La storia di Mosè è la testimonianza di come la narrazione di un'edificante conversione sía stata combinata con un'antica novella d'avventura. La Storia lausiaca di Palladio e alcuni storici della Chiesa antica menzionano il santo, così come il nuovo Martirologio Romano.
Pare che Mosè fosse un servitore o uno schiavo etiope nella casa di un ufficiale egiziano, licenziato a causa del suo comportamento immorale e in particolare per episodi di furto.
Decise allora di diventare un brigante: era un uomo alto, forte e possente e divenne presto il capo di una banda che terrorizzava il distretto. Una volta un cane da pastore abbaiando fece fallire un importante colpo. Mosè giurò allora che avrebbe ucciso il pastore: per raggiungerlo dovette attraversare a nuoto il Nilo con una spada tra i denti. Il pastore si era nascosto seppellendosi nella sabbia, e Mosè, non riuscendo a trovarlo, uccise quattro arieti, li arrostì e ne mangiò le parti migliori, vendette la pelle in cambio di vino e camminò per cinquanta miglia per raggiungere i suoi compagni.
Quando viene citato nuovamente, viene detto che si è convertito e che vive in una cella nel monastero di Petra nel deserto di Scete. Pare che si fosse nascosto tra gli eremiti per sfuggire alla legge e ad alcuni inseguitori, e che rimase colpito dalle vite esemplari dei Padri del deserto. A Petra fu attaccato nella sua cella da quattro ladri (un ribaltamento di destino, tipico delle storie di invenzione). Mosè li catturò, li legò insieme, se li caricò sulla schiena e li depose sul pavimento della chiesa, dicendo ai monaci stupiti: «Dato che non posso picchiare nessuno, che cosa volete fare di queste persone?» Naturalmente i ladri si convertirono ed entrarono nel monastero.
Mosè aveva grandi difficoltà a domare la sua natura violenta, Chiese quindi consiglio a Isidoro di Pelusio (4 feb.). L'abate lo portò sul tetto di una casa all'alba e gli disse: «Guarda. La luce impiega del tempo per scacciare le tenebre. Così è anche per l'anima». Mosè si impegnò molto per controllarsi: con il lavoro fisico, servendo i fratelli, con le mortificazioni e la preghiera costante. Lo fece così bene che l'arcivescovo Teofilo di Alessandria sentì parlare della sua santità e lo ordinò sacerdote e quando lo vide nella basilica, vestito di bianco, gli disse: «Ora, padre Mosè, l'uomo nero è diventato bianco!» Mosè sorrise tristemente. «Solo esteriormente! Dio sa che dentro sono ancora nero» rispose.
Aveva settantacinque anni quando i berberi attaccarono il monastero. Mosè non permise ai monaci di difendersi, dicendo loro di fuggire prima che fosse troppo tardi: «Coloro che mettono mano alla spada periranno di spada!». Rimase indietro con sette monaci e gli infedeli li uccisero tutti, meno uno. Mosè venne seppellito nel monastero di Dair alBaramus.
MARTIROLOGIO ROMANO. In Egitto, san Mosè l’Etiope, che da famoso brigante divenne celebre anacoreta, convertì molti del suo gregge di malfattori e li condusse con sé in monastero.
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