Nel cuore di Schio, in via Fusinato, sorge la Chiesa della Sacra Famiglia, uno dei luoghi di culto più significativi della città vicentina. Conosciuta anche come Santuario di Santa Giuseppina Bakhita, custodisce le spoglie della celebre santa sudanese e rappresenta una meta di pellegrinaggio visitata ogni anno da fedeli provenienti da tutta Italia.
La costruzione della chiesa ebbe origine a metà Ottocento, quando si decise di favorire l'insediamento a Schio delle Figlie della Carità Canossiane. Il progetto fu affidato all'architetto Bartolomeo Folladore e la posa della prima pietra avvenne nel giugno del 1850. Tuttavia, la scarsità di risorse economiche rallentò notevolmente i lavori. Quando le Canossiane arrivarono a Schio nel 1864, trovarono un complesso ancora incompleto e non pienamente utilizzabile. Solo nel 1899 il cantiere riprese sotto la direzione di Gioacchino Folladore, figlio del progettista, portando al completamento dell'edificio e alla sua inaugurazione nell'ottobre del 1901.
Dal punto di vista architettonico, la chiesa si distingue per la sua pianta centrale e per la grande cupola rivestita in rame che domina l'intero complesso. Le sue proporzioni furono ispirate al Pantheon di Roma, seppur in dimensioni ridotte. L'edificio è affiancato simmetricamente dagli edifici del convento delle Canossiane, creando un insieme armonioso ed elegante.
La facciata presenta un aspetto particolare: il progetto originario prevedeva un ampio pronao d'ingresso che non venne mai realizzato, lasciando la parte frontale incompiuta. Ancora oggi sono visibili le due nicchie destinate ad accogliere statue che non furono mai collocate.
L'aula circolare misura circa 14,5 metri di diametro, la stessa misura dell'altezza interna fino alla sommità della cupola. Lo spazio è scandito da quattro grandi archi: uno verso l'ingresso, due laterali che ospitano gli altari dedicati all'Addolorata e a Santa Maddalena di Canossa, e uno che introduce al presbiterio e all'altare maggiore. La cupola, decorata a cassettoni e illuminata da un lucernario centrale, è sostenuta da sedici colonne corinzie binate.
Tra le opere presenti spiccano i quattro episodi evangelici monocromi realizzati da Giuseppe Mincato, raffiguranti la Natività, la Presentazione di Gesù al Tempio, la Fuga in Egitto e San Giuseppe falegname con la Sacra Famiglia.
L'importanza della chiesa è legata soprattutto alla figura di Santa Giuseppina Bakhita. La religiosa sudanese, dopo una vita segnata dalla schiavitù e dalla sofferenza, trascorse molti anni presso il convento canossiano di Schio, dove svolse umili servizi e divenne un esempio di fede e carità. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1947, la sua fama di santità continuò a crescere fino alla beatificazione nel 1992 e alla canonizzazione nel 2000.
Oggi le sue spoglie riposano in un'urna di bronzo e vetro collocata nel presbiterio della chiesa. Accanto al santuario si trova inoltre un piccolo museo che conserva oggetti personali, documenti e testimonianze della vita della santa.
La Chiesa della Sacra Famiglia è oggi uno dei principali centri di devozione dedicati a Santa Bakhita. Ogni anno numerosi pellegrini raggiungono Schio per pregare davanti alla sua urna e visitare i luoghi in cui la santa trascorse gran parte della propria vita religiosa. La ricorrenza più importante è l'8 febbraio, giorno della memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, quando il santuario accoglie celebrazioni e pellegrinaggi provenienti da molte diocesi italiane.
La Chiesa della Sacra Famiglia rappresenta quindi non solo un interessante esempio di architettura neoclassica ispirata al Pantheon, ma soprattutto un luogo di profonda spiritualità legato alla testimonianza di una delle sante più amate del nostro tempo.