Santo Stefano

Santo Stefano
autore: Girolamo da Santacroce anno: 1530 - 1540 titolo: Santo Stefano luogo: Pinacoteca di Brera, Milano
Nome: Santo Stefano
Titolo: Primo martire
Nascita: 5 dopo Cristo
Morte: 34 dopo Cristo, Gerusalemme, Israele
Ricorrenza: 26 dicembre
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Festa
Protettore:
dei muratori


Stefano fu il primo a dare la vita e il sangue per Gesù Cristo. Ebreo di nascita, e convertito alla fede dalla predicazione di S. Pietro, mostrò subito un meraviglioso zelo per la gloria di Dio e una grande sapienza nel confutare i Giudei, che increduli disprezzavano il Nazareno.

Fu eletto dagli Apostoli primo dei sette diaconi per provvedere ai bisogni dei primi fedeli, specialmente delle vedove e degli orfani di cui la Chiesa ebbe sempre cura particolare.

E S. Stefano pieno di grazia e di fortezza, animato dallo Spirito Santo predicava con forza e confermava la predicazione coi miracoli.

Per questo si attirò l'odio dei Giudei che non potevano soffrire tanto zelo, né resistere alla sua sapienza, operatrice di numerose conversioni.

Essi vollero dapprima disputare con Stefano, ma vedendosi vinti dallo Spirito che parlava per bocca di lui, cercarono falsi testimoni per accusarlo di bestemmia contro Mosé e contro Dio. Il Signore però volle manifestare la innocenza del suo servo facendo apparire il suo volto bello come quello di un Angelo.

Dopo la lettura delle accuse, il sommo sacerdote Caifa gli disse di parlare per difendersi, ed egli fece la sua apologia, rappresentando loro la bontà e la misericordia del Signore verso il popolo ebreo, cominciando da Abramo fino a Davide.

Se da una parte mostrò i benefici che il Signore aveva concesso alla nazione dei Giudei, dall'altra ricordò pure le ingiurie fatte a Dio dai loro padri. Ma non facendo quelle parole alcuna impressione in quei cuori induriti, pieni di malizia, mutando d'un tratto tono disse: « O uomini di dura cervice e incirconcisi di cuore, voi sempre resistete allo Spirito Santo; come fecero i vostri padri, così fate anche voi». Essi all'udire queste cose fremettero nei loro cuori e digrignarono i denti contro di lui. Ma egli pieno di Spirito Santo, fissati gli occhi nel cielo, esclamò: « Ecco io vedo i cieli aperti e il Figlio dell'Uomo stare alla destra di Dio ».

Lapidazione di Santo Stefano
autore Giorgio Vasari anno 1569-1571 titolo Lapidazione di Santo Stefano

Quelli, alzando grandi grida, si turaron le orecchie e tutti insieme gli si avventarono addosso e trascinatolo fuori della città si diedero a lapidarlo, deponendo le loro vesti ai piedi d'un giovane chiamato Saulo.

E lapidarono Stefano che pregava dicendo : « Signore Gesù, ricevi il mio spirito », e ad alta voce: « Signore, non imputare loro questo peccato ». Ciò detto s'addormentò nel Signore.

Santo Stefano è il protettore dei muratori infatti nell’iconografia è sempre raffigurato con il suo principale attributo: le pietre della lapidazione. Indossa quasi sempre la 'dalmatica' la veste liturgica dei diaconi. È invocato contro il mal di pietra ossia i calcoli.

PRATICA. Perdoniamo e preghiamo per chi ci offende.

PREGHIERA. Dacci, te ne preghiamo, o Signore, di imitare colui che veneriamo, onde impariamo ad amare anche i nostri nemici, poichè celebriamo la festa di colui che seppe pregare peí persecutori nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio il quale vive con te per i secoli dei secoli.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Gerusalémme il natale di santo Stéfano Protomartire, il quale fu lapidato dai Giudèi non molto dopo l'Ascensione del Signore.

LE RELIQUIE


Le reliquie di Santo Stefano furono ritrovate il 3 dicembre 415 dal sacerdote Luciano, e il luogo gli fu indicato in sogno dal rabbino Gamaliele.

Gamaliele, che provava simpatia per i cristiani, li invitò a sotterrare il corpo del martire invece che lasciarlo alle belve, come era stato indicato dagli ebrei che lo avevano ucciso. Il luogo indicato era Caphargamala, nei pressi di Gerusalemme.

Qui i resti del Santo riposarono per 400 anni finché al prete del luogo, Luciano, apparve appunto in sogno un vecchio che gli indicò dove fossero, e inoltre gli disse che accanto a quelle di Santo Stefano avrebbe trovato anche i resti di San Nicodemo suo discepolo e quelli di Sant'Abiba suo figlio.

Inizia così la diffusione delle reliquie che vennero dapprima portate a Gerusalemme il 26 dicembre 415, e già durante il viaggio cadde una pioggia che mise fine alla siccità che aveva reso aride le terre. Qui, nella chiesa di Sion, restarono fino al 14 giugno 460; e poi inviate in tutto il mondo, e razziate dai crociati nel XIII secolo. Ovunque arrivassero i resti di Santo Stefano, vi erano miracoli.

Polittico di San Domenico
titolo Polittico di San Domenico
autore Carlo Crivelli anno 1476


E tanti sono i luoghi in cui sembrano trovarsi: a Venezia, Costantinopoli, Napoli, Besançon, Ancona, Ravenna, e ovviamente a Roma. Qui, nel XVIII secolo si veneravano diverse reliquie di Santo Stefano; nella Basilica di San Paolo fuori le Mura sembra vi fosse il cranio, a S.Ivo alla Sapienza un braccio, l'altro a San Luigi dei Francesi. Ma con il culto delle reliquie sono nati anche tanti falsi, pare che ci fosse un terzo braccio a Santa Cecilia e il corpo intero nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura.


Iconografia di Santo Stefano

Santo Stefano, primo martire del cristianesimo e uno dei sette diaconi della Chiesa primitiva, è stato ampiamente rappresentato nella storia dell’arte. La sua iconografia è ben definita e si basa sui racconti degli Atti degli Apostoli, in particolare sul martirio per lapidazione.

Elementi iconografici principali

  • Abbigliamento diaconale
    Santo Stefano è raffigurato con la dalmatico, veste liturgica propria dei diaconi, e con la tonsura, segno della sua appartenenza al clero.
  • Le pietre
    Sono l’attributo più caratteristico: possono essere tenute in mano, poggiate sul capo o visibili a terra, e alludono direttamente alla lapidazione subita.
  • Il libro o il Vangelo
    Simboleggia la predicazione e il lungo discorso pronunciato davanti al Sinedrio prima del martirio.
  • La palma del martirio
    Indica la vittoria spirituale attraverso il sacrificio e identifica Stefano come martire.
  • Altri attributi
    In alcune tradizioni iconografiche compaiono il turibolo, una corona o una piccola chiesa, soprattutto nell’arte orientale.

Scene iconografiche più diffuse

La scena più rappresentata è la lapidazione di Santo Stefano, spesso ambientata fuori dalle mura di Gerusalemme. Il santo è raffigurato in ginocchio o in piedi, con lo sguardo rivolto verso il cielo, in riferimento alla visione della gloria di Dio descritta negli Atti.

Opere d’arte più famose

Rembrandt, La lapidazione di Santo Stefano (1625)

Una delle prime opere del pittore olandese. La scena è fortemente drammatica e giocata sul contrasto tra luce e ombra: il volto del santo, illuminato, esprime fede e abbandono a Dio nel momento del martirio.

La lapidazione di Santo Stefano
titolo La lapidazione di Santo Stefano
autore Rembrandt anno 1625

Hans Baldung Grien, La lapidazione di Santo Stefano (1522)

Esempio della pittura rinascimentale tedesca, con figure energiche e una composizione dinamica che accentua la violenza dell’evento.

Stoning of Saint Stephen
titolo Stoning of Saint Stephen
autore Hans Baldung anno 1522

Vittore Carpaccio, La predica di Santo Stefano (1514)

Parte di un ciclo dedicato al santo. L’opera raffigura Stefano mentre predica, sottolineando il suo ruolo di annunciatore del Vangelo prima del martirio.

La predica di Santo Stefano
titolo La predica di Santo Stefano
autore Vittore Carpaccio anno 1514

Annibale Carracci, Il martirio di Santo Stefano (inizi XVII secolo)

Dipinto di grande intensità barocca, caratterizzato da movimento, pathos e realismo anatomico, in cui la violenza della lapidazione è resa con forte partecipazione emotiva.

Il martirio di Santo Stefano
titolo Il martirio di Santo Stefano
autore Annibale Carracci anno c. 1603–1604

Peter Paul Rubens, Trittico di Santo Stefano (1616–1617)

Opera monumentale che riassume i momenti principali della vita del santo, dalla predicazione al martirio, con la tipica energia e teatralità della pittura fiamminga.

Triptyque de Saint Étienne
titolo Triptyque de Saint Étienne
autore Peter Paul Rubens anno 1616–1617

Giotto di Bondone, Santo Stefano (circa 1330–1335)

Il dipinto a tempera su tavola conservato al Museo Horne di Firenze rappresenta Santo Stefano in mezza figura, con la dalmatica e il libro, mentre le pietre simboliche del martirio sono poste sulla testa secondo il repertorio tradizionale degli attributi. Non si tratta di una narrazione del martirio in atto, bensì di un ritratto devozionale in cui il santo è valorizzato nella sua dignità ecclesiale e nella simbolizzazione del martirio stesso.

Icone e cicli medievali

Santo Stefano
titolo Santo Stefano
autore Giotto anno circa 1330–1335

Giorgio Vasari, Martirio di Santo Stefano (1569–1571)

La grande tela di Vasari, dipinta per la chiesa di Santo Stefano a Pisa, illustra la scena del martirio con forte tensione dinamica e composizione articolata. Qui il santo è raffigurato durante la lapidazione, con attenzione ai dettagli realistici e a una narrazione scenica che riflette il gusto manierista del XVI secolo.

Martirio di Santo Stefano
titolo Martirio di Santo Stefano
autore Giorgio Vasari anno 1569–1571

Nell’arte medievale e bizantina Santo Stefano è spesso rappresentato frontalmente, con stile solenne e simbolico, oppure all’interno di cicli narrativi affrescati nelle chiese, dove la lapidazione assume un valore fortemente teologico.

Significato simbolico complessivo

L’iconografia di Santo Stefano unisce il tema del servizio ecclesiale, rappresentato dall’abito diaconale, a quello del martirio, espresso attraverso le pietre e la palma. Le raffigurazioni sottolineano la testimonianza di fede fino al sacrificio estremo e fanno di Stefano il modello del martire cristiano.

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