagna.
Nel corso dei secoli le sue reliquie furono oggetto di diverse traslazioni. Il corpo è oggi conservato in un'urna nella Chiesa dei Santi Domenico e Giacomo di Bevagna, costruita sul luogo dell'antico complesso religioso legato alla sua attività.
La sua tomba divenne nel tempo un luogo di venerazione e il Beato è tuttora una delle figure religiose più importanti e amate della città di Bevagna.
La venerazione di Giacomo Bianconi si mantenne viva per secoli, soprattutto a Bevagna e nell'ambito dell'Ordine Domenicano.
Il 18 maggio 1672, Papa Clemente X confermò ufficialmente il suo culto, riconoscendolo con il titolo di Beato.
Il Beato Giacomo Bianconi è ricordato come sacerdote domenicano, predicatore e fondatore del convento di Bevagna. La sua memoria ricorre il 22 agosto.