Il Beato Giordano Forzatè nacque a Padova intorno al 1158, in una nobile famiglia dell'aristocrazia comunale, i Transalgardi Forzatè, profondamente coinvolta nella vita politica e religiosa della città. Fin da giovane mostrò una forte inclinazione verso la vita spirituale e, secondo la tradizione, dopo il devastante incendio che colpì Padova nel 1174, trovò rifugio nel monastero benedettino di San Benedetto, dove maturò la decisione di consacrarsi completamente a Dio.
Entrato nell'Ordine benedettino, Giordano si distinse rapidamente per la sua cultura, la prudenza e le sue doti di governo. Intorno al 1213 divenne priore del monastero di San Benedetto di Padova, trasformandolo nel centro di un importante movimento di riforma della vita religiosa.
La sua opera diede origine all'Ordo monachorum alborum Sancti Benedicti de Padua, conosciuto come l'Ordine dei "Monaci Bianchi" o "Albi". La congregazione riuniva monasteri maschili e femminili, ospedali e comunità religiose accomunate dal desiderio di vivere con maggiore fedeltà la Regola di san Benedetto, adattandola alle nuove esigenze pastorali della società del XIII secolo.
Giordano Forzatè esercitò una profonda influenza sulla vita religiosa del Veneto. Fu incaricato dai papi Innocenzo III, Onorio III e Gregorio IX di numerose missioni ecclesiastiche.
Visitò monasteri, promosse la riforma della disciplina religiosa, intervenne nell'elezione di alcuni vescovi e contribuì al rinnovamento della vita monastica. La sua autorevolezza era tale che Innocenzo III lo propose come vescovo di Ferrara nel 1211, ma Giordano rinunciò all'incarico, preferendo continuare il proprio servizio come monaco e priore.
Oltre all'attività religiosa, Giordano svolse un ruolo fondamentale nella vita civile della Marca Trevigiana.
Grazie alla sua saggezza fu spesso chiamato come:
Le cronache del tempo lo descrivono come uno degli uomini più autorevoli della regione, tanto che molti lo consideravano il "padre di Padova" per la sua capacità di ricomporre conflitti e favorire la concordia.
Giordano fu contemporaneo di sant'Antonio di Padova e condivise con i nuovi Ordini mendicanti il desiderio di rinnovare la vita della Chiesa.
Partecipò al processo di canonizzazione di sant'Antonio, istituito da papa Gregorio IX poco dopo la morte del Santo, collaborando con il vescovo di Padova e con i Domenicani. Intrattenne inoltre rapporti di stima con Francescani e Domenicani, favorendo il loro insediamento nella città.
Nel 1237, quando Ezzelino III da Romano conquistò Padova, Giordano divenne uno dei principali oppositori morali del nuovo regime.
Accusato di sostenere i nemici del tiranno, venne arrestato e rinchiuso nel castello di San Zenone presso Asolo, dove rimase prigioniero per circa due anni. Successivamente, grazie all'intervento dell'imperatore Federico II, fu liberato e affidato al patriarca di Aquileia.
Per evitare nuove persecuzioni trovò rifugio a Venezia, nel monastero cistercense della Celestia, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita.
Il Beato Giordano morì a Venezia il 7 agosto 1248, dopo una vita dedicata alla preghiera, alla riforma della Chiesa e alla riconciliazione tra gli uomini.
Nel 1260 il suo corpo fu traslato a Padova e oggi è venerato nella chiesa di San Benedetto Vecchio, dove continua a essere meta di devozione da parte dei fedeli.