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Basilica di Sant'Eustorgio

Sant' Eustorgio I di Milano
Nome: Basilica di Sant'Eustorgio
Titolo: Basilica paleocristiana
Indirizzo: - Milano


Sulla sepoltura dell'Arcivescovo S. Eustorgio I (315-331), nel cimitero fuori le mura di Porta Ticinese, fu edificata una minuscola basilica che, in seguito di tempo (verso la fine del V o sugli inizi del VI secolo), fu incorporata in un più ampio edificio ad uso di culto pubblico. Di questa antica costruzione ora non ci rimane nulla.

È impossibile fissare la data della ricostruzione che ci diede l'attuale basilica, perchè le vicende attraverso le quali passò sono così molteplici e imprecisabili, che generarono quell'amalgama di elementi, tutti di carattere lombardo, pur nella varietà di epoche, che si rivelano facilmente anche all'occhio profano. L'attuale struttura, tanto per fissare una data, la si potrebbe ritenere circa del 1000.

Segni rivelatori delle varie costruzioni cui andò soggetto il monumentale edificio sono, ad esempio, i piloni di sostegno, di cui alcuni cilindrici ed altri a fascio, e di questi taluni di proporzione rilevante, altri più sottili e snelli; le arcate non tutte al medesimo livello ed alcune arricchite di matronei, altre no; le stesse luci, senza ragione, variano di dimensione. Nelle evoluzioni ricostruttive, lo stesso asse sembra abbia subito degli spostamenti, per cui pare che l'antica chiesa fosse orientata in senso meridionale.

Il IX e X secolo recarono il loro benefico influsso alla basilica, togliendola dalla eccessiva sobrietà ed ornandola coi gentili gusti romano-lombardi. I piloni s'arricchirono di capitelli ad intrecci geometrici, ad aggrovigliamenti di foglie, di nastri, di animali, di mostri, di episodi biblici. Le pareti si popolarono di simboli, di immagini, dando vita e maggior efficacia emotiva a tutto il tempio.

Nel 1290, a spese di Uberto Visconti, fu messo in volta lo spazio sovraincombente l'altare maggiore e che salda l'antica abside al resto dell'edificio. Nel 1297 si iniziò l'edificazione del campanile, compiuto nel 1309.

S'iniziava frattanto la trasformazione del lato meridionale della basilica, da cui originarono le cappelle. L'onore della sepoltura in chiesa era riservato agli ecclesiastici ed ai regnanti; ora anche i laici cominciavano ad aspirarvi. Siccome esistevano già delle tombe nobiliari addossate al muro esterno della chiesa, bastò il traforo di questo, perchè l'aspirazione divenisse realtà. E nei secoli successivi fu tutta una gara di nobiluomini a fondare nella chiesa nuove cappelle gentilizie, non badando a dispendi, pur di farle ammirate coi sapienti tesori dell'arte pittorica e scultorea.

Queste opere sono però vinte di gran lunga dalla cappella che Pigello Portinari (1462), gestore delle entrate ducali del banco mediceo in Milano, coll'opera del celebre Michelozzo Michelozzi, fece erigere dietro l'abside del tempio, per collocarvi la testa di S. Pietro Martire, domenicano, la quale, spiccata dal busto nel 1340, si conservava in un'urna nella sacristia.

Col '500 ha inizio il periodo di decadenza di questo glorioso monumento. Nel 1537 viene distrutto il coro (ch'era davanti all'altare); l'altare vien portato in avanti, per far posto al coro, collocato dietro, elevato su una pseudocripta, sostenuta da colonnette tolte dal chiostro domenicano annesso alla chiesa; la conca dell'abside è aggravata da stucchi, e stucchi spuntano dovunque: sulle arcate, sulle cordonature; infine, imbottitura totale delle colonne, che fa travisare pessimamente la linea architettonica.

Altare Maggiore Sant'Eustorgio
Altare maggiore


Il Richini nel 1658 ricompone l'altare maggiore, sul quale vengono poste statue di legno, con massi di finta roccia, per simulare il Calvario. Nel 1736 viene rimosso dalla chiesa il mausoleo di S. Pietro e trasportato nella Cappella Portinari, a ridosso della parete di fondo e dietro macchinoso altare barocco, dove meno poteva esser visto ed ammirato.

La preziosa opera di ricondurre la basilica alla sua vetusta dignità fu iniziata nel 1862 e si concluse verso il 1890. La facciata fu interamente rifatta; furono levate le imbottiture pei pili; furono distrutti gli stucchi; si abbatterono le catapecchie ch'erano venute addossandosi al fianco meridionale; nell'interno furono riordinate le volte minori, distrutto il Calvario sull'altare maggiore che fu circondato da balaustre di marmo; le cappelle ritornate alla bellezza originaria; l'arca di S. Pietro ricollocata in luce nel mezzo della cappella Portinari; tutta la chiesa ripulita dalle brutture e degnamente decorata. A questa nobile fatica attesero gli architetti Giovanni Brocca ed Enricó Terzaghi ed il pittore Agostino Caironi. Un altro benemerito di questi restauri fu il sacerdote Paolo Rotta che con intelligenza e forte volere promosse, guidò e sostenne la non facile impresa, sino a vederla felicemente compiuta, a decoro della fede e dell'arte.

LA PARTICOLARITÀ


La facciata, in mattoni a vista, si presenta elegante ed armonica. La linea del tetto è resa vivace da una bella frangia d'archetti lombardi. Cinque finestre: tre nella parte media e due ai lati; queste e quella centrale sono bifore, divise da colonnine bianche. Tre porte, di cui la centrale, più ampia, ha l'archivolto arricchito da sculture ed il timpano sorretto da colonne poggianti su leoni. A sinistra della facciata esiste un pulpito di pietra, costruito nel 1597 a ricordo dell'altro di legno da cui predicava S. Pietro M. L'ultimo oratore salito su questo pulpito fu il Card. Federico Borromeo.

La prima cappella a destra della facciata è di sapore bramantesco; fu costruita dai Brivio nel 1486. Seguono la Torelli, lombardesca (1424), la Crotta-Caimi (1420), riaccordata alla maniera vignolesca; quindi entro una linea omogenea di muro, suddivisa in campi con rispettive fronti decorate da finestre e loculi, seguono le cappelle dei Visconti, dei Della Torre, dei Castiglioni. Al di là di questa costruzione sorge l'abside, che rimonta al secolo VIII e che quindi è la parte più antica della basilica, la quale porta con sè le stigmate dei periodi e delle vicende attraversate, negli elementi architettonici disparati, stretti però in un'armonica sintesi di storia dell'arte nostra. A sinistra della Chiesa, proporzionato, terminante in snella cuspide, s'aderge il campanile.

La Cappella Portinari, imita alla Chiesa da un andito aperto nell'abside, fu iniziata nel 1462 e compiuta nel 1466. Michelozzo Michelozzi vi trasfuse il gusto della rinascenza, fatto di grazia e di proporzione.

Interno Basilica di Sant'Eustorgio
L'interno


L'interno della basilica ha tre navi di cui la centrale è absidata; otto campi di volte formano il corpo principale; l'ultimo reparto con volta a botte sigilla il corpo al frontone dell'abside. I piloni di sarizzo sono a fascio, traente quattro in prossimità dell'altare maggiore, particolarità quasi unica nei monumenti lombardi coevi. Solo le prime tre arcate hanno matronei.

Bellissima opera d'arte, di delicato ignoto scalpello del secolo XIV, è il trittico dell'altare maggiore. È diviso in due piani, con nove scompartimenti i quali portano riprodotti i principali episodi della passione di Cristo. Alcuni attribuirebbero quest'opera a Giovannino de' Grassi. Il Ciborio dello stesso altare fu disegnato dall'architetto Pirovano e cesellato (1901) da Giovanni Lomazso. La pittura della parete di sotegno della pala dell'altare maggiore pare sia di Gaudenzio Ferrari.

Cappella degli Angeli
Cappella degli Angeli


Negli ultimi mesi dell'anno 1929, durante il restauro del sottocoro, per adattare la Cappella degli Angeli ad essere dedicata ai caduti, furono scoperti due affreschi alle pareti laterali esterne. Il primo è del 1565 e sembra rivelare una leggera influenza luinesca. E' una teoria di santi cui sotto è aggiunto il dì della festa liturgica. L'affresco dell'altra parete è di epoca posteriore e descrive la leggenda dei Sette Dormienti. Migliore del primo per sicurezza di disegno, affronta con abilità gli scorci ed è ricco di una più vivace gamma cromatica. L'interno della Cappella è stato Trescato da Urbino da Crema con episodi biblici riguardanti gli Angeli; affreschi che rivelano più artificio che arte. La decorazione è completata con stucchi e riquadri colorati.

Il pergamo è di notevole fattura e ben si accorda all'ambiente. L'architettura che si incornicia l'organo è del 1867, opera intonata allo stile del tempio, dovuta all'architetto Brocca. Un discreto quantitativo di sculture e pitture antiche tornò alla luce durante i restauri; e la decorazione moderna è dovuta ad Agostino Caironi (1819-1907), il quale non riuscì a sentir bene l'architettura per la quale il suo pennello lavorava, così che, se l'opera sua è lodevole.

Trittico di Bergognone
Trittico di Bergognone


Nella Cappella Brivio v'è un trittico, riccamente incorniciato, del Bergognone, opera squisita, conte tutte quelle uscite dalla dedicata mano di quest'artista. Nella stessa cappella sorge, sostenuto da quattro colonne, il monumento funebre a Giacomo Stefano Brivio, morto nel 1484; è opera dello scultore Tommaso Cazzaniga, il quale ripetè il disegno, talora più arricchito, della tomba al Vescovo di Cremona Giacomo Antonio della Torre, esistente a Santa Maria delle Grazie.

Le quattro colonne sono a forma di candelabri, secondo l'uso dei cenobi lombardi e Turila è divisa in tre specchi, abbelliti da bassorilievi. L'arca di Pietro Torelli sembra potersi attribuire a Jacopino da Tradate (1420).

Era basata su sei colonnine ritorte abbinate, poggianti su tre zoccoli ed è tutta ornata da nicchiette con Santi. Di più largo respiro e gioiello d’arte è il mausoleo eretto circa il 1350 a Stefano I Visconti. E a due piani, sorretti da colonne a spira profonda. L’arca è adorna di statue e bassorilievi. Degno di nota è un crocifisso duecentesco nella quinta cappella.

I tre monumenti sepolcrali della sesta cappella documentano la varia influenza esercitata da Balduccio di Pisa. Quello a Gaspare Visconti non è di felice concezione; quello di fronte è assai migliore. La pala d’altare di questa cappella, raffigurante S. Tommaso d’Aquino, è di un Procaccini. La settima cappella (Torriani-Visconti) ha sua volta ornata d’affreschi del secolo XV, ora però assai deperiti. Di buona Lura i due quadri del secolo XVII alle pareti laterali.

A destra dell'altare maggiore, nell’andito della piccola porta meridionale, è la Cappella dei Re Magi, raffazzonata baroccamente nel 1733. Pare che quivi in antico fosse un'abside destra della basilica.

Reliquario Re Magi
Reliquario Re Magi


Addossato al muro, un grande avello liscio reca un'iscrizione sul coperchio: Sepulcrum Trium Magorum. La leggenda pretenderebbe donato, contenente i turpi dei Magi, da Costante all’Arcivesco Sant'Eustrogio (343-355) e da questo traportato a tiro di buoi da Costantinopoli. Non è certo quando quell’avello ospitasse le reliquie dei Santi Magi; è certo che ivi esistettero e che furono tolte nel 1164 dal Barbarossa e trasferite a Colonia.

Il sepolcro non ha interesse artistico. Nell’arco superiore della cappella è frescata un’adorazione dei Magi di ignoto autore del 1500.

Attiguo al livello è l'altare dedicato al culto dei S.S. Magi, adorno di un trittico, scolpito in marino da mano abile nel 1347.

Le scene raffigurate in bassorilievo si riferiscono ai Santi cui è dedicato l’altare. Sotto la scultura venne adattata un’urna di bronzo ornata di smalti in stile romanico, del Cav. G. Radaelli, la quale racchiude poche reliquie dei Magi che il Cardinal Ferrari riottenne da Colonia nel 1903.

Vi è collocato in questa cappella un quadro di Bernardino Storer. E’ una tela di grandi dimensioni raffigurante la strage degli Innocenti, con grazia, vigorìa e sapiente uso di colori, da avvicinarsi al modo del Tintoretto.

L’interno della Cappella Portinari abbandona la forma poligonale esterna per divenire cupola quadrilatera.

La decorazione è eseguita con savi criteri, così che si fonde con l’architettura e le dà giusto rilievo. Dello stesso architetto Michelozzi sembrano i temi decoraivi e vi lavorò a tradurli in atto, con vigorìa e grazia, Giovanni Antonio Amadeo. Pietre, terrecotte e colori, fusi in meravigliosa armonia, gareggiano a fare da preziosa custodia a quell’altro gioiello che è l’arca di S. Pietro.

Essa è opera di Giovanni Balduccio da Pisa. Il monumento consiste in un grande avello sorretto da otto pilastri a ciascuno dei quali appoggia il dorso una figura di misura oltre la metà del naturale (1,05), la quale ha sotto il plinto una coppia di figure allegoriche. L'arca, nel giro delle due facce, si divide in riquadrature, istoriate di sculture rilievo; tre per ciascuna faccia maggiore, una ai lati; altre statuine abbellano altre parti dell'arca. Il coperchio, istoriato esso pure, ascende a piramide tronca, su cui posa un tabernacolo triforo. Complessivamente l'arca reca circa 200 figure. Il monumento in marmo di Carrara racchiude il capo del martire domenicano.

Alla parte inferiore di questa splendida opera d'arte sono raffigurate le virtù morali e teologali, scolpite in un'attitudine e movenze assai atte ad esprimerne il significato, mentre i piedi di ciascuna figura allegorica poggiano sul gruppo di simboli esprimenti il vizio contrapposto.

Sulle facce dell'avello sono scolpiti otto episodi della vita del martire. Addossati ai pilastri divisori sono otto statue di santi. Il lavoro è dei più accurati e perfetti. Ammirevole la bontà del disegno, la copia delle invenzioni e l'ardimento dei concetti; è davvero l'arte dei Busti anticipata di quasi due secoli.

La basilica possiede una discreta collezioni di quadri, distribuiti sulle pareti del tempio o conservati nella sacrestia.

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