Il Beato Nevolone (o Novellone) nacque a Faenza agli inizi del XIII secolo. Le notizie sulla sua vita sono scarse e provengono soprattutto da una cronaca del contemporaneo Pietro Cantinelli e da tradizioni agiografiche posteriori. Fu un laico, probabilmente di umili origini, che esercitò il mestiere di calzolaio, tanto che dal 1331 è venerato come patrono dei ciabattini di Faenza. Appartenne al Terz'Ordine di San Francesco, dedicando la propria esistenza alla penitenza, alla preghiera e alle opere di carità.
Animato da una profonda devozione, intraprese undici pellegrinaggi a Santiago di Compostela, affrontando il lungo cammino con straordinario spirito di sacrificio. Secondo la tradizione, durante cinque di questi pellegrinaggi si flagellò lungo il percorso come forma di penitenza. Rimasto vedovo, intensificò ulteriormente la sua vita ascetica e, negli ultimi anni, si avvicinò alla spiritualità dei Camaldolesi, vivendo accanto alla cella dell'eremita frate Lorenzo, pur rimanendo legato alla spiritualità francescana.
La sua fama di santità era già grande mentre era ancora in vita. Morì a Faenza il 27 luglio 1280 e il popolo, insieme al clero cittadino, portò il suo corpo in solenne processione nella Cattedrale di San Pietro, dove fu sepolto. Sulla sua tomba iniziarono presto a essere attribuiti numerosi miracoli, tanto che già nel 1282 è documentata la presenza di un custode incaricato di assistere i pellegrini che vi accorrevano. Il culto locale crebbe rapidamente e nel 1817 Papa Pio VII ne confermò ufficialmente la venerazione. Il Martirologio Romano lo ricorda il 27 luglio, definendolo «insigne per le sacre peregrinazioni, l'austerità di vita e la disciplina eremitica».
Nell'arte il Beato Nevolone è raffigurato come un pellegrino penitente. Indossa una semplice tunica che lascia spesso scoperte le spalle in segno di penitenza, porta il bordone e la bisaccia del pellegrino diretti a Santiago di Compostela e tiene in mano o accanto a sé la disciplina (flagello), simbolo delle sue mortificazioni. In alcune rappresentazioni compare anche il cilicio, mentre altre lo mostrano in preghiera con le mani giunte o insieme agli strumenti del suo mestiere di calzolaio, che ricordano la sua umile condizione di artigiano. Gli affreschi della sua cappella nel Duomo di Faenza raffigurano inoltre alcuni episodi leggendari della sua vita, come i pellegrinaggi a Compostela e i miracoli attribuiti alla sua intercessione.