San Marco di Atina, detto anche Marco Galileo, è venerato come vescovo e martire ed è considerato il principale patrono della città di Atina, nell'attuale provincia di Frosinone. Secondo la tradizione agiografica, era originario della Galilea e visse al tempo di Gesù e degli apostoli. La sua figura è legata alla diffusione del cristianesimo nell'Italia centrale e, in particolare, nella Valle di Comino, nella Marsica e nei territori della Campania.
Secondo il racconto tramandato dalla tradizione, Marco giunse ad Atina dopo un lungo viaggio. Qui fu accolto nella casa di Palaziano, uno dei personaggi più importanti della città, che in precedenza aveva ospitato l'apostolo Pietro durante il suo viaggio verso Roma. Proprio in quell'occasione Marco ebbe modo di conoscere l'apostolo, ricevette il battesimo e decise di seguirlo, diventando uno dei suoi collaboratori nella predicazione del Vangelo.
Marco accompagnò Pietro a Roma, partecipando all'opera di evangelizzazione. Si distinse per la fede, la preparazione religiosa e lo zelo apostolico, tanto da meritare la fiducia dell'apostolo. Secondo la tradizione, Pietro lo consacrò vescovo e gli affidò il compito di annunciare il Vangelo ad Atina e nei territori circostanti, affinché la popolazione abbandonasse il culto degli dei pagani e abbracciasse la fede cristiana.
Tornato ad Atina, Marco iniziò la sua missione evangelizzatrice. Uno degli episodi più conosciuti della sua predicazione riguarda la statua del dio Giano, alla quale gli abitanti rendevano culto. Il santo, facendo il segno della croce, avrebbe distrutto l'idolo, manifestando la potenza della fede cristiana contro le antiche pratiche pagane.
La sua predicazione raggiunse anche la famiglia di Palaziano. Quest'ultimo, rimasto vedovo, viveva nel dolore per la perdita della moglie. Marco lo consolò, parlando della caducità della vita terrena e della speranza della felicità eterna. Le sue parole convinsero Palaziano ad abbracciare il cristianesimo insieme a numerosi familiari. Secondo la tradizione, furono cinquantasette le persone che ricevettero il battesimo attraverso il ministero del santo.
Marco proseguì instancabilmente la sua opera missionaria, convertendo numerosi abitanti e combattendo le pratiche idolatriche. La sua attività suscitò però l'ostilità dei sacerdoti pagani e di coloro che vedevano minacciati i propri interessi dalla diffusione della nuova religione. Il vescovo venne accusato di distruggere i templi e gli idoli degli dei e fu sottoposto a interrogatorio dalle autorità locali.
Nonostante le minacce e le pressioni affinché rinnegasse la fede cristiana, Marco rimase fermo nella sua testimonianza. La tradizione colloca il suo martirio durante la persecuzione dell'imperatore Domiziano, intorno al 96 d.C. Secondo il racconto agiografico, venne condannato a morte e ucciso ad Atina mediante due chiodi conficcati nel capo. Morì professando la propria fedeltà a Cristo, diventando così uno dei primi testimoni della fede cristiana venerati nel territorio.
Il suo corpo venne sepolto nel luogo del martirio e sulla tomba fu edificata una chiesa. Con il passare del tempo, l'edificio cadde in rovina e il luogo della sepoltura venne dimenticato. La memoria del santo, tuttavia, rimase viva tra gli abitanti di Atina, che continuarono a invocarne la protezione.
Secondo le antiche memorie locali, intorno alla metà dell'XI secolo, durante il governo del vescovo Leone, il corpo di San Marco venne ritrovato in seguito ad alcuni eventi ritenuti miracolosi. Le reliquie furono inizialmente trasferite nella chiesa cattedrale di Santa Maria, mentre veniva ricostruito l'edificio sorto sul luogo della sua prima sepoltura. Terminati i lavori, il 1° ottobre 1057 le spoglie vennero riportate nella chiesa dedicata al santo, che fu consacrata il 5 ottobre dello stesso anno.
La venerazione di San Marco si consolidò progressivamente e il santo divenne il principale protettore della città di Atina. La tradizione locale gli attribuisce anche la protezione della popolazione durante calamità e momenti di particolare difficoltà. Il suo culto si diffuse nei territori vicini, dove venne ricordato come evangelizzatore e martire della prima comunità cristiana.
Una testimonianza importante della tradizione agiografica è rappresentata dagli scritti di Pietro Diacono, monaco dell'abbazia di Montecassino, che nel XII secolo compose una narrazione dedicata alla vita e al martirio del santo. Durante il suo allontanamento da Montecassino, nel 1128, Pietro Diacono aveva trovato accoglienza proprio ad Atina. In segno di riconoscenza verso la comunità che lo aveva ospitato, elaborò il racconto delle vicende di San Marco, contribuendo alla diffusione della sua venerazione.
Nel 1599 Pietro Paolo Flori realizzò una rielaborazione in lingua volgare delle antiche memorie riguardanti il santo, rendendo la sua storia accessibile anche a coloro che non conoscevano il latino. L'opera contribuì a mantenere viva la tradizione religiosa e storica di Atina, tramandando gli episodi della predicazione, della conversione di Palaziano e del martirio.
Le vicende più antiche di San Marco devono essere considerate alla luce della tradizione agiografica medievale, poiché non esistono testimonianze contemporanee che confermino tutti gli episodi della sua vita. Gli studiosi hanno inoltre evidenziato possibili collegamenti tra il culto di Marco di Atina e quello di un omonimo vescovo venerato nell'antica Eca, presso l'attuale città pugliese di Troia. Il Martirologio Geronimiano ricorda infatti un San Marco vescovo il 5 novembre, mentre la tradizione atinate conserva una memoria liturgica distinta.
Ancora oggi San Marco Galileo è profondamente venerato ad Atina. Le sue reliquie, dopo la distruzione della chiesa a lui dedicata durante la Seconda guerra mondiale, furono trasferite nella cattedrale di Santa Maria Assunta, dove sono conservate insieme alla sua immagine sacra.
La città celebra solennemente il proprio patrono il 1° ottobre, anniversario tradizionalmente legato alla traslazione delle reliquie e alla dedicazione della chiesa a lui intitolata. La sua memoria liturgica è inoltre ricordata il 28 aprile nella tradizione locale e il 5 novembre in relazione all'antica commemorazione martirologica di Marco di Eca. San Marco rimane per gli abitanti di Atina un simbolo delle origini cristiane della comunità e un esempio di fedeltà al Vangelo fino al sacrificio della propria vita.