Giuseppe Benedetto Cottolengo nacque nel 1786 a Bra, in Piemonte, primogenito di dodici figli di una famiglia borghese profondamente cristiana. La madre lo educò fin da piccolo alla carità verso poveri e ammalati. Si racconta che a soli cinque anni prendesse le misure della casa per predisporvi, da grande, più letti possibile per i malati.
Nel 1802 iniziò a studiare per il sacerdozio a casa, poiché il seminario era stato chiuso durante le guerre napoleoniche. Fu ordinato sacerdote a Torino nel 1811.
Dopo aver conseguito il dottorato in teologia, nel 1818 fu nominato canonico della basilica del Corpus Domini di Torino. Per circa nove anni svolse con zelo il ministero, soprattutto nella predicazione e nelle confessioni, guadagnandosi il soprannome di «canonico buono».
La svolta avvenne nel 1827: assistette una donna francese gravemente malata, rifiutata dagli ospedali perché incinta e affetta da tubercolosi. La donna morì tra le sue braccia. Profondamente scosso, Cottolengo decise di fondare una casa per i malati respinti da tutti. Disse di aver ricevuto l’ispirazione dalla Vergine mentre pregava davanti all’altare della Madonna delle Grazie.
Iniziňiò affittando due stanze nei pressi della basilica. Non aveva piani ambiziosi: si affidava totalmente alla Divina Provvidenza, ripetendo: «La Provvidenza può fare ogni cosa».
Trasferitosi nel 1832 nel quartiere poverissimo di Valdocco, diede inizio alla Piccola Casa della Divina Provvidenza, sotto la protezione di San Vincenzo de’ Paoli, con il motto Caritas Christi urget nos (“L’amore di Cristo ci spinge”).
Accolse malati incurabili, anziani, epilettici, malati mentali, bambini abbandonati. Non respinse mai nessuno: «Tutti i poveri sono nostri patroni… quelli più ripugnanti sono i nostri gioielli».
La “Piccola Casa” divenne una vera cittadella della carità, con ospedali, orfanotrofi, scuole e laboratori.
Fondò i Fratelli di San Vincenzo per i lavori manuali, i Sacerdoti della Santa Trinità per l’assistenza spirituale e varie congregazioni femminili, tra cui le Suore di San Vincenzo o “Cottolenghine”.
Profondamente devoto alla Madonna, pose l’Istituto sotto la sua protezione. Riteneva la preghiera il fondamento dell’opera: «È la preghiera che fa vivere la Piccola Casa». Raccomandava la comunione quotidiana, allora pratica non comune.
Si definiva «povero tra i poveri», vivendo con semplicità nonostante l’alta considerazione del re Carlo Alberto, che lo insignì dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, e l’approvazione pontificia.
Morì il 30 aprile 1842 e fu sepolto sotto l’altare della Madonna nella cappella principale di Valdocco. Fu beatificato nel 1917 e canonizzato nel 1934.
Oggi l’Istituto Cottolengo continua nel mondo la missione del «canonico buono», al servizio dei poveri, degli infermi e degli emarginati.
MARTIROLOGIO ROMANO. A Chieri presso Torino, san Giuseppe Benedetto Cottolengo, sacerdote, che, confidando nel solo aiuto della divina Provvidenza, aprì una casa in cui si adoperò nell’accoglienza di poveri, infermi ed emarginati di ogni genere.