Sant'Andrea Kim Taegon, conosciuto anche come Kim Dae-geon, nacque il 21 agosto 1821 a Solmoe, nell'attuale Corea del Sud. Proveniva da una famiglia aristocratica coreana convertita al cristianesimo e profondamente legata alla nuova fede. La sua famiglia conobbe direttamente la persecuzione: diversi suoi parenti furono infatti uccisi per la loro appartenenza alla Chiesa. Il padre, sant'Ignazio Kim Che-jun, subì il martirio nel 1839.
Una Chiesa nata dall'iniziativa dei laici
La vicenda di Andrea si inserisce nella storia particolare della Chiesa coreana, nata non dall'arrivo iniziale di missionari stranieri, ma dall'iniziativa di alcuni laici coreani. Alla fine del XVIII secolo alcuni studiosi entrarono in contatto con testi cristiani provenienti dalla Cina e iniziarono a diffondere la nuova fede. Nel 1784 Lee Seung-hun ricevette il battesimo in Cina e, tornato in patria, contribuì alla formazione della prima comunità cattolica coreana.
La partenza per Macao
Andrea ricevette il battesimo all'età di 15 anni. Nel 1836 fu scelto, insieme ad altri giovani, per ricevere una formazione sacerdotale fuori dalla Corea. Si recò quindi a Macao, dove studiò filosofia e teologia e si preparò al sacerdozio. Il viaggio e la formazione avvennero mentre in Corea infuriavano le persecuzioni contro i cristiani.
Il primo sacerdote coreano
Dopo gli anni di formazione, Andrea raggiunse Shanghai. Il 17 agosto 1845 fu ordinato sacerdote dal vescovo francese Jean-Joseph Ferréol, diventando il primo sacerdote cattolico nativo della Corea. Dopo l'ordinazione rientrò clandestinamente nella sua patria, dove iniziò il ministero sacerdotale in condizioni estremamente difficili.
Il ministero clandestino in Corea
La presenza cristiana era allora severamente perseguitata dalle autorità della dinastia Joseon. Andrea lavorò quindi in segreto per assistere le comunità cristiane e favorire l'ingresso clandestino di altri missionari. Grazie alla conoscenza della lingua, della cultura e delle condizioni locali, svolse un ruolo importante nell'organizzazione della missione e nella cura dei fedeli.
L'arresto e la prigionia
Nel 1846, mentre cercava di mantenere i collegamenti tra la Chiesa coreana e i missionari stranieri e di inviare documenti verso l'esterno, Andrea fu arrestato. Venne interrogato e sottoposto a torture nel tentativo di ottenere informazioni sulla comunità cristiana e sui missionari. Nonostante le pressioni, rimase fedele alla propria fede e continuò a incoraggiare i cristiani.
Il martirio
Andrea Kim Taegon fu decapitato il 16 settembre 1846, nei pressi di Seul, sulle rive del fiume Han. Aveva appena 25 anni. Prima dell'esecuzione rivolse parole di incoraggiamento ai cristiani e testimoniò pubblicamente la propria fede, affrontando la morte nella convinzione che il martirio fosse l'inizio della vita eterna.
Il gruppo dei 103 martiri coreani
Andrea è il principale rappresentante dei 103 martiri coreani riconosciuti dalla Chiesa. Il gruppo comprende tre vescovi, otto sacerdoti e numerosi laici, tra uomini, donne, giovani e anziani. Il loro martirio appartiene alle persecuzioni che colpirono la Chiesa coreana nel XIX secolo e che causarono migliaia di vittime cristiane.
La beatificazione e la canonizzazione
Andrea Kim Taegon e gli altri martiri coreani furono beatificati l'11 settembre 1925. Il 6 maggio 1984, durante il viaggio apostolico in Corea, papa Giovanni Paolo II li canonizzò solennemente a Seul. Andrea fu indicato per primo nell'elenco dei 103 nuovi santi, come primo sacerdote coreano e principale figura della schiera dei martiri.
La memoria liturgica
La memoria di Sant'Andrea Kim Taegon come sacerdote e martire ricorre il 16 settembre. Il 20 settembre, invece, la Chiesa celebra unitariamente la memoria di Sant'Andrea Kim Taegon, San Paolo Chong Ha-sang e dei loro compagni, cioè dei 103 martiri coreani canonizzati nel 1984.