Il Beato Angelo da Pesche d'Isernia nacque intorno all'anno 1400 a Pesche d'Isernia, nell'attuale Molise. Le notizie sulla sua vita sono scarse e provengono soprattutto dalla tradizione francescana, ma è ricordato come un laico dell'Ordine Francescano, che visse in diversi conventi dell'Italia meridionale. Il suo nome compare infatti nel Martirologio Francescano alla data del 28 agosto.
All'interno delle comunità francescane svolse incarichi semplici e umili: fu ortolano e questuante, dedicandosi ai lavori quotidiani e alla ricerca delle elemosine necessarie al sostentamento dei conventi. Proprio nell'esercizio di queste mansioni manifestò quella profonda spiritualità che caratterizzò tutta la sua esistenza.
La tradizione descrive Angelo come un uomo dotato di un intenso spirito di preghiera e di una continua unione con Dio. Anche durante i lavori più modesti non perdeva il raccoglimento interiore, trasformando le occupazioni quotidiane in un'occasione di contemplazione.
La sua fama di santità non derivò quindi da grandi incarichi ecclesiastici o da importanti opere scritte, ma dalla semplicità della vita religiosa, dalla preghiera e dalla capacità di vivere con straordinaria profondità spirituale anche le attività più comuni.
Tra gli episodi tramandati dalla tradizione agiografica vi è quello avvenuto nella casa della contessa di Ariano, moglie del conte Innico. Angelo era stato chiamato al palazzo e, al suo arrivo, si stava svolgendo un concerto alla presenza del conte.
Ascoltando la musica, il suo pensiero si rivolse, secondo il racconto tradizionale, ai cori celesti. Fu allora rapito in estasi e, sempre secondo la tradizione, si sarebbe sollevato da terra per qualche tempo. L'episodio appartiene alla memoria agiografica sviluppatasi intorno alla sua figura e testimonia la fama di profonda contemplazione attribuitagli dai contemporanei e dalla successiva tradizione francescana.
Nonostante la sua condizione di semplice religioso laico, il Beato Angelo era ricercato anche da principi e nobili del Regno aragonese delle Due Sicilie, che ne apprezzavano la saggezza e la capacità di offrire consigli spirituali.
La tradizione gli attribuisce una particolare capacità di comprendere le persone e di leggere nel loro animo. La sua autorità non proveniva da una posizione di prestigio, ma dalla fama di uomo umile, saggio e vicino a Dio.
Il Beato Angelo morì nel 1460 nel convento francescano di Lucera, nell'attuale provincia di Foggia. Secondo le fonti della tradizione, il suo corpo riposa nella città pugliese, alla quale rimase così legata la memoria degli ultimi anni della sua vita.
La venerazione del Beato Angelo da Pesche d'Isernia è attestata dalla sua presenza nel Martirologio Francescano. È ricordato come laico francescano, esempio di umiltà, spirito di preghiera e fedeltà alla vita religiosa vissuta attraverso il servizio quotidiano.
La memoria del Beato Angelo da Pesche d'Isernia ricorre il 28 agosto. La sua figura rappresenta una testimonianza della santità maturata nella semplicità: un uomo che, pur svolgendo i compiti più umili all'interno della vita francescana, fu ricordato per la sua intensa vita interiore e per la capacità di indicare agli altri, con parole semplici e con l'esempio, la strada verso Dio.