Il Beato Nicola Cehelskyj nacque il 17 dicembre 1896 nel villaggio di Strusiv, in Ucraina, allora parte dell’Impero austro-ungarico. Proveniva da una famiglia profondamente cristiana della Chiesa greco-cattolica ucraina e fin da giovane mostrò grande amore per la fede e per la preghiera.
Dopo gli studi entrò nel seminario teologico e venne ordinato sacerdote il 28 marzo 1925. Iniziň il proprio ministero pastorale in diverse parrocchie dell’Ucraina occidentale, distinguendosi per zelo apostolico, semplicità di vita e attenzione verso i poveri e i sofferenti.
Padre Nicola esercitò il suo sacerdozio in anni particolarmente difficili per la Chiesa ucraina. Dopo la seconda guerra mondiale il regime sovietico avviò una dura persecuzione contro la Chiesa greco-cattolica, considerata illegale dalle autorità comuniste.
Nel 1945 venne arrestato dalla polizia segreta sovietica a causa della sua fedeltà alla Chiesa cattolica e al Papa. Gli fu imposto di aderire alla Chiesa ortodossa controllata dal regime, ma egli rifiutò con fermezza di rinnegare la propria comunione con Roma.
Per questo motivo fu condannato ai lavori forzati nei campi di prigionia sovietici. Durante la deportazione e la detenzione sopportò fame, freddo, malattie e continue umiliazioni, senza mai perdere la fiducia in Dio. Continuò a sostenere spiritualmente gli altri prigionieri, pregando e incoraggiandoli nella fede.
Morì martire il 25 maggio 1951 nel campo di prigionia di Vorkuta, in Russia, consumato dalle sofferenze e dalle dure condizioni della prigionia.
Papa Giovanni Paolo II lo proclamò beato il 27 giugno 2001 insieme ad altri martiri della Chiesa greco-cattolica ucraina perseguitati dal regime comunista. La Chiesa lo ricorda come esempio di fedeltà a Cristo, di coraggio sacerdotale e di perseveranza nella persecuzione.