Santa Filippina Rosa Duchesne

Santa Filippina Rosa Duchesne
Nome: Santa Filippina Rosa Duchesne
Titolo: Monaca
Nascita: 29 agosto 1769, Grenoble, Francia
Morte: 18 novembre 1852, St. Charles, Missouri
Ricorrenza: 18 novembre
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
Beatificazione:
12 maggio 1940, Roma, papa Pio XIII
Canonizzazione:
3 luglio 1988, Roma, papa Giovanni Paolo II


Filippina Rosa Duchesne nacque a Grenoble il 29 agosto 1769, in una famiglia prospera e benestante; il padre, Pierre-Frangois Du-chesne, era un importante avvocato e politico, mentre la madre, Rose-Euphrosine Périer, era figlia di un mercante. Filippina Rosa era la seconda dei loro sei figli, ma in realtà era la maggiore, perché la sorella primogenita morì durante l'infanzia.

I primi anni di vita furono turbati dal fatto che la Francia si stava avviando verso la Rivoluzione, ma la bambina crebbe nonostante tutto in un ambiente felice e in una famiglia numerosa. Si affezionò in modo particolare alla cugina Joséphine Périer, sua amica e corrispondente per tútta la vita; la sua personalità forte e autoritaria si manifestò molto rapidamente, così come la serietà innata, e, nonostante le comodità da cui era circondata, fu sempre conscia delle disuguaglianze sociali e del fatto che altri non erano stati al, trettanto fortunati. Filippina Rosa ricevette una buona educazione, cosa insolita in quel periodo, frequentando la scuola delle monache della Visitazione a Ste-Marie-d'En-haut e avendo lo stesso tutore della cugina. Subì un'attrazione precoce per la storia, e il suo interesse per la vita missionaria, in particolare in America, fu stimolato dalla visita di un gesuita che aveva svolto la sua attività in Louisiana e che descriveva la vita degli indiani.

A diciassette anni Filippina Rosa comunicò ai genitori, che stavano già cercando un marito per lei, l'intenzione di diventare monaca; dopo una certa opposizione iniziale, il padre le permise di entrare nella congregazione di Ste-Marie-d'En-haut, ma diciotto mesi dopo non le concesse di pronunciare i voti, con la motivazione che il futuro della Francia gli appariva incerto, e in questo ebbe ragione.

Nd 1789 la Rivoluzione aveva già avuto inizio, e nel 1791 le monache della Visitazione furono cacciate da Grenoble. Filippina Rosa ritornò a casa dalla sua famiglia e durante la Rivoluzione si dedicò all'assistenza dei malati, alle necessità dei detenuti e soprattutto all'istruzione dei bambini.

Nel 1801 il Vaticano, nella persona di papa Pio VII (1800-1823), firmò un concordato con Napoleone, che segnò la fine dcl periodo decennale di conflitti tra la Chiesa e i rivoluzionari, e che ristabilì il cattolicesimo come religione ufficiale di Francia. Filippina Rosa si trasferì in questo periodo negli edifici dell'ex monastero di Ste-Allad'Enliaut, con la speranza di ristabilirvi la congregazione della Visitazione, ma l'impresa incontrò molte difficoltà e il 21 agosto 1802 (festa di S. Giovanna Francesca di Chantal, la fondatrice dell'Ordine della Visitazione) Filippina Rosa e un'altra consorella erano le sole rimaste al convento. Accettando l'inevitabile, decise di donare gli edifici e di unirsi a Maddalena Sofia Barat (25 mag.), che aveva appena aperto ad Amiens il primo convento della Congregazione dcl Sacro Cuore e che accettò l'offerta: il 31 dicembre 1804 Filippina Rosa e altre quattro monache furono ammesse come postulanti, e Filippina Rosa pronunciò i voti meno di un anno dopo.

All'inizio dcl 1806, l'abate di La Trappe, don Agostino de Lestrange, che nel 1803 aveva mandato i primi monaci cistercensi in America settentrionale, visitò Ste-Marie-d'En-haut e il desiderio giovanile di Filippina Rosa, di partire come missionaria, si risvegliò; sebbene madre Barat, in principio approvasse la sua decisione, la giovane dovette attendere altri dodici anni, preparandosi spiritualmente e acquisendo una certa pratica amministrativa necessaria allo scopo. Verso la fine dcl 1816, poi, il vescovo Guglielmo Dubourg della Louisiana, che cercava di reclutare monache per la sua diocesi, fu incoraggiato da Luigi, fratello di madre Barat, a prendere in considerazione Filippina Rosa. Ascoltando questa proposta, madre Barat esitò, ma alla fine accettò; vi fu un momento critico nel 1817, quando il vescovo fece ritorno e scoprì che aveva cambiato idea, ma poi grazie all'impetuoso entusiasmo di Filippina Rosa, decise di mandare in Louisiana cinque suore del Sacro Cuore, guidate da Filippina Rosa in veste di superiora, che partirono da Parigi 1'8 febbraio 1818 e salparono da Bordeaux il 21 marzo.
Il viaggio fu lungo e faticoso e non raggiunsero New Orleans prima del 29 maggio; poi ripartirono immediatamente, risalendo il Mississippi, per St. Louis, città in cui vivevano a quel tempo seimila abitanti, nell'attuale Missouri. Il vescovo Dubourg le accolse cordialmente e costruì una capanna per loro a St. Charles, sulle rive del Missouri, loro prima residenza in territorio americano, dove aprirono immediatamente la prima scuola gratuita per i bambini poveri, a ovest del Mississippi. La popolazione bianca (costituita da francesi, inglesi, creoli e altri) era per lo più cattolica e la maggior parte era bilingue (le monache avevano iniziato a studiare l'inglese mentre si trovavano ancora in Francia, e ciò costituì un problema per Filippina Rosa, perché non riuscì mai ad avere la padronanza di questa lingua); gli altri abitanti, invece, erano povei e per certi aspetti ignoranti. Gli indiani, inoltre, non erano «i selvaggi docili e innocenti» a cui Filippina Rosa aveva sognato di insegnare, al contrario «le donne erano pigre e dedite al bere, quanto gli uomini».

Nel complesso il primo anno fu molto difficile, e verso la fine del 1819, quando il clima era molto freddo, si trasferirono in una casa di mattoni a tre piani, che il vescovo Dubourg aveva trovato per loro a Florissant, vicino a St. Louis. La prima cosa che fece Filippina Rosa fu di erigere un piccolo santuario in onore di S. Giovanni Francesco Regis (16 giu.), un missionario gesuita francese che aveva svolto il suo apostolato in mezzo ai poveri, per il quale aveva una forte devozione, e a cui una volta aveva fatto voto, in cambio di qualche favore ricevuto, di far costruire un oratorio e un altare in suo onore in qualunque convento avesse vissuto.

Il maggior spazio a disposizione diede a Filippina l'idea di fondare un noviziato; il vescovo Dubourg non era molto sicuro del successo, viste le differenze tra l'atteggiamento dei francesi e degli americani, tuttavia una giovane donna di nome Maria Layton vi entrò come suora laica e il 22 novembre 1820 fu la prima americana a ricevere l'abito della Congregazione del Sacro Cuore di Gesù. Incoraggiata dall'apertura del noviziato e dai progressi della scuola, Filippina iniziò a fare progetti per il futuro, ma non riuscì mai a condividere in realtà le idiosincrasie della cultura americana (una società egalitaria in cui esisteva la schiavitù); con il trascorre re degli anni, tuttavia, temperò il suo atteggiamento, divenendo tirai" teamtica rispetto ai propri limiti, e il suo entusiasmo sembrò iresioniale. Nel 1821 Filippino scrisse a madre Barat: «Pensavo di lower raggiunto il culmine della mia ambizione, ma sto bruciando dal desiderio di andare in Perù; a ogni modo sono più ragioneade di quando ero in Francia ed ero solita importunarvi con le mie vane aspirazioni».

In quello stesso anno, nel 1821, fu aperto il secondo convento della congregazione a Grand Coteau, Louisiana, a circa duccentocinquanta chilometri a ovest di New Orleans; il viaggio intrapreso da Filippina Rosa per visitare la nuova casa, fu il peggiore della sua vita (quattro settimane per risalire con un battello a vapore il Mississippi all'andata, e nove al ritorno, durante il quale scoppiò un'epidemia di febbre gialla a bordo: qui, assistendo i malati, contrasse la malattia e fu sbarcata a Natchez).

Ritornata a Florissant dovette affrontare numerosi problemi, in particolare legati alla scuola, minacciata da gravi problemi finanziari e dalle calunnie di alcuni dissidenti; quando la situazione sembrò volgere al peggio e rimanevano solo cinque studenti, giunsero in aiuto alcuni gesuiti dal Maryland e, con il loro appoggio, Filippina Rosa aprì due nuovi conventi a St. Michael, vicino a New Orleans, nel 1826, e a St. Louis nel 1827, e l'anno successivo riaprì il convento di St. Charles.

Nonostante questi risultati, i dieci anni successivi di duro lavoro, di delusioni e di malattie lasciarono Filippina Rosa in uno stato cronico di sofferenza e accrebbero il suo desiderio di abbandonare il compito che non aveva mai voluto svolgere come protagonista. Il suo desiderio fu alla fine soddisfatto nel 1840, non da madre Barat, ma da madre Elisabetta Galitzin, l'assistente generale della congregazione, una donna dal carattere autoritario simile a quello di Filippina, che era più giovane. Durante una visita ai conventi americani, madre Galitzin, accettando senza esitazione le sue dimissioni, riuscì a dare a Filippina, che aveva già settantuno anni, l'impressione di avere in un certo senso fallito nell'incarico che le era stato assegnato. Non è difficile immaginare il dolore evidente causato da questo abbandono, dato tutto dò che aveva sopportato così prontamente in termini di solitudine, la lontananza dai suoi più cari amici e la difficoltà di conoscere un nuovo linguaggio e una nuova cultura.

Filippina Rosa, tuttavia, sempre realistica, andò a vivere nel convento di St. Louis e, cercando di dimenticare il passato, si dedicò agli indiani per amore dei quali aveva deciso di partire per l'America, all'inizio. Fu una delle quattro suore che, per richiesta di p. Pietro De Smet della Compagnia di Gesù, fondarono una scuola per gli indiani potawatomi, a Sugar Creek, nel Kansas. Sfortunatamente era ormai troppo tardi: Filippina Rosa aveva trovato la lingua inglese difficile, ma la lingua potawatomi era impossibile e la difficoltà della vita era eccessiva per la sua salute in declino, perciò i suoi superiori la richiamarono e lei partì senza protestare.

Trascorse gli ultimi anni di vita a St. Charles, dove ricevette l'incarico di badare ai conventi che aveva fondato, che rischiavano la chiusura; per circa quattro anni rimase senza il suo appoggio maggiore quando, per ragioni ancora poco chiare, madre Barat smise di scriverle. L'interruzione di questa corrispondenza probabilmente ebbe luogo nel 1843, a causa di una semplice incomprensione sulla chiusura di una delle scuole, motivo di per sé irrilevante. Per Filippina, che sentiva già di aver fallito nel mantenere fede al voto fatto a S. Giovanni Francesco Regis (madre Galitzin aveva tolto l'immagine del santo durante la sua visita sostituendola con una del Sacro Cuore) e di essere la causa di tutti i problemi, quel silenzio fu la fonte di un'enorme dolore. Fortunatamente, qualcuno avvisò madre Barat, e nel 1847 non solo le scrisse, ma con grande sensibilità le fece recapitare la lettera da una delle nipoti di Filippina in persona, che era entrata nella Congregazione del Sacro Cuore di Gesù.

Alla morte di Filippina Rosa, il 18 novembre 1852, all'età di ottantatré anni, un contemporaneo disse di lei: «Fu il S. Francesco d'Assisi della congregazione; ogni cosa dentro e intorno a lei fu suggellata dal marchio di una vita crocifissa». Filippina fu sepolta nella cappella del convento di St. Charles, dove si trova il suo sepolcro disadorno; il progetto di costruire una chiesa più grande in suo onore non fu mai portato a termine, probabilmente perché, come afferma uno dei suoi biografi, non avrebbe meritato l'attenzione e la spesa sarebbe stata inutile. Filippina è stata beatificata da papa Pio XII (1939-1958) nel 1940 e canonizzata da papa Giovanni Paolo II nel 1988.

MARTIROLOGIO ROMAMNO. Nella città di Saint-Charles in Missouri negli Stati Uniti d’America, santa Filippina Duchesne, vergine delle Suo re del Sacro Cuore di Gesù, che, nata in Francia, al tempo della rivoluzione in patria aggregò una comunità religiosa e, recatasi poi in America, vi istituì numerose scuole.

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