È il fondatore dell’Ordine dei Trinitari per la redenzione degli schiavi.
Nacque a Falcone in Provenza nell’anno 1154, da genitori ricchi di censo e di virtù. Educato con ogni cura, manifestò presto doti d’ingegno, serietà di carattere e un cuore profondamente sensibile alle miserie altrui, tanto da far presagire in lui il futuro consolatore degli afflitti. Per volontà dei genitori frequentò la scuola di Aix e fu poi inviato all’Accademia di Parigi, dove conseguì con esito brillante la laurea di dottore in teologia.
La sua pietà, non inferiore alla scienza, colpì profondamente l’Arcivescovo di Parigi, che lo esortò a farsi sacerdote. L’unico ostacolo era l’umiltà del giovane laureato, ma non fu difficile al Prelato sciogliere i dubbi e le obiezioni che nascevano da un cuore desideroso unicamente di perfezione.
Così Giovanni fu ordinato sacerdote. Mentre celebrava con serafico ardore la sua prima Messa, Dio volle manifestargli la missione alla quale lo destinava. Al momento dell’elevazione apparve infatti un angelo vestito di bianco, con una croce rosso-turchina sul petto, che teneva le braccia incrociate e le mani distese sul capo di due poveri schiavi, uno moro e l’altro bianco. Giovanni comprese allora che il Signore lo chiamava all’opera della redenzione degli schiavi.
Consapevole dell’arduità dell’impresa, Giovanni si ritirò per discernere meglio la volontà divina presso il celebre monaco Felice di Valois, che aveva rinunciato al fasto della corte per servire Dio in un eremo.
Vissero insieme per tre anni nella preghiera e nella penitenza, finché un giorno, seduti presso una fonte, videro avvicinarsi un cervo che portava fra le corna una croce rosso-turchina. Felice ne rimase stupito, ma Giovanni lo rassicurò narrandogli la visione avuta durante la sua prima Messa. Felice riconobbe in ciò un segno della bontà divina e si dichiarò pronto a seguirlo nella santa opera del riscatto degli schiavi.
I due santi si recarono quindi a Roma per esporre il loro progetto al Papa. Innocenzo III, dopo molte preghiere, approvò l’Ordine della Santissima Trinità per la redenzione degli schiavi e impose ai religiosi l’abito bianco con la croce rosso-turchina sul petto.
Tornati in Francia, fondarono il convento di Ceifroid, affidandone la direzione a san Felice, mentre san Giovanni, con alcuni discepoli, riprese la via di Roma. Il Pontefice gli donò la chiesa e l’ospedale di San Tommaso sul Celio.
Munito di lettere di raccomandazione, il Santo si recò in Spagna, nel Marocco e in Algeria, distinguendosi ovunque per uno straordinario zelo nel liberare e soccorrere gli schiavi cristiani dalle mani degli infedeli.
Dopo molte fatiche e peripezie, fece ritorno a Roma, dove si spense santamente tra le braccia dei suoi confratelli il 15 dicembre 1213.
San Giovanni de Matha fu sepolto nella chiesa di San Tommaso in Formis sul colle Celio a Roma, dove il suo corpo venne tumulato accanto al monastero e vi rimase per secoli. Nel Seicento le sue spoglie furono trasferite in Spagna, trafugate da monaci trinitari e portate a Madrid, e successivamente nel Collegio dell’Ordine della Santissima Trinità a Salamanca, dove attualmente si trovano e riposano.
PRATICA. Dio sceglie sempre le anime umili per le grandi cose; impariamo a renderci sempre più umili.