Il Beato Pietro Pattarini da Imola nacque a Imola intorno alla metà del XIII secolo, appartenente alla nobile famiglia ghibellina dei Pattarini, signori di Linaro. Fu un uomo di grande cultura e si affermò come valente giurista, tanto da essere conosciuto negli atti dell'epoca con il nome di l'Imolensis. La sua attività nella vita pubblica della città è documentata a partire dal 1289, quando ricoprì l'incarico di magistrato.
Pietro si distinse anche per le sue capacità di mediazione in un periodo segnato da profonde divisioni politiche. Nel 1299 ebbe un ruolo importante nelle trattative che portarono alla pace tra guelfi e ghibellini in Romagna, cercando di porre fine alle tensioni e ai conflitti che dividevano le città e le famiglie della regione.
La sua vita cambiò profondamente nei primi anni del XIV secolo. Nel 1311, in seguito alle vicende politiche che portarono all'espulsione dei ghibellini dalla Romagna, Pietro fu costretto a lasciare Imola e si trasferì a Firenze. L'esilio rappresentò per lui l'occasione per dedicarsi sempre più alle opere di carità e all'assistenza delle persone malate e bisognose.
A Firenze entrò nell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, l'ordine religioso e cavalleresco che in seguito sarebbe stato conosciuto come Ordine di Malta. Come cavaliere gerosolimitano mise le proprie capacità e le proprie risorse al servizio dei malati, dedicandosi in particolare all'assistenza negli ospedali della città. La sua scelta segnò il passaggio da una vita impegnata nelle attività civili a un'esistenza maggiormente orientata alla carità cristiana.
Grazie alla sua esperienza e alle sue qualità, Pietro venne scelto come Gran Priore di Roma dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. Nonostante l'importante responsabilità ricevuta, continuò a considerare il servizio ai poveri e agli infermi come una delle principali espressioni della propria vocazione.
Dopo il periodo trascorso a Roma, Pietro tornò a Firenze, dove assunse la direzione della Commenda di San Giacomo in Campo Corbolini. In quel luogo si dedicò nuovamente all'assistenza dei malati, dei poveri e dei pellegrini. La sua vita fu così caratterizzata dalla rinuncia progressiva agli onori e ai privilegi legati alla sua posizione per dedicarsi concretamente al servizio del prossimo.
La tradizione lo ricorda soprattutto per la sua particolare carità verso gli infermi. Il Martirologio Romano lo celebra infatti come cavaliere dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme che a Firenze si prese cura dei malati con amore cristiano.
Il Beato Pietro morì a Firenze il 5 ottobre 1320. Fu sepolto nella chiesa di San Giacomo in Campo Corbolini, dove una pietra tombale del XIV secolo ne conserva la memoria. L'iscrizione funeraria ricorda il suo nome e la sua dignità di priore, attestando l'antichità della venerazione nei suoi confronti.
In epoca successiva le sue reliquie furono trasferite sotto l'altare maggiore della chiesa, in relazione a un miracolo attribuito alla sua intercessione. Una parte delle reliquie è venerata anche nella Cattedrale di Imola, sua città d'origine, dove il Beato Pietro è ricordato attraverso opere artistiche che ne raffigurano la figura.
La memoria del Beato Pietro Pattarini rimase particolarmente viva sia a Firenze sia a Imola e nell'ambito dell'Ordine di Malta. Il suo culto è stato riconosciuto dalla Chiesa e la sua memoria liturgica ricorre il 5 ottobre. È ricordato come cavaliere dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme e uomo di carità, particolarmente dedito alla cura degli infermi e alla ricerca della pace tra le persone.