San Felice di Toniza è un martire cristiano dei primi secoli, venerato dalla Chiesa cattolica e commemorato il 6 novembre. La sua figura è legata all'antica comunità cristiana dell'Africa settentrionale, in particolare alla regione della Numidia, nell'attuale territorio dell'Algeria e della Tunisia. Le notizie sulla sua vita sono estremamente scarse, ma il suo nome è stato tramandato dagli antichi calendari liturgici, testimonianza della venerazione riservata ai martiri africani.
Il Martirologio Geronimiano, uno dei più antichi cataloghi dei martiri cristiani, ricorda San Felice il 6 novembre, associandolo alla località di Toniza. Questa città, indicata anche con varianti del nome come Tuniza o Thinisa, viene tradizionalmente identificata con l'area dell'odierna La Calle, conosciuta oggi come El Kala, nell'Algeria nord-orientale, non lontano dall'antica regione della Numidia.
Non sono disponibili informazioni certe sulla sua nascita, sulla famiglia o sull'attività svolta prima del martirio. Non sappiamo neppure se fosse un semplice fedele oppure appartenesse al clero. Alcuni repertori collocano la sua morte nel III secolo, durante le persecuzioni contro i cristiani nell'Impero romano, ma non esistono documenti sufficienti per stabilire una data precisa o individuare l'imperatore sotto il quale venne ucciso.
Il ricordo di San Felice è stato tradizionalmente collegato a un episodio raccontato da sant'Agostino d'Ippona in una delle sue predicazioni. Il vescovo africano parla infatti di un martire chiamato Felice, sottolineando il significato del suo nome, che in latino significa felice o fortunato, e mettendolo in relazione con la corona della gloria eterna ricevuta attraverso il martirio.
Secondo il racconto di sant'Agostino, questo cristiano aveva professato apertamente la propria fede in Gesù Cristo ed era stato destinato alla tortura. Condotto in carcere in attesa di subire ulteriori tormenti, venne trovato morto il giorno seguente. Il predicatore ricordava la sua testimonianza con queste parole: «Veramente felice fu nel nome e nella corona portati: professò, infatti, la fede in Cristo e fu destinato alla tortura, ma all'indomani il suo corpo fu trovato in carcere esanime».
La tradizione medievale, in particolare attraverso il martirologio di Floro di Lione, identificò questo martire menzionato da sant'Agostino con San Felice di Toniza. L'ipotesi venne accolta da diversi repertori agiografici e contribuì ad arricchire la memoria del santo. Tuttavia, tale identificazione non è storicamente dimostrata e gli studiosi hanno evidenziato che non è possibile affermare con assoluta certezza che i due riferimenti riguardino la stessa persona.
La sua testimonianza si inserisce nel contesto delle persecuzioni che interessarono le comunità cristiane dell'Africa romana durante i primi secoli. Questa regione fu uno dei centri più importanti del cristianesimo antico e diede alla Chiesa numerosi martiri, vescovi e testimoni della fede. In un periodo caratterizzato da arresti, interrogatori e condanne, molti cristiani preferirono affrontare la sofferenza e persino la morte piuttosto che rinnegare la propria appartenenza a Cristo.
La memoria di Felice sopravvisse soprattutto grazie alla tradizione liturgica. Il suo nome venne conservato nei martirologi e successivamente accolto nel Martirologio Romano, che ne celebra la memoria il 6 novembre. La formulazione ufficiale mantiene un atteggiamento prudente riguardo all'identificazione con il martire ricordato da sant'Agostino, utilizzando un'espressione che indica come il vescovo di Ippona sembri riferirsi proprio a lui.
Non sono giunte fino a noi testimonianze certe riguardanti la sua sepoltura, la conservazione delle reliquie o eventuali trasferimenti del suo corpo. Anche le circostanze precise dell'arresto e della morte rimangono sconosciute. La sua venerazione è dunque legata principalmente all'antica commemorazione martirologica e alla tradizione della Chiesa africana.