Il successore di Stefano III al soglio pontificio fu Paolo, suo fratello minore; entrambi avevano studiato alla scuola del Laterano ed erano stati ordinati diaconi da papa S. Zaccaria (15 mar.), che fu pontefice dal 741 al 752. Durante il pontificato di Stefano, Paolo gli fu molto vicino: funse da suo ambasciatore in alcune missioni diplomatiche; lo curò durante la sua ultima malattia e, una volta succedutogli, rimase fedele alla sua linea.
Mann sottolinea che la sua abilità diplomatica prevenne i longobardi da una parte e i greci dall'altra dall'intaccare l'appena conquistato potere temporale del romano pontefice. Si mantenne in ottimi rapporti con Pipino re dei franchi, allora il più potente monarca nell'Europa cristiana, inviandogli lettere cortesi, doni (tra cui un organo) e reliquie di martiri. La protezione di Pipino fu importante baluardo sia contro i longobardi che contro i greci; il re donò alla Santa Sede il distretto di Ravenna, che aveva strappato ai longobardi; gesto di notevole significato perché la città era stata la sede del potere bizantino in Italia per oltre duecento anni, prima di essere conquistata dai longobardi nel 712.
Alcuni storici hanno sostenuto che Paolo abbia rivolto attenzione massima agli affari temporali, considerati in quel periodo i problemi più pressanti per il papato. Un contemporaneo, scrivendo nel Liber Pontificalis, sottolinea la sua benevolenza, clemenza e magnanimità; lo zelo per i bisognosi, per gli ammalati indigenti (che visitava nelle loro case o negli ospedali) e per i carcerati. Dimostrò anche grande venerazione per la memoria dei primi martiri: molte catacombe erano state distrutte o severamente danneggiate dai barbari e Paolo fece traslare le reliquie dei martiri nelle chiese di Roma. Le reliquie di S. Petronilla, che allora si pensava fosse la figlia di S. Pietro, furono traslate in un mausoleo restaurato, conosciuto come l'Oratorio dei re franchi (che avevano molta devozione per questa santa); costruì o riedificò la chiesa dei SS. Pietro e Paolo e una cappella in S. Pietro dedicata alla Vergine Maria; trasformò la sua casa paterna in un monastero per monaci greci che fuggivano alla persecuzione iconoclasta, dedicandolo ai SS. Stefano I (2 ago.) e Silvestro (31 dic.). Ricostruì la chiesa adiacente al nuovo monastero, oggi conosciuta con il titolo di S. Silvestro in Capite, con riferimento a una testa che questi monaci avevano portato dall'oriente, pensando che fosse quella di Giovanni Battista. Undici secoli questa chiesa, da tempo ricostruita, fu affidata a papa Leone XIII ai cattolici inglesi che vivevano a Roma.
Il proficuo e intenso pontificato di Paolo durò dieci anni. come diversi altri papi, soccombette all'afosa e insalubre estate romana morendo di febbre in San Paolo fuori le mura il 28 giugno 767.
Fu sepolto in San Pietro in una tomba che si era fatto preparare in anticipo.
MARTIROLOGIO ROMANO.-A Roma, san Paolo I, papa, che, uomo mite e misericordioso, si aggirava di notte in silenzio per le celle dei poveri infermi, servendo loro degli alimenti; difensore della retta fede, scrisse agli imperatori Costantino e Leone, perché le sacre immagini fossero restituite alla primitiva venerazione; devoto cultore dei santi, trasferì tra inni e cantici i corpi dei martiri dai cimiteri in rovina in basiliche e monasteri all’interno della Città e ne curò il culto.
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