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Beato Pietro Geremia

Beato Pietro Geremia
Nome: Beato Pietro Geremia
Titolo: Domenicano
Nascita: 10 agosto 1399, Palermo
Morte: 3 marzo 1452, Palermo
Ricorrenza: 3 marzo
Tipologia: Commemorazione




Pietro nacque a Palermo ed era il figlio di Arduino, giurista e amministratore presso la corte di re Alfonso I. Quando aveva diciotto anni venne mandato presso l'università di Bologna perché studiasse legge e potesse seguire le orme del padre. Si dimostrò uno studente talmente brillante che, in assenza del professore, gli veniva chiesto di sostituirlo, ma una notte venne disturbato nel sonno da ciò che egli interpretò come un messaggio divino che gli suggeriva di abbandonare gli studi e di abbracciare la vita religiosa. Pietro non perse tempo e in quello stesso momento fece voto di castità perpetua; la mattina successiva si comprò una catena di ferro che avvolse con tre giri attorno al proprio corpo: dopo cinquantuno anni, mentre la sua salma veniva composta per il funerale, si scoprì che la catena si era incastrata nella carne e che era impossibile rimuoverla.

Quando, poco dopo, Pietro entrò nel convento domenicano di Bologna, Arduino, infuriato, vi si precipitò per costringere il figlio a riprendere gli studi. Il ragazzo rifiutò però di incontrare il padre e gli fece dire di non aver bisogno di nulla se non delle preghiere di tutta la famiglia. Mentre Arduino era sempre più adirato e furioso, Pietro pregò di ottenere perseveranza nella vocazione e la soluzione della crisi familiare. Finalmente i due riuscirono a fissare un incontro e fu così che quando il padre riscontrò negli occhi del figlio semplice dignità e vero amore per Dio, si arrese all'evidenza e scoppiò in lacrime e, dopo essere tornato in Sicilia, non provò più a dissuadere il figlio, ma anzi cercò sempre di incoraggiarlo a perseverare.

Dopo aver fatto la professione ed essere stato ordinato prete, Pietro cominciò la sua opera di predicatore del Vangelo e di confessore, riportando molte persone alla fede. S. Vincenzo Ferrer (5 apr.), che si recava regolarmente a Bologna per visitare la tomba di S. Domenico, incoraggiava vivamente Pietro, che ben presto divenne famoso in tutta Italia.

Nel 1427 venne inviato inSicilia per riportare alla disciplina i conventi e i frati domenicani di quella regione e nel 1430 venne mandato a insegnare a Oxford. Qualche anno dopo fu invitato al concilio di Firenze; papa Eugenio IV era infatti rimasto particolarmente colpito dalla sua santità e dall'eloquenza che dimostrava, specialmente mentre si trovava a discutere con i grecoortodossi, e se Pietro non avesse rifiutato lo avrebbe ricoperto di onori. Il frate accettò comunque di partecipare alla commissione papale per la riforma del clero regolare e secolare siciliano. Dopo il concilio tornò in visita apostolica in Sicilia e prese alloggio presso il convento di S. Zita, che era stato fondato poco prima da alcuni frati spagnoli. Divenne poi priore dello stesso convento, ma non abbandonò mai la sua opera di predicazione, preghiera e studio.

Nessuno lo vide mai in collera; anzi fu sempre gentile e buono con tutti, senza eccezione. Era garbato con le parole, dolce nel guidare la correzione, non sconvolgeva mai nessuno, ma incoraggiava tutti ad amare Dio. Era rispettato come priore e amato come padre e portò molti giovani ad amare la vita domenicana.

Diverse volte rifiutò la nomina di vescovo; lavorò però per tre anni a Catania, dove fondò un'università, il Siculorum Gymnasium.

A lui è attribuita la responsabilità della riforma della vita domenicana dell'isola, fu il tutore di B. Giovanni Liccio (14 nov.), che entrò nella comunità nel 1441 e fu l'ispiratore del B. Bernardo Scammacca (11 gen.), del convento riformato di Catania.

Dopo l'incarico di priore venne nominato responsabile del noviziato, ma richiese la convocazione del capitolo provinciale per ottenere il permesso di dedicarsi a tempo pieno alla predicazione. Come predicatore ebbe grandissimi successi sia in Sicilia sia nel resto d'Italia, al punto che nessuna chiesa era abbastanza capiente per contenere le folle che si radunavano per ascoltarlo. La sua predicazione era sempre ricca di grande cultura e di rispetto per il pensiero contemporaneo; citava spesso autori del suo tempo, addirittura testi di canzoni popolari ed era informato sugli affari di attualità; i suoi discorsi erano sempre caratterizzati da grande chiarezza.

Verso la fine della sua vita cominciò a patire per diversi problemi di salute, in particolare sentiva forti dolori alle gambe, ma soffrì sempre in silenzio. Alcune persone lo sentirono pregare così: «Brucia qui, amputa li, non risparmiare nessuna mia parte adesso, ma risparmiami per l'eternità».

MARTIROLOGIO ROMANO. A Palermo, beato Pietro Geremia, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, che, confermato da san Vincenzo Ferrer nel ministero della parola di Dio, si consacrò interamente alla salvezza delle anime.

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