San Paolo Liu Jinde nacque intorno al 1821 nella provincia di Hebei, in Cina, all'interno di una famiglia cristiana. Fin dalla giovinezza ricevette una solida formazione nella fede cattolica e si distinse per la sua vita semplice, la profonda pietà e la disponibilità al servizio della comunità.
Laico e padre di famiglia, Paolo era conosciuto per la sua fedeltà al Vangelo e per il sostegno offerto ai missionari e ai cristiani della sua regione. In un periodo in cui la professione della fede cattolica comportava gravi rischi, continuò a vivere apertamente il proprio credo, incoraggiando i fedeli a perseverare nella preghiera e nella fiducia in Dio.
Nel 1900, durante la Ribellione dei Boxer, si scatenò una violenta persecuzione contro i cristiani. Paolo Liu Jinde fu arrestato perché si rifiutò di rinnegare la propria fede. Le autorità gli offrirono la possibilità di salvarsi sacrificando agli idoli e abiurando il cristianesimo, ma egli rimase fermo nella sua scelta di seguire Cristo.
Sottoposto a minacce e maltrattamenti, affrontò ogni prova con serenità e coraggio, testimoniando il Vangelo fino all'ultimo. Il 13 luglio 1900 venne condannato a morte e decapitato, ricevendo la corona del martirio.
La sua testimonianza si inserisce tra quelle dei numerosi cristiani cinesi che offrirono la vita durante le persecuzioni della Ribellione dei Boxer. Il loro sacrificio contribuì a rafforzare la fede della Chiesa in Cina e rimane ancora oggi un esempio di fedeltà e perseveranza.
Papa Leone XIII lo proclamò beato il 27 maggio 1900 insieme ad altri martiri cinesi. Successivamente, San Giovanni Paolo II lo canonizzò il 1º ottobre 2000 insieme ai 120 Martiri della Cina.
La memoria liturgica di San Paolo Liu Jinde si celebra il 9 luglio insieme ai Martiri della Cina. La sua vita ricorda che la fedeltà a Cristo e il coraggio della testimonianza possono vincere anche le persecuzioni più dure.