Il Beato Vincenzo dell'Aquila nacque intorno al 1435 all'Aquila, probabilmente nel rione della Rivera. Fin da giovane esercitò il mestiere di calzolaio, ma, ancora adolescente, maturò il desiderio di consacrarsi completamente a Dio. A circa quattordici anni entrò tra i Frati Minori Osservanti nel convento di San Giuliano, uno dei principali centri dell'Osservanza francescana in Abruzzo. La sua esistenza fu caratterizzata da una straordinaria umiltà, da una vita austera e da una profonda unione con Dio, tanto da essere considerato uno dei più illustri beati francescani abruzzesi.
Dopo il noviziato e la professione religiosa, Vincenzo trascorse i primi anni in una piccola capanna nei boschi del convento di San Giuliano, vivendo da eremita. Lasciava il suo rifugio soltanto per partecipare alla vita comunitaria e svolgere gli incarichi affidatigli dai superiori.
Gli furono assegnati gli uffici più umili, in particolare quello di calzolaio e quello della questua. Accettò sempre ogni servizio con gioia, vedendovi un'occasione per imitare la povertà e l'umiltà di san Francesco d'Assisi.
Le cronache francescane descrivono il Beato Vincenzo come un uomo di intensa vita mistica. Dedicava lunghe ore alla preghiera, al digiuno e alla meditazione della Passione di Cristo.
La sua alimentazione era estremamente sobria: spesso si nutriva soltanto di pane, erbe selvatiche e acqua. Dormiva pochissimo e praticava severe penitenze, mantenendo tuttavia un carattere sereno, paziente e disponibile verso tutti.
I confratelli raccontavano che durante la preghiera cadeva frequentemente in estasi e che rimaneva completamente assorto nella contemplazione di Dio.
La tradizione attribuisce al Beato Vincenzo numerosi doni soprannaturali, tra cui il discernimento degli spiriti e il dono della profezia.
Secondo le antiche cronache predisse importanti eventi politici del suo tempo, tra cui l'ascesa al trono del duca di Calabria. Molti fedeli ricorrevano ai suoi consigli, riconoscendogli una particolare sapienza spirituale e una grande capacità di leggere i cuori.
Nel corso della sua vita religiosa fu inviato anche nei conventi francescani di Penne e di Sulmona, dove continuò a distinguersi per lo spirito di penitenza, la carità e l'esempio di vita evangelica.
Dopo alcuni anni ritornò definitivamente al convento di San Giuliano all'Aquila, luogo che aveva sempre considerato la propria casa spirituale e dove trascorse gli ultimi anni della sua esistenza.
Negli ultimi tempi fu afflitto dalla gotta e da altre infermità, che sopportò con grande pazienza e spirito di offerta.
Morì il 7 agosto 1504 nel convento di San Giuliano, circondato dalla venerazione dei confratelli e del popolo aquilano. La fama della sua santità si diffuse immediatamente e la sua tomba divenne meta di continui pellegrinaggi.
Il suo corpo, ritrovato incorrotto durante una successiva ricognizione, è oggi custodito nella chiesa del convento di San Giuliano all'Aquila.
Fin dalla morte il Beato Vincenzo fu oggetto di una forte devozione popolare. Numerosi fedeli attribuirono alla sua intercessione grazie e guarigioni straordinarie.
Il culto fu ufficialmente confermato da papa Pio VI il 19 settembre 1787, con il riconoscimento della venerazione immemorabile. Il suo nome è inserito nel Martirologio Romano, che lo ricorda il 7 agosto come religioso dell'Ordine dei Frati Minori, celebre per la sua umiltà e per il dono della profezia.
Poco distante dal convento di San Giuliano si trova il suggestivo Eremo del Beato Vincenzo, costruito nel luogo dove il frate si ritirava in preghiera. La piccola cappella, addossata alla roccia, conserva ancora oggi la memoria della sua intensa vita contemplativa ed è meta di pellegrinaggi e visite devozionali.