Sant'Olav II Haraldsson, conosciuto anche come Sant'Olaf, nacque intorno al 995 a Ringerike, in Norvegia. Appartenente alla dinastia degli Harald, trascorse la giovinezza come molti principi scandinavi dell'epoca: partecipò a spedizioni vichinghe, combattendo in Inghilterra, lungo le coste della Francia e nella penisola iberica. Dotato di coraggio e capacità militari, acquisì ben presto fama di valoroso condottiero. Tuttavia, durante questi viaggi maturò anche un profondo cammino spirituale che avrebbe cambiato radicalmente la sua vita.
Nel 1013 o 1014, mentre si trovava a Rouen, in Normandia, ricevette il Battesimo dal vescovo Roberto. Da quel momento decise di abbandonare la vita di predone e di dedicarsi alla costruzione di un regno fondato sui principi cristiani. Tornato in Norvegia nel 1015, riuscì a unificare il Paese e fu proclamato re nell'assemblea di Øreting. (treccani.it)
Durante il suo regno lavorò instancabilmente per consolidare il cristianesimo nel regno norvegese. Fece costruire chiese, favorì l'opera missionaria di sacerdoti provenienti dall'Inghilterra e dalla Germania, promosse la formazione del clero e introdusse leggi ispirate alla morale cristiana. Il suo obiettivo era trasformare la Norvegia da un insieme di territori ancora fortemente legati al paganesimo in una nazione unita dalla fede in Cristo. Pur utilizzando talvolta metodi severi, secondo la mentalità del suo tempo, il suo contributo fu determinante per la definitiva cristianizzazione del Paese. (britannica.com)
Le sue riforme e il rafforzamento del potere centrale suscitarono però l'opposizione di molti capi locali. Nel 1028 fu costretto a lasciare la Norvegia e trovò rifugio presso il principe Jaroslav il Saggio a Novgorod, nell'attuale Russia. Dopo due anni di esilio tentò di riconquistare il trono, confidando nell'appoggio dei suoi sostenitori. (treccani.it)
Il 29 luglio 1030, nella battaglia di Stiklestad, affrontò l'esercito dei ribelli. Combatté con grande coraggio, ma cadde sul campo, trafitto dalle armi dei suoi avversari. La tradizione racconta che affrontò la morte pregando e perdonando i nemici, offrendo la propria vita per il bene del suo popolo e per la fede cristiana. La sua morte segnò una svolta decisiva: anziché arrestare la diffusione del cristianesimo, ne accelerò il consolidamento in tutta la Scandinavia.
Subito dopo la sua morte iniziarono a diffondersi racconti di miracoli presso la sua tomba. Nel 1031 il vescovo Grimkell fece traslare le sue reliquie a Nidaros (l'attuale Trondheim) e lo proclamò santo. Il santuario sorto sulla sua tomba divenne uno dei principali luoghi di pellegrinaggio dell'Europa medievale, richiamando fedeli da tutta la Scandinavia e da molti altri Paesi. Sulla sua sepoltura fu poi edificata la maestosa Cattedrale di Nidaros, ancora oggi meta di pellegrini.
Sant'Olav è venerato come patrono della Norvegia e uno dei principali santi dell'Europa settentrionale. Il suo culto si diffuse rapidamente anche in Danimarca, Svezia, Islanda, Isole Faroe e in numerose regioni del continente. È raffigurato con la corona regale, un'ascia – simbolo del suo martirio – e il globo crucigero, segni della sua autorità esercitata al servizio della fede.
La memoria liturgica di Sant'Olav, re e martire, si celebra il 29 luglio. La sua figura continua a rappresentare l'incontro tra la tradizione nordica e il Vangelo, mostrando come un sovrano possa mettere il proprio potere al servizio della giustizia, dell'unità del popolo e della diffusione della fede cristiana.
Sant'Olav è raffigurato nell'arte cristiana con gli attributi propri della sua dignità regale e del suo martirio. L'elemento più caratteristico è la corona, che richiama il suo ruolo di re di Norvegia e la sua santità. Indossa spesso un mantello regale e tiene nella mano il globo crucigero o uno scettro, simboli del potere esercitato sotto l'autorità di Cristo.
L'attributo iconografico più distintivo è l'ascia, l'arma con cui, secondo la tradizione, fu colpito mortalmente nella battaglia di Stiklestad. Per questo motivo è spesso rappresentato con una grande ascia da guerra, talvolta appoggiata alla spalla o impugnata nella mano destra.
In molte raffigurazioni compare anche un drago o un serpente ai suoi piedi, simbolo della vittoria del cristianesimo sul paganesimo e sul male. Altre immagini lo mostrano davanti alla Cattedrale di Nidaros oppure con un modello di chiesa tra le mani, a ricordare il suo fondamentale contributo alla cristianizzazione della Norvegia.