Sant'Eusebio di Samosata fu uno dei più coraggiosi difensori della fede cattolica nel IV secolo, durante le controversie ariane che travagliarono la Chiesa dopo il Concilio di Nicea. Nacque probabilmente all'inizio del IV secolo nella regione della Siria e ricevette una solida formazione cristiana che lo preparò al ministero ecclesiastico.
Verso il 361 venne eletto vescovo di Samosata, importante città situata sulle rive dell'Eufrate. In quegli anni la Chiesa era profondamente divisa dalla diffusione dell'arianesimo, dottrina che negava la piena divinità di Gesù Cristo. Eusebio si schierò con decisione a favore della fede proclamata dal Concilio di Nicea, difendendo l'insegnamento secondo cui il Figlio è della stessa natura divina del Padre.
Grazie alla sua autorevolezza e alla sua profonda preparazione teologica, divenne uno dei principali sostenitori dei vescovi ortodossi dell'Oriente cristiano. Intrattenne rapporti di amicizia e collaborazione con grandi figure della Chiesa come San Basilio Magno, San Gregorio Nazianzeno e San Melezio di Antiochia.
La sua fedeltà alla dottrina cattolica gli procurò tuttavia numerose persecuzioni. Gli imperatori favorevoli all'arianesimo lo condannarono più volte all'esilio. Durante questi periodi di allontanamento forzato continuò a sostenere le comunità cristiane e i vescovi fedeli alla dottrina nicena, incoraggiandoli a perseverare nella fede.
Secondo la tradizione, durante le persecuzioni visitava segretamente molte diocesi dell'Oriente travestito da soldato o da viandante per evitare di essere riconosciuto. In questo modo riusciva a ordinare sacerdoti, rafforzare le comunità cristiane e mantenere viva la comunione tra le Chiese fedeli all'ortodossia.
Dopo l'ascesa al trono dell'imperatore Teodosio I e il progressivo trionfo della fede nicena, Eusebio poté rientrare nella sua diocesi. Riprese allora con rinnovato entusiasmo il proprio ministero pastorale, dedicandosi alla riorganizzazione delle comunità che erano state sconvolte dalle divisioni dottrinali.
Nel 379 venne inviato nella città di Doliche per insediarvi un nuovo vescovo cattolico. Durante questa missione subì un'aggressione da parte di una donna sostenitrice dell'arianesimo, che gli scagliò contro una pesante tegola dal tetto di una casa. Le ferite riportate si rivelarono mortali.
Morì poco dopo, perdonando i suoi aggressori e raccomandando ai fedeli di non cercare vendetta. La sua morte fu considerata un autentico martirio in difesa della fede e contribuì ad accrescere ulteriormente la venerazione nei suoi confronti.
La Chiesa celebra la memoria di Sant'Eusebio di Samosata il 21 giugno. È ricordato come un vescovo coraggioso, instancabile difensore della divinità di Cristo e testimone della fede che affrontò esili, persecuzioni e infine la morte pur di rimanere fedele alla verità del Vangelo.