Santa Maria Elisabetta Hesselblad nacque il 4 giugno 1870 a Fåglavik, in Svezia, in una famiglia luterana. Quinta di tredici figli, crebbe in un ambiente semplice, segnato dalla fede e dal lavoro. Fin da giovane mostrò una grande sensibilità verso le persone sofferenti e un profondo desiderio di ricerca spirituale.
A causa delle difficoltà economiche della famiglia, emigrò negli Stati Uniti, dove studiò infermieristica e lavorò negli ospedali di New York. Il contatto quotidiano con i malati e con persone di diverse confessioni cristiane alimentò in lei una profonda riflessione sulla fede e sull'unità dei cristiani.
Dopo un lungo cammino interiore, nel 1902 entrò nella Chiesa cattolica. La sua conversione fu accompagnata dal desiderio di dedicare completamente la propria vita a Dio e di seguire l'esempio di Santa Brigida di Svezia, alla quale era molto devota.
Nel 1906 ricevette l'abito religioso e lavorò per far rinascere l'antico Ordine del Santissimo Salvatore di Santa Brigida, dando origine al ramo moderno delle Suore Brigidine. La sua missione fu caratterizzata dalla preghiera, dall'accoglienza, dall'assistenza ai poveri e dall'impegno per il dialogo e l'unità tra i cristiani.
Durante la Seconda guerra mondiale, a Roma, dimostrò grande coraggio offrendo rifugio e protezione a numerose persone perseguitate, in particolare famiglie ebree, rischiando la propria sicurezza per salvare vite umane.
La sua vita fu segnata da una profonda carità, dalla fedeltà alla Chiesa e dal desiderio di costruire ponti tra persone e popoli diversi. Morì a Roma il 24 aprile 1957 nella casa di Santa Brigida, lasciando un'importante eredità spirituale.
Fu proclamata beata da San Giovanni Paolo II il 9 aprile 2000 e canonizzata da Papa Francesco il 5 giugno 2016.
La memoria liturgica di Santa Maria Elisabetta Hesselblad si celebra il 4 giugno. È ricordata come esempio di fede, accoglienza e amore concreto verso il prossimo.