Il Beato Gerardo Mecatti nacque intorno al 1174 a Villamagna, nei pressi di Firenze, da una famiglia agiata di contadini. Rimasto orfano in giovane età, venne accolto da una famiglia nobile fiorentina, presso la quale ricevette educazione e formazione cavalleresca.
Ancora giovane partecipò a spedizioni in Terra Santa come cavaliere e pellegrino. Durante una delle crociate fu fatto prigioniero dai musulmani e dovette sopportare dure sofferenze prima di essere liberato. Questa esperienza segnò profondamente la sua vita spirituale e contribuì alla sua conversione interiore.
Tornato in Toscana, Gerardo decise di abbandonare la vita mondana e distribuì i suoi beni ai poveri, scegliendo una vita di penitenza, preghiera e carità. Colpito dall’esempio di San Francesco d’Assisi, aderì spiritualmente al Terz’Ordine francescano e si ritirò in un piccolo eremo vicino a Villamagna.
Nel suo romitaggio accolse pellegrini, assistette gli infermi e aiutò i poveri che si rivolgevano a lui. La tradizione racconta che trascorresse lunghe ore nella contemplazione e nella preghiera, vivendo in estrema semplicità e mortificazione.
Molti episodi prodigiosi furono attribuiti alla sua intercessione. Uno dei più celebri riguarda un miracolo avvenuto poco prima della morte: ammalato e ormai anziano, chiese di mangiare ciliegie nel pieno dell’inverno. Una religiosa uscì incredula e trovò miracolosamente un ciliegio carico di frutti maturi. Per questo motivo il Beato Gerardo viene spesso raffigurato con un ramo di ciliegie in mano.
Morì probabilmente intorno al 1245 a Villamagna, dove la sua tomba divenne subito meta di devozione popolare. Il suo corpo venne custodito nell’oratorio dedicato a lui, ancora oggi luogo di venerazione.
Il culto del Beato Gerardo Mecatti fu confermato da Papa Gregorio XVI il 18 maggio 1833. La Chiesa lo ricorda come esempio di cavaliere convertito alla povertà evangelica, alla penitenza e al servizio dei più deboli.