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Santa Maria Crocifissa di Rosa

Santa Maria Crocifissa di Rosa
Nome: Santa Maria Crocifissa di Rosa
Titolo: Vergine
Ricorrenza: 15 dicembre




Suo padre, Clemente Di Rosa, è un cospicuo imprenditore bresciano. La madre, Camilla Albani, appartiene alla nobiltà bergamasca, e viene a mancare quando lei, Paola Francesca, ha soltanto undici anni. A quell'età entra nel collegio della Visitazione per gli studi, e ne esce a diciassette anni. Il padre comincia a parlare di matrimonio, ma non se ne farà nulla, perché lei vuole restare fedele al voto di castità fatto in istituto. Niente matrimonio, dunque. Il padre la mette subito ai lavori, allora, mandandola a dirigere una sua fabbrica di filati di seta ad Acquafredda, un paese del Bresciano in riva al Fiume Chiese, con una settantina di operaie. Siamo nel regno LombardoVeneto che, malgrado íl nome, è una provincia a statuto speciale dell'Impero austriaco, governata dall'arciduca Ranieri d'Asburgo col titolo di vicerè. Austriaco è pure l'arcivescovo di Milano, Gaetano Gaysruck, spesso però in polemica con i governanti.

Così, la giovane manager col voto di castità si impegna nell'azienda di famiglia. E al tempo stesso organizza aiuti per i poveri e gli ammalati in necessità, e si dedica all'istruzione religiosa femminile, aiutata da alcune ragazze. Insieme si fanno infermiere volontarie e lavorano senza alcun riconoscimento civile o ecclesiastico. Nel 1836 la Lombardia è colpita dal colera, che fa trentaduemila morti e si estende anche al Veneto e all'Emilia. Con le sue ragazze, Paola Francesca fa servizio volontario nel lazzaretto, assiste chi è malato in casa, si occupa degli orfani. Dà anche vita a due scuole per sordomuti. Nel 1840 si trova a capo di trentadue ragazze con esperienza infermieristica e preparate persino all'istruzione religiosa, ma ancora senza approvazioni ufficiali, senza personalità giuridica. Questo è dovuto pure alla situazione politica del tempo, a qualche ostacolo locale; e il risultato è sempre uno solo: ufficialmente Maria Francesca e tutte le sue energiche ragazze non esistono. Ma per i bresciani esistono: loro le vedono all'opera, e soprattutto ne ammirano il coraggio nella tremenda primavera del 1849, durante le Dieci Giornate; ossia quando la città si ribella agli austriaci (vincitori della guerra contro il Regno di Sardegna) e subisce poi la rappresaglia ordinata dal feroce generale Haynau. In mezzo alla tragedia, loro sono lì a soccorrere i feriti e a fare coraggio. E finalmente nel 1851 l'intrepida comunità ottiene la prima approvazione della Santa Sede come congregazione religiosa, col nome di Ancelle della Carità.

Nel 1852 Paola Francesca pronuncia i voti e come religiosa diventa suor Maria Crocifissa (ha voluto chiamarsi come la sua sorella maggiore, morta nel 1839). Guidate da lei, le Ancelle della Carità incominciano a estendere la loro opera in Lombardia e nel Veneto, ma ormai le resta poco da vivere, anche se è ancora giovane. Si ammala a Mantova, e di li ritorna a Brescia solo per morirvi, a quarantadue anni. Pio XII la proclamerà santa nel 1954. Le sue spoglie sono custodite nella casa madre di Brescia.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Brescia, santa Maria Crocifissa Di Rosa, vergine, che consacrò i suoi beni e tutta se stessa alla salvezza spirituale e materiale del prossimo e fondò l’Istituto delle Ancelle della Carità.

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