San Simeone di Egee visse nel VI secolo ed è ricordato come diacono e stilita, cioè uno di quegli asceti orientali che sceglievano di vivere per lunghi anni sulla sommità di una colonna, dedicandosi alla preghiera, alla penitenza e alla contemplazione di Dio. Le notizie sulla sua vita sono estremamente scarse e derivano quasi esclusivamente dal Prato Spirituale (Pratum Spirituale) di Giovanni Mosco, uno dei più importanti autori monastici dell'Oriente cristiano.
Simeone viveva nei pressi della città di Egee (Aigaiai), l'attuale Ayas, in Cilicia (nell'odierna Turchia meridionale), dove conduceva una rigorosa vita ascetica sopra una colonna. Gli stiliti cercavano, attraverso questo singolare modo di vivere, di allontanarsi dalle distrazioni del mondo per dedicarsi totalmente alla preghiera, pur continuando a essere un punto di riferimento spirituale per i fedeli che accorrevano a chiedere consigli e benedizioni.
L'unico episodio tramandato riguarda la sua morte. Giovanni Mosco racconta che Simeone fu colpito da un fulmine mentre si trovava sulla sua colonna. Nello stesso momento, lo stilita Giuliano del Golfo, che viveva a circa ventiquattro miglia di distanza, ebbe una rivelazione soprannaturale: ordinò ai suoi discepoli di porre l'incenso nel turibolo perché, disse, «il fratello Simeone di Egee è morto e la sua anima passa con gioia al Signore». Questo episodio fu interpretato come un segno della santità di Simeone e del carisma profetico di Giuliano.
Nei secoli successivi la figura di San Simeone di Egee fu talvolta confusa con quella di San Simeone Stilita il Vecchio, molto più celebre. Tuttavia, gli studi liturgici distinguono chiaramente i due santi e identificano Simeone di Egee come un asceta diverso, commemorato nei calendari orientali e ricordato anche nella tradizione liturgica bizantina. La sua memoria liturgica ricorre il 27 luglio.
Non esiste una tradizione iconografica ampia dedicata a San Simeone di Egee, ma viene normalmente rappresentato come un diacono stilita. Indossa le vesti diaconali oppure un semplice abito monastico ed è raffigurato sulla sommità di una colonna, simbolo della sua radicale scelta ascetica. In alcune immagini compare con un turibolo o un rotolo delle Scritture, mentre il fulmine che colpisce la colonna può richiamare l'episodio della sua morte narrato da Giovanni Mosco. La colonna resta comunque il suo attributo iconografico principale e distintivo.