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Beato Giacomo Desiderio Laval

Beato Giacomo Desiderio Laval
Nome: Beato Giacomo Desiderio Laval
Titolo: Sacerdote
Ricorrenza: 9 settembre
Tipologia: Commemorazione




Nel 1803, la Francia stava ancora scontando le conseguenze della Rivoluzione; erano trascorsi solo dieci anni da quando moltissimi cattolici, specialmente sacerdoti, erano stati massacrati. Era stato firmato un concordato con il Vaticano nel 1802, ma la Chiesa si sentiva a disagio, e nell'aria aleggiava uno spirito ateistico e liberale, specialmente nei centri urbani, che si estendeva persino nelle zone rurali, dove per tradizione il cattolicesimo era profondamente radicato. Il 18 settembre 1803 nacquero due gemelli, Giacomo e Michele, a Croth, nella diocesi di Evreux in Normandia, figli di Giacomo Laval, sindaco del luogo, e della moglie, Susanna Déle rablée. I Laval, che avevano già tre figlie, espressero la loro gioia nell'avere un erede maschio, dando a Giacomo il secondo nome Désiré. Ebbero poi altri due figli, e quando Giacomo aveva solo otto anni, Susanna morì, lasciando il marito con sci figli (Michele era morto all'età di soli dieci anni).

Laval si risposò, e anche se i dettagli di questa prima parte della vita di Giacomo sono difficili da esaminare, sembra che, nonostante la perdita affettiva e il suo carattere introspettivo, i successivi sei anni costituissero per lui un periodo felice.

All'età di quattordici anni, fu mandato a Tourville-la-Campagne, dove suo zio, Nicola Laval, sacerdote, gli diede un'istruzione basilare; da qui, si recò al seminario minore a Evreux, che era anche una scuola secondaria, ma non ottenne buoni risultati, perciò tornò a casa, e riprese gli studi, questa volta al collegio Stanislao a Parigi. Su consiglio dello zio, al quale aveva confidato l'intenzione di diventa-re o un sacerdote o un dottore, si recò all'università di Parigi per studiare medicina. Si laureò nel 1830, ma la rivoluzione scoppiata quell'anno mise fine alla sua idea di continuare gli studi, e prima di poter tornare a casa, dovette compiere il suo dovere come cittadino, aiutando a presidiare le barricate.

A settembre tornò in Normandia e cominciò a svolgere la profes-sione, prima a Saint-André-de-l'Eure e poi, dopo essere stato vittima di una campagna diffamatoria, a Ivry-la-Battaille. È descritto, in questo periodo, come alto e magro, con una spalla più alta dell'altra, un difetto che aveva sin dalla nascita, camuffato da un vestito appropriato; amava cavalcare, conduceva una vita sociale intensa e gradualmente la sua osservanza delle pratiche religiose diminuì. Come dottore era molto stimato dai suoi pazienti per la gentilezza e la serietà.

Una brutta caduta da cavallo, che lo tramortì ma che gli lasciò solo qualche cicatrice sulle gambe, lo indusse a riesaminare tutta la sua vita. 11 15 giugno 1835, dopo un periodo di ricerca interiore, entrò nel seminario di Saint-Sulpice a Parigi e fu ordinato tre anni e mezzo dopo, il 2 dicembre 1838.

Fu inviato nella parrocchia di Pinterville, dove, come risultato di anni di negligenza, vi era una diffusa apatia. Per i successivi due anni, più con la preghiera e l'esempio che con la predicazione, lottò per riavvicinare il popolo all'osservanza della religione.

Apri una scuola, che gli valse l'appoggio di molti genitori; la sua casa era sempre aperta, cosa che induceva i poveri ad aver fiducia in lui; inoltre iniziò a impartire lezioni serali, dando a molti giovani agricoltori l'opportunità di imparare a leggere e a scrivere, ricevendo anche le basi di un'istruzione religiosa. Al tempo in cui gli giunse la notizia, nel 1840, che Francesco Libermann si era recato a Roma per proporre una nuova organizzazione missionaria al papa, Pinterville aveva una comunità parrocchiale vivace e attiva.

La sensazione di Giacomo che il suo momento fosse arrivato fu confermata nel gennaio 1841, quando il vescovo Guglielmo Collier, un benedettino inglese che era vicario generale per l'isola Mauritius, giunse in Francia, cercando sacerdoti di lingua francese che potessero recarsi sul posto come missionari. Alla fine si decise che Giacomo si sarebbe recato a Mauritius come primo missionario della nuova Congregazione del Sacro Cuore di Maria, fondata da Francesco.

Il 4 giugno 1841, s'imbarcò con il vescovo Guglielmo Collier e altri quattro sacerdoti per Mauritius. L'isola, originariamente disabitata, fu esplorata per la prima volta nel 1510 dai portoghesi, e poi nel 1598 dagli olandesi, e non vi furono insediamenti permanenti fino all'arrivo dei francesi nel 1721, che portarono con loro gli schiavi provenienti dall'Africa orientale, per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero che avevano intenzione di creare.

I britannici, che avevano tolto l'isola ai francesi nel 1810, fecero lavorare i loro servi inglesi nelle piantagioni, perciò quando Giacomo sbarcò a Port-Louis il 14 settembre 1841, gli ottantamila negri presenti sull'isola avevano solo recentemente ottenuto la libertà (nel 1839, per la precisione). Vide in loro gli effetti degradanti di anni di schiavitù, e le difficoltà che incontravano nell'adattarsi alla libertà appena trovata. Partendo dalla realtà che si trovò davanti, cominciò a dedicarsi esclusivamente al loro benessere spirituale per i restanti ventitré anni della sua vita.

Superando il pregiudizio del governatore poiché era d'origine francese, la mancanza totale di supporto da parte dei sacerdoti generalmente deboli già presenti sull'isola, e il risentimento di una minoranza costituita dalla popolazione bianca per i suoi tentativi di sostentare i neri, Giacomo cercò il modo di mettere in grado questi ultimi a creder nella loro dignità.

Cominciò con il sistemarsi non nel presbiterio, ma in un piccolo capanno di due stanze dietro la cattedrale, di cui lasciava sempre aperta la porta; il più velocemente possibile, imparò il dialetto locale, così da poterli istruire parlando la loro lingua; tutti i sermoni e i servizi religiosi erano più semplici possibile; scrisse un catechismo semplice per loro, e presto cominciò a istruire dei catechisti che lo aiutassero nel suo lavoro; inoltre, come a Pinterville, insegnò soprattutto con la preghiera e l'esempio.

Gradualmente l'entusiasmo della popolazione di colore per ciò che stava facendo si estese al di fuori di Port-Louis, e non pochi bianchi ritennero che valeva la pena di andare ad aiutarlo, così alla fine riuscì a istituire centri di preghiera e di catechismo in tutta l'isola. Si stima che alla fine sia riuscito a convertire circa sessantamila negri.

Alcuni bianchi non lo perdonarono mai perché, secondo loro, la sua attività minava la struttura sociale, ma le autorità lo stimavano molto. Dimenticando il loro pregiudizio contro i francesi, lo nominarono cappellano della prigione e dell'ospedale a Port-Louis, e gli furono grati quando, durante le epidemie di colera del 1854, 1857 e 1862, organizzò vari ospedali.

Consumato prematuramente da questo duro e tenace lavoro, morì il 9 settembre 1864, all'età di sessantuno anni. Dopo il funerale, 111 settembre, a cui parteciparono quarantamila persone, fu seppellito temporaneamente in una volta della chiesa della S. Croce, distrutta da un ciclone nel 1960; durante la ricostruzione, tuttavia, i resti di Giacomo furono collocati in una nuova volta nelle fondamenta, che è visitata da centinaia di persone ogni giorno. Giacomo Laval è stato beatificato durante la prima cerimonia di questo tipo presieduta da papa Giovanni Paolo II, il 29 aprile 1979.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Port-Louis nell’isola Mauritius nell’Oceano Indiano, beato Giacomo Desiderato Laval, sacerdote, che, dopo alcuni anni di esercizio della professione medica, si fece missionario nella Congregazione dello Spirito Santo e condusse i neri da poco liberati dalla schiavitù alla libertà dei figli di Dio.

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