Beato Rinaldo da Concorezzo

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Beato Rinaldo da Concorezzo
Nome: Beato Rinaldo da Concorezzo
Titolo: Vescovo
Ricorrenza: 18 agosto
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione


Il Beato Rinaldo da Concorezzo, noto anche come Rainaldo da Concoreggio, nacque a Milano intorno al 1250 da una nobile famiglia originaria di Concorezzo, località nei pressi di Vimercate. Il nome "da Concorezzo" deriva quindi dal casato e non dal luogo di nascita.

Gli studi e l'attività di giurista

Le notizie sulla sua giovinezza sono scarse. Rinaldo si affermò come giurista e nel 1286 fu chiamato dal Comune di Lodi a tenere un corso di diritto.

Nel corso degli anni successivi entrò nell'ambiente della Curia pontificia. Intorno al 1290 seguì il cardinale milanese Michele Peregrosso, che lo introdusse alla carriera diplomatica.

Rinaldo partecipò a diverse missioni diplomatiche e nel 1295, dopo la morte del cardinale Peregrosso, entrò nella cerchia del cardinale Benedetto Caetani, futuro papa Bonifacio VIII.

Al servizio di Bonifacio VIII

Rinaldo divenne cappellano pontificio e ricevette diversi incarichi presso la Curia romana. Nel 1295 era già maestro di diritto, suddiacono e cappellano del papa.

La sua competenza giuridica e diplomatica gli valse la fiducia di Bonifacio VIII, che gli affidò importanti missioni.

Vescovo di Vicenza

Il 18 ottobre 1296 Bonifacio VIII nominò Rinaldo vescovo di Vicenza.

Rinaldo non poté tuttavia dedicarsi immediatamente alla diocesi, poiché continuò a essere impegnato in importanti incarichi diplomatici e politici per conto della Santa Sede.

Nel 1298 Bonifacio VIII gli affidò una missione diplomatica tra Filippo IV il Bello di Francia ed Edoardo I d'Inghilterra. Rinaldo riuscì a favorire un accordo tra i due sovrani.

Il vicario pontificio in Romagna

Nel 1301 Rinaldo fu nominato vicario pontificio in Romagna. L'anno successivo si stabilì a Forlì e assunse anche l'incarico di rettore della provincia ravennate.

In questo periodo cercò di favorire la pacificazione dei territori romagnoli, caratterizzati da forti contrasti tra le famiglie e le fazioni politiche locali.

Il 1° settembre 1302 fu gravemente ferito durante un tumulto provocato dai ghibellini della famiglia Ordelaffi a Forlì. Sopravvisse alle ferite e la sua guarigione venne considerata dalla tradizione successiva come un fatto prodigioso.

Arcivescovo di Ravenna

Nel 1303, dopo la morte dell'arcivescovo Obizzo Sanvitale, Rinaldo venne eletto alla guida dell'arcidiocesi di Ravenna. Il nuovo papa Benedetto XI confermò la sua elezione il 19 novembre 1303.

Il suo ingresso effettivo nella diocesi avvenne però soltanto nel 1305. Da quel momento Rinaldo si dedicò soprattutto alla riforma della vita religiosa e pastorale della diocesi.

L'opera di riforma

Come arcivescovo, Rinaldo promosse una profonda opera di riforma del clero, delle comunità religiose e della vita ecclesiale.

Ripristinò la pratica delle visite pastorali e convocò diversi sinodi provinciali, nei quali furono affrontate questioni riguardanti la formazione del clero, la predicazione e la disciplina ecclesiastica.

Stabilì requisiti più rigorosi per l'accesso al sacerdozio, chiedendo ai candidati una preparazione adeguata in latino, liturgia, canto sacro e amministrazione dei sacramenti.

Insistette inoltre sulla necessità di una predicazione frequente e comprensibile al popolo, prescrivendo l'uso della lingua volgare per rendere più accessibile l'insegnamento religioso.

Il processo contro i Templari

Una delle vicende più importanti della vita di Rinaldo fu il suo ruolo nel processo contro i Cavalieri Templari.

Nel 1309 fu incaricato di interrogare i Templari della Romagna nell'ambito dell'inchiesta promossa da Papa Clemente V.

Rinaldo condusse l'indagine con criteri particolarmente rigorosi nella ricerca della verità, ma allo stesso tempo rifiutò l'uso della tortura per ottenere confessioni.

Permise inoltre agli accusati di rimanere in libertà provvisoria e cercò di valutare le accuse sulla base delle prove effettivamente disponibili.

Il concilio di Ravenna del 1311

Nel 1311 Rinaldo convocò un concilio provinciale a Ravenna nel quale venne esaminata la posizione dei Templari.

Il concilio stabilì che le confessioni ottenute attraverso la paura della tortura e successivamente ritrattate non potevano essere considerate prove sufficienti. La posizione assunta da Rinaldo portò alla conclusione che i Templari sottoposti all'inchiesta ravennate dovessero essere considerati innocenti.

La decisione non corrispondeva agli orientamenti di Clemente V, che aveva ricevuto forti pressioni da parte del re di Francia Filippo IV il Bello.

Rinaldo, tuttavia, mantenne la propria posizione e non introdusse la tortura nel procedimento.

Gli ultimi anni

Dopo il 1312 Rinaldo tornò a concentrarsi sull'attività pastorale e sulla riforma della diocesi di Ravenna.

A partire dal 1314 risiedette prevalentemente nel castello di Argenta, nei pressi di Ferrara, continuando a occuparsi della riforma del clero e dell'amministrazione della diocesi.

Durante gli ultimi anni della sua vita era ormai anziano e malato e si dedicò soprattutto alle questioni pastorali.

La morte

Il Beato Rinaldo da Concorezzo morì il 3 agosto 1321 nel castello di Argenta.

Il suo corpo fu trasferito a Ravenna e sepolto nella basilica Ursiana, l'attuale Cattedrale di Ravenna, all'interno di un antico sarcofago paleocristiano del V secolo.

Il culto

La venerazione per Rinaldo iniziò poco dopo la sua morte. Nel 1326 l'arcivescovo di Ravenna Aimerico di Chaluz raccolse le testimonianze di persone che affermavano di aver ricevuto grazie attraverso la sua intercessione.

Un documento del 1340 lo definisce già "beato". La sua memoria è inoltre attestata in un messale del 1454, che ne fissava la celebrazione al 18 agosto.

Il culto fu ufficialmente confermato da Papa Pio IX il 15 gennaio 1852.

Le reliquie

Il corpo del Beato Rinaldo è custodito nella Cattedrale di Ravenna, nella cappella della Madonna del Sudore.

Nel 1908 alcune reliquie furono donate alla chiesa di Concorezzo dall'arcivescovo di Ravenna Pasquale Morganti. La donazione contribuì a rafforzare ulteriormente il legame tra il beato e la località lombarda da cui proveniva la sua famiglia.

Il Beato Rinaldo da Concorezzo è ricordato dalla Chiesa come vescovo, insigne per prudenza e carità.


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