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San Tommaso da Villanova

San Tommaso da Villanova
Nome: San Tommaso da Villanova
Titolo: Vescovo
Nascita: 1486, Villanueva, Spagna
Morte: 8 settembre 1555, Valencia, Spagna
Ricorrenza: 8 settembre
Tipologia: Commemorazione




Tommaso (in lingua spagnola Toms) prende il cognome dalla città di Villanueva de los lnfantes, dove fu cresciuto. Suo padre Tomàs Garda, un minatore, proveniva da Villanueva, e così sua madre, Lucia Martinez de CastelLinos, ma la coppia si trasferì nella vicina Fuesillana dowercque Tommaso. All'età di sedici anni Miziò a frequentare la famosa università complutensc ad Alcalà de Henares, che era stata fondata dal cardinale Francesco Ximenez de Cisneros come strumento di riforma intellettuale nella Chiesa. Quando l'università fu formalmente riconosciuta dalla Bolla papale dcl 1508, Tommaso fu scelto per unirsi al corpo del Collegio Sant'lldefonso. Quattro anni più tardi, all'età di soli ventisei anni, fu nominato professore di filosofia. Ma non mantenne a lungo quest'incarico e il 21 novembre 1516 lasciò l'università per entrare nell'Ordine degli agostiniani a Salamanca.

In precedenza, aveva condotto per anni una vita spirituale fervente, che i superiori apprezzarono. Nel 1518, dopo meno di due anni, fu ordinato sacerdote e immediatamente cominciò a predicare e a tenere un corso di teologia nel convento. Nella vita quotidiana aveva la tendenza a estraniarsi e aveva poca memoria. In ogni caso, quando cominciava ad approfondire un argomento era eccezionalmente lucido, e il suo autorevole giudizio era molto apprezzato dagli studenti. Basò le sue conferenze sulle opere di Pietro Lombardo e di S. Tommaso d'Aquino (28 gen.), non molto tempo prima che gli studenti dell'università gli chiedessero di partecipae. Nel 1519 fu eletto priore, incarico che svolse in un certo numero di case (incluse quelle di Burgos, Salamanca e Valladolid) nei successivi venticinque anni. Come priore fu particolarmente interessato a ogni frate, specialmente a quelli che erano malati. Nel corso degli anni, occupò anche un certo numero di incarichi regionali, incluso quello di vicario regionale. Nel governo mostrò saggezza e forza, combinati con una rara disposizione ad ammettere che i suoi progetti non sempre raggiungevano buoni risultati.

A un certo pulito, prima del 1534, fu nominato provinciale di Castiglia e in quella veste inviò il primo gruppo di agostiniani come missionari in Messico; poi, nello stesso decennio, ma non si conosce la data precisa, fu nominato arcivescovo di Granada dall'imperatore, Carlo V (1519-1556), onorificenza che non volle accettare. In quest'occasione riuscì a defilarsi, ma non poté fare altrettanto nel 1544, quando Don Giorgio di Austria lasciò l'incarico di vescovo di Valencia. Secondo una versione tradizionale dei fatti l'imperatore voleva nominare Tommaso al suo posto; avendo deciso di rispettare, a ogni modo, il desiderio di quest'ultimo di non diventare vescovo, disse al suo segretario di scrivere una lettera di nomina per un altro religioso. Quando il segretario portò la lettera all'imperatore perché la firmasse, Carlo vide che era indirizzata a Tommaso di Villanova, e chiese spiegazioni: il segretario affermò che era il nome che gli era stato detto. Carlo pensò che questo fosse il volere di Dio e firmò la lettera, perciò Tommaso fu consacrato a Valladolid il 7 dicembre 1544.

Vestito con il suo vecchio abito monastico, con un copricapo che aveva indossato dal giorno della professione dei voti, e accompagnato da un religioso e due servitori, si recò a piedi a Valencia. Sua madre, che aveva trasformato la casa in un ospedale per i poveri, gli suggerì di fermarsi a Villanova, ma Tommaso rifiutò, poiché credeva che il suo primo dovere fosse quello di vivere con il suo gregge, oltre ogni altra considerazione (anche se successivamente trascorse un mese di vacanza con la madre a Liria). Al suo arrivo a Valencia si recò direttamente al priorato agostiniano e trascorse diversi giorni in preghiera e penitenza, preparandosi alla consacrazione, che avvenne 11 gennaio 1545. Notando la sua povertà, i canonici cattedrali gli donarono quattrocento corone affinché ammobiliasse la sua residenza. Fu un gesto gentile e ben intenzionato, e Tommaso accettò il denaro ringraziando, ma lo donò immediatamente all'ospedale, spiegando ai canonici: «Nostro Signore sarà servito e glorificato meglio, se il vostro denaro è speso per i poveri dell'ospedale, che hanno bisogno di così tante cure, piuttosto che per me. Che cosa servono i mobili a un povero frate come me?».

L'aspetto esteriore di Tommaso chiaramente divenne fonte di un certo imbarazzo per i canonici, oltre che per la famiglia, che non capivano che la nomina ad arcivescovo di Valencia non aveva trasformato la visione di se stesso, o il suo rapporto con il popolo con cui venne in contatto. Continuò a indossare un solo abito (per alcuni anni lo stesso che aveva portato con sé dal monastero e che si rammendava da solo), mentre i canonici avrebbero preferito vederlo con abiti migliori, più adatti, come pensavano, alla sua dignità episcopale. «Signori,» disse loro «vi sono molto riconoscente della cura che vi prendete di me, ma veramente non vedo come il mio abito possa interferire con la mia dignità di arcivescovo. Sapete perfettamente bene che la mia posizione e i miei doveri non dipendono dai miei vestiti, e consistono nel prendersi cura delle anime che mi sono state affidate». Quando i canonici alla fine riuscirono a persuaderlo a rimpiazzare il suo vecchio cappello di stoffa con uno di seta, lo indicò con divertita insofferenza: «Guardate, la mia dignità episcopale». Il vero interesse e impegno di Tommaso fu la diocesi, che era stata senza un vescovo residente dal 1527: si preoccupò di visitare tutte le chiese, per avere un'idea diretta delle loro condizioni, visite che ebbero un effetto immediato e potente sul popolo, la maggior parte del quale fu ispirata dalla sua predicazione a cambiare stile di vita, ma che allo stesso tempo portarono alla luce vari abusi del clero. Per porvi rimedio, convocò un sinodo provinciale nel 1548, nel quale discusse questa questione con i colleghi vescovi e stilò delle norme che miravano ad abolire tali abusi, precorrendo in un certo senso il Concilio di Trento.

Non per niente Tommaso era conosciuto come il "donatore d'elemosine"; ogni giorno diverse centinaia di persone giungevano alla sua porta, dove potevano ricevere un pasto, del vino e una moneta. Mostrò un interesse particolare per le giovani spose povere, e per gli orfani e i trovatelli (per incoraggiare i custodi a cercare i trovatelli, era solito dar loro una corona per ogni bambino che gli avessero portato). Inoltre, nel 1550, quando i pirati saccheggiarono una città costiera vicino a Valencia, inviò del tessuto per farne abiti, assieme a una somma di denaro per comprare altri generi necessari e riscattare i prigionieri. Il popolo talvolta si lamentava che alcuni dei suoi assistiti approfittavano di lui, al che egli replicava: «Se ci sono vagabondi e fannulloni qui, il governatore e il prefetto di polizia devono occuparsi di loro (è il loro dovere). il mio è di assistere e di alleviare le sofferenze di coloro che bussano alla mia porta». Oltre a essere generoso, tentò anche di spingere i ricchi a fare altrettanto.

Come pastore d'anime, Tommaso era sempre riluttante a esercitare la sua autorità per spingere il popolo ad agire, o a criticarlo perché non lo faceva. Accorgendosi che con ciò che chiamava «uso sconsiderato dell'autorità» quasi mai otteneva l'effetto desiderato, preferì fare degli appelli e usare la forza della persuasione. Quando un teologo e avvocato di diritto canonico si lamentò dello spiacevole ritardo nell'affrontare la questione del concubinato nel clero, Tommaso disse di lui: «È senza dubbio un uomo buono, ma uno di quegli uomini ferventi menzionati da S. Paolo (29 giu.) che possiedono lo zelo, ma non la conoscenza. É consapevole quest'uomo buono della cura che ho avuto e delle pene che ho sofferto per correggere coloro contro i quali inveisce?». Una volta un sacerdote criticato da Tommaso per il suo comportamento protestò ingiuriosamente, e se ne andò pieno di rabbia; i cappellani stavano per seguirlo, ma Tommaso li fermò: «à colpa mia,» disse «le mie rimostranze sono state un po' troppo sgarbate».

Tommaso ebbe lo stesso atteggiamento nei confronti dei nuevos cristianos, o moriscos, in altre parole i musulmani che si erano convertiti al cristianesimo, la cui conversione in primo luogo non era né duratura, né autentica. Molti di loro furono trattati duramente dall'Inquisizione spagnola; Tommaso non fu in grado di aiutarli, ma riuscì a persuadere l'imperatore a fornire un sostegno finanziario ai sacerdoti cui era stato chiesto di lavorare con loro, e fondò un collegio per i figli dei neo convertiti.

Furono raccolti molti esempi dei doni soprannaturali di Tommaso, inclusi i miracoli avvenuti tramite la sua intercessione, prima e dopo la morte, ma ancor più notevole era la sua spiritualità, che trovava espressione nella preghiera costante. I suoi servitori erano così colpiti, che erano riluttanti a disturbarlo mentre stava pregando, anche se aveva ordinato loro di non fare aspettare i postulanti, e di chiamarlo non appena fossero arrivati.

Non è del tutto chiaro il motivo dell'assenza di Tommaso, come di molti altri vescovi, al Concilio di Trento (la ragione più probabile sembra che la sua presenza fosse molto più utile nella diocesi) perciò fu rappresentato dal vescovo di Huesca, e i vescovi della Castiglia lo consultarono prima di partire. Tommaso li spinse a perorare la necessità della Chiesa di emettere delle leggi per una riforma interna, parimenti all'esigenza di affrontare gli insegnamenti di Lutero. Propose anche due suggerimenti interessanti, nessuno dei quali fu attuato, anche se entrambi tipici del suo pensiero: il primo prevedeva di assegnare un beneficio pastorale a qualcuno del luogo; l'altro di ripristinare un antico canone in base al quale era proibito il trasferimento dei vescovi da una sede all'altra. Tommaso stesso sentiva di avere un legame particolarmente stretto, quasi nuziale, con la sua diocesi, e una profonda consapevolezza del modo in cui compiva i suoi doveri (chiese anche di dimettersi in diverse occasioni, permesso che gli fu sempre negato).

Nell'agosto del 1555, fu colpito dall'angina, e accorgendosi che probabilmente non gli sarebbe restato molto tempo, distribuì il suo denaro ai poveri e tutte le sue proprietà al rettore del suo collegio, eccetto il letto, che donò alla prigione locale, tenendolo in prestito finché ne ebbe bisogno. L'8 settembre chiese di celebrare una Messa nella sua stanza, e morì in pace, subito dopo la comunione del sacerdote, poi fu seppellito, secondo il suo desiderio, nella chiesa dei frati agostiniani a Valencia. Mentre era in vita fu definito "modello dei vescovi", "donatore d'elemosine", "padre dei poveri", e nacque un culto subito dopo la morte. Un frate agostiniano, Angelo Le Proust, fondò le suore di S. Tommaso per continuare l'attività che Tommaso aveva svolto in favore dei poveri. Fu beatificato nel 1618 e canonizzato h novembre 1658 da papa Alessandro VII (1655-1667), che gli dedicò la parrocchia a Caste! Gandolfo; le reliquie si trovano ora nella cattedrale di Valencia.

La letteratura spirituale spagnola fu influenzata molto dalle sue omelie, oltre che dalle opere, entrambe di alto livello. Fu essenzialmente un teologo pastorale, i cui scritti rispecchiavano la sua predicazione. L'insegnamento riguardo la Madonna e l'amore di Dio gli fecero guadagnare il titolo di "Bernardo spagnolo". Alcune università hanno preso il suo nome in Australia, a Cuba e negli Stati Uniti.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Valencia in Spagna, san Tommaso da Villanova, vescovo: eremita sotto la regola di sant’Agostino, accettò per obbedienza l’ufficio episcopale ed eccelse, tra le altre virtù di pastore, per un amore per i poveri così ardente da dilapidare tutto per i bisognosi, senza lasciare per sé neppure un piccolo letto.

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