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Beato Bartolo Longo

Beato Bartolo Longo
Nome: Beato Bartolo Longo
Titolo: Laico fondatore
Memoria: 05 ottobre




Bartolo (Bartolomeo) Longo nacque il 10 febbraio 1841 a Lariano, in provincia di Brindisi. Terminate le scuole superiori, prese in considerazione l'ipotesi di andare a studiare diritto presso l'università di Napoli, ma il clima della città, agitato da forti sconvolgimenti politici, lo indusse a intraprendere tali studi privatamente. Di temperamento estroverso e appassionato di musica, si nutrì per un anno di sole patate (patendone nella salute) al fine di poter acquistare un pianoforte e un flauto, e non mancò di interessarsi anche di scherma e di ballo.

Dal momento che, in seguito all'annessione del regno di Napoli alla nascente Italia, non vennero più riconosciuti i suoi studi privati, si iscrisse all'università e qui, totalmente conquistato dal forte anticlericalismo del corpo docenti, prese parte a manifestazioni contro il papa e il clero.

Nel medesimo istante, colpito da forti dubbi sul senso della fede e l'autenticità dei suoi fondamenti, andava interessandosi allo spiritismo: vi era allora a Napoli un movimento spiritualista ben sviluppato, organizzato quasi come una setta religiosa, con la nomina di sacerdoti propri e l'imitazione di alcuni riti della Chiesa.

Gli adepti di questo movimento asserivano anche di comunicare frequentemente col demonio, il quale appariva loro sotto le spoglie dell'arcangelo Michele. Ciò che salvò Bartolo dai peggiori eccessi del movimento fu l'amicizia con Vincenzo Pepe, un professore profondamente religioso e originario del suo stesso paese, che lo indusse gradualmente a confidarsi con un santo e dotto frate domenicano, sotto la cui direzione Bartolo tornò alle pratiche religiose e divenne terziario domenicano.

Conseguita la laurea in legge alla fine del 1864, fece ritorno alla propria casa iniziando a lavorare come avvocato. Vivendo con la famiglia, si dedicò a una vita di pietà e di opere caritative.

Due volte sul punto di sposarsi, rinunciò infine all'idea, principalmente influenzato, pare, dalle parole di un sacerdote redentorista, il ven. Emanuele Ribera, che gli disse: «Il Signore vuole da te grandi cose; sei destinato a compiere un'alta missione». Bartolo, interrompendo l'esercizio della professione, fece voto di castità perpetua e decise di tornare a Napoli per dedicarsi a una vita dí opere di bene. Entrò così in stretta amicizia con la contessa Marianna De Fusco, e questo fatto condizionò tutto il suo futuro: divenne l'istitutore dei suoi figli e l'amministratore delle sue proprietà, impegnandosi al tempo stesso a fianco di lei in molte e diverse attività caritative.

La loro amicizia era così profonda che diede origine a spiacevoli pettegolezzi: in un primo tempo decisero di ignorarli, ma in seguito, rendendosi conto che queste voci interferivano con ciò che avevano intenzione di portare avanti e consigliati in questo senso da Leone XIII, nel 1885 si sposarono, pur rimanendo decisi a vivere insieme come fratello e sorella.

La contessa possedeva nell'area intorno a Pompei delle proprietà e Bartolo doveva visitarle periodicamente: nel corso di questi sopralluoghi, egli si accorse dell'ignoranza religiosa della gente di campagna e iniziò quindi a insegnare il catechismo e a recitare il Rosario. Quando Bartolo collocò un'immagine della Madonna del Rosario sull'altare della chiesetta parrocchiale, si cominciarono a registrare numerosi miracoli in risposta alle preghiere della popolazione locale e il santuario divenne presto famoso.

Creatasi quindi la necessità di un edificio più adatto e incoraggiato dal vescovo locale, Bartolo diede inizio nel 1876 alla costruzione di un nuovo santuario (terminato l'anno successivo) in cui la famosa immagine della Madonna del Rosario fu collocata su uno splendido trono e incoronata con un prezioso diadema, benedetto dal papa Leone XIII. Bartolo fondò anche un periodico, Il Rosario e La Nuova Pompei, distribuito anche ai non abbonati, attraverso cui intendeva diffondere la devozione alla B.V. Maria e rendere conto delle grazie e dei favori ottenuti presso il nuovo santuario. Attrezzatosi con una macchina da stampa, pubblicò un gran numero di opuscoli e di libri sugli stessi temi, particolarmente interessato a incoraggiare il popolo a recitare il Rosario.

Durante questo periodo continuò sempre a dedicarsi a opere di carità: fondò un orfanotrofio femminile, affidandone la direzione alle Figlie del Rosario di Pompei, congregazione religiosa da lui fondata; non pago, fondò anche un "Istituto dei Figli dei Carcerati", il cui scopo era il soccorso a coloro che soffrivano senza propria colpa e di confutazione delle teorie lombrosiane che volevano i criminali incorreggibili e destinati per istinto ereditario a una vita criminosa. Scriveva «Cristo è il mio maestro, la mia guida e la mia luce [.. .] Ora Cristo, avendo compassione dei bambini, disse: "Lasciate che i bambini vengano a me". Credetemi, mentre li accoglieva, non faceva differenza tra i figli di criminali e quelli nati criminali; ancor meno cercava di studiare i loro crani o i loro visi alla ricerca [...] dei fatali segnali di un'innata criminalità. No; egli li abbracciava tutti quanti [...] E questo è quello che io faccio: quando accolgo i miei bambini, i figli di carcerati, non guardo i loro crani o i loro volti; mi basta vedere che sono innocenti respinti e abbandonati, e questo mi basta: me li porto al cuore e comincio a istruirli» (Mondrone). Chiamò i Fratelli delle Scuole cristiane a dirigere l'istituto, e vennero promossi con grande successo programmi educativi e vocazionali.

L'opera fu ampliata nel 1922 con la costruzione di una analoga scuola destinata alle figlie dei carcerati: le iniziative di Bartolo in questo campo gli valsero gli elogi di molti riformatori penali di tutto il mondo.

Nel 1893 donò al papa il nuovo santuario con la terra circostante, comprese tutte le altre opere pompeiane. Rimasto come amministratore, rinunciò alla fine anche a questa carica in obbedienza alla richiesta di papa S. Pio X (26 ago.), ritirandosi quindi definitivamente nel 1906. Pur riuscendo a portare a compimento così tante iniziative, ebbe anche a sopportare delle prove e soprattutto una forte opposizione, scaturita in parte da coloro che erano invidiosi dei suoi successi, in parte da coloro che si opponevano all'influenza religiosa che esercitava.

In diverse occasioni fu accusato di essere pazzo, o un profittatore, o di riempirsi le tasche con il denaro offerto al santuario e per altre buone cause. A queste sofferenze sono da aggiungere i problemi di salute che lo afflissero per gran parte della vita.

Nel maggio del 1925 gli fu conferito il titolo di cavaliere della Gran Croce del Santo Sepolcro, celebrazione durante la quale Bartolo annunciò pubblicamente il suo testamento: non avendo né denaro né proprietà da lasciare in eredità, disse, desiderava distribuire alle diverse fondazioni le insegne cavalleresche e gli ordini che aveva ricevuto, chiedendo infine di poter essere seppellito nel santuario da lui edificato. Morì nell'ottobre del 1926 con il Rosario tra le dita e il crocifisso in mano e fu sepolto, come aveva richiesto, ai piedi del trono della Madonna. È stato beatificato nel 1980. Il testo della preghiera approvato per la liturgia parla di lui come «araldo della Beata Vergine Maria del Rosario, e padre di bambini bisognosi e orfani, uomo di grande pietà ed esempio di carità».

La sua Nuova Pompei comprende due orfanotrofi, due istituti per l'istruzione dei figli e delle figlie dei carcerati, una casa editrice, un osservatorio, il museo del Monte Vesuvio, un albergo per i pellegrini, una moderna Casa del Rosario e un seminario, senza dimenticare il santuario stesso, che continua ad attirare centinaia di migliaia di pellegrini. Non tutte le opere sopra elencate esistevano al tempo in cui Bartolo morì, ma si può comunque vedere in esse il frutto della sua lungimiranza e del suo vigore.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Pompei presso Napoli, beato Bartolomeo Longo: avvocato dedito al culto mariano e all’istruzione cristiana dei contadini e dei fanciulli, fondò, con l’aiuto della pia moglie, il santuario del Rosario a Pompei e la Congregazione delle Suore che porta lo stesso titolo.

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