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Beato Luigi Stepinac

Beato Luigi Stepinac
Nome: Beato Luigi Stepinac
Titolo: Vescovo e martire
Nome di battesimo: Alojzije Viktor Stepinac
Nascita: 8 maggio 1898, Brezaric, Croazia
Morte: 10 febbraio 1960, Kraši?, Croazia
Ricorrenza: 10 febbraio
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione


Luigi Stepinac nacque 1'8 maggio 1898 nel villaggio di Brezaric, parrocchia di Krasic, a circa quaranta chilometri da Zagabria, nell'attuale Croazia (allora parte dell'impero austro-ungarico). Era il quinto di otto figli, e la madre pregava incessantemente perché diventasse sacerdote. Frequentò la scuola secondaria a Zagabria come convittore nell'orfanotrofio diocesano. A sedici anni fece domanda per entrare in seminario, ma, richiamato nell'esercito imperiale durante la prima guerra mondiale, fu mandato come ufficiale sul fronte italiano nel 1917. Nel luglio 1918 fu catturato dagli italiani e rimase prigioniero fin dopo il conflitto, fino a novembre.

Dopo aver prestato servizio in Grecia come "volontario di Salonicco" per un breve periodo, fu smobilitato nella primavera del 1919. Nei cinque anni successivi, studiò agraria a Zagabria, e fu attivo nel movimento cattolico giovanile e nell'impegno sociale nella città.

Suo padre desiderava che si sposasse ed egli si fidanzò, pur domandandosi quale fosse la volontà del Signore; infatti poco dopo ruppe il fidanzamento. Al termine del 1924 si iscrisse all'università gregoriana di Roma in filosofia e teologia e gli fu chiara la propria vocazione.

Si laureò in filosofia nel 1927, fu ordinato sacerdote nel 1930 e l'anno seguente tornò in Croazia. Per un certo tempo fu parroco e cerimoniere nella diocesi di Zagabria, dove fra l'altro fondò un ramo della Caritas. Nel 1934 divenne coadiutore del vescovo di Zagabria, il quale fece di lui, a trentasei anni, il più giovane vescovo del mondo e successore dell'arcivescovo Antonio Bauer. Vi erano pressanti ragioni per non lasciare le sedi vacanti. L'unione dei territori slavi meridionali con la Serbia e Montenegro, in base al trattato di Versailles dopo la prima guerra mondiale, aveva dato origine, nel 1929, alla Jugoslavia. Questa comprendeva un misto di serbi ortodossi, croati cattolici, e musulmani, con predominanza del gruppo religioso ortodosso.

Un accordo fra il governo e la Santa Sede prevedeva che larghe porzioni delle terre appartenenti alla Chiesa sarebbero state gestite dal regno in caso di sede vacante. Un concordato a garanzia della libertà di culto' per i cattolici fu accettato dalla Camera dei deputati nel luglio 1937, ma non dal Santo sinodo ortodosso della Jugoslavia. In concreto, lo spirito del concordato fu rispettato e la vita cattolica era fiorente quando Luigi Stepinac fu nominato vescovo di Zagabria alla morte del Bauer nel 1937. Relativamente sconosciuto, fu in breve accettato dal suo gregge. Due settimane dopo la propria consacrazione, guidò un pellegrinaggio al santuario croato di Marija Bistrica, con millecinquecento partecipanti, lungo un percorso di trenta chilometri.

Già nei primi tre anni visitò duecentotto parrocchie, accolto sempre con entusiasmo. All'anno 1939 aveva fondato nove parrocchie, creato un giornale cattolico, iniziato la traduzione della Bibbia in croato, organizzato la celebrazione dei milletrecento anni di cristianesimo in Croazia, partecipato a numerosi congressi e fatto un pellegrinaggio in Terra Santa. Nel 1935 contestò pubblicamente il terrorismo serbo nei confronti dei croati e parlò contro «l'esagerato nazionalismo, in qualunque parte del mondo», auspicando che la Chiesa lo condannasse come «la prima delle eresie contemporanee e la peggior piaga della razza umana». Nel 1936 sponsorizzò un comitato in favore degli ebrei fuggiti dal regime nazista di Hitler. Nel 1938 esortò i preti di Zagabria ad aiutarli per «dovere cristiano»; inoltre, parlando agli universitari, denunciò i mali del razzismo.

Nel marzo del 1941, quando le forze dell'asse Roma-Berlino invasero la Jugoslavia, la Croazia divenne uno stato indipendente governato dal regime filonazista ustascia sotto la guida di Ante Pavelic, durato dal 1941 al 1945. Era in pratica un satellite delle potenze dell'Asse; il regime fu tollerante verso il cattolicesimo, ma a patto di averne la collaborazione contro i partigiani serbi; si rese responsabile dell'eccidio di circa duecentomila croati ortodossi, serbi ed ebrei, e si dice che gran parte del clero cattolico abbia partecipato ai "pogrom" ed estorto conversioni. Stepinac si oppose alla collaborazione, però permise ai preti di accogliere le conversioni di chi era in pericolo di vita, rimarcando filosoficamente che «passato il tempo della follia e della barbarie» solo le persone convinte sarebbero rimaste mentre le altre sarebbero tornate alla loro antica fede.

Come la maggioranza dei croati, Stepinac aveva inizialmente accettato il regime ustascia. In una lettera a Pio XII (1937-1958) difese quelle che riteneva misure positive del regime(quantunque questa sia apparsa ad alcuni commentatori solo una mossa diplomatica), ma quando seppe di certi crimini, espresse le proprie critiche, e nel 1942 divenne il più acceso oppositore del regime. In aprile, quando vennero applicate alcune leggi razziali, inviò alle autorità una nota di protesta e il 25 ottobre, nella cattedrale di Zagabria, dichiarò pubblicamente; «Ciascun membro di qualunque nazione o razza della terra ha diritto a una esistenza degna dell'uomo. Ognuno, senza differenze, sia zingaro, nero, ebreo o ariano, ha il diritto di dire "Padre nostro che sei nei cieli"». Nel 1943 fu ancora più esplicito: «Tutti predichiamo i santi princìpi della legge di Dio, senza distinzione fra croati, serbi, ebrei, zingari, cattolici, ortodossi» e condannò i bombardamenti di Zagabria sui civili, riferendo a Roma sulle atrocità perpetrate da nazisti, fascisti, cetnici serbi, ustascia croati e comunisti.

Insieme ad altre personalità cattoliche, però, fu tacciato di complicità riguardo ai crimini commessi dagli ustascia, e a fine guerra, nel 1945, truppe partigiane distrussero chiese e monasteri, uccidendo oltre duecento preti. Quando la Croazia cadde sotto il regime comunista come parte della Repubblica popolare jugoslava, l'arcivescovo Stepinac fu arrestato, ma rilasciato poche settimane dopo. Da un incontro con il presidente Tito, intuì che questi volesse in Croazia una Chiesa nazionale separata da Roma, pur limitandosi a chiedere di dissociare i vescovi croati da certi aspetti della politica vaticana. Vero o no, Stepinac rifiutò ogni tipo di compromesso e, in una lettera pastorale, descrisse dettagliatamente le persecuzioni subite dalla Chiesa in Jugoslavia.

Riguardo al comunismo, sia lui che il card. Mindszenty di Ungheria fondavano le loro vedute sull'enciclica di Pio XI Divini Redemploris, che già prima della guerra condannava questa ideologia «intrinsecamente iniqua». Non era sperabile che i regimi comunisti o socialisti del dopoguerra potessero costruire una società più equa. Secondo Pio XII la Chiesa doveva solo «compattarsi dietro ai propri martiri» (Luxmore). Tale concetto raggiunse la sua estrema formulazione nel successivo decreto che scomunicava tutti i comunisti, negando i sacramenti a quei cattolici che li aiutavano in qualsiasi forma. Per convinzione o per obbedienza, Stepinac e Mindszenty si attennero a questa linea di condotta, mentre in Polonia il card. Wyszyn' sky cercava di instaurare posizioni più concilianti.

Nel novembre 1945 Stepinac fu aggredito a sassate presso Zagabria e da allora non si allontanò più dall'arcivescovado. Nel gennaio 1946 le autorità chiesero a un inviato papale di rimuoverlo da Zagabria. In settembre fu di nuovo arrestato e processato con l'accusa di complicità nei crimini commessi dal governo durante la guerra. Dopo un finto processo, fu condannato a sedici anni di lavori forzati e privato dei diritti civili per cinque, quantunque egli si aspettasse una sentenza capitale.

Internato a Lepoglava, i suoi carcerieri non osarono costringerlo al lavoro, ma tentarono di avvelenarlo lentamente. Per le sue gravi condizioni di salute fu poi trasferito al proprio paese natale, Krasic, dove rimase agli arresti domiciliari in un vecchio rettorato, fino alla morte avvenuta il 10 febbraio 1960.

Nel 1953, quando era stato elevato al rango di cardinale, i rapporti tra il presidente Tito e il Vaticano si erano deteriorati, causando l'espulsione del nunzio apostolico. Stepinac, inoltre, non aveva partecipato al conclave dopo la morte di Pio XII, temendo che poi gli si negasse il ritorno in Jugoslavia, dove era determinato a restare a ogni costo. Dopo la sua morte, le acque si andarono placando. e un accordo del 1966 con la Santa Sede sancì la libertà della Chiesa, la quale garantì fedeltà alla Jugoslavia. A Stepinac, dopo la morte, furono asportate e bruciate le viscere, ma al momento dell'esumazione, nel 1996, sono state riscontrate tracce di veleno nelle ossa, e questo ha agevolato il riconoscimento del martirio. E stato beatificato il 3 ottobre 1998 da Giovanni Paolo II a Marija Bistrica, dopo un processo canonico definito difficile. Il pontefice nell'occasione espresse la speranza che potessero essere superati i retaggi fascista e comunista, affinché «questa parte di Europa non veda mai più il ripetersi delle situazioni disumane che abbiamo visto ripetutamente in questo secolo, e la tragica esperienza dell'ultima guerra sia di monito per illuminare le menti, aumentando la volontà di dialogo e di collaborazione».

La causa di Stepinac è stata difesa dal coordinamento delle associazioni civiche ebree in Croazia, che rilasciò una dichiarazione in cui si diceva che: «Gli ebrei di Croazia sono grati al card. Stepinac per aver salvato molti di loro durante il regime ustascia nello stato indipendente di Croazia», dichiarandosi favorevoli alla beatificazione.

Il card. Minig, arcivescovo emerito di Vienna (che si salvò miracolosamente in uno scontro d'auto mentre andava alla cerimonia di beatificazione), ha definito Stepinac un patriota ma non un nazionalista, e persona che l'aveva «profondamente colpito» per il contegno tenuto durante il processo e gli arresti domiciliaci. Lettone il testamento, lo giudicò «un testo senza acredine, scritto nella piena consapevolezza che, come cristiano e vescovo, quello era il sentiero da percorrere per la fede e per la Chiesa». Delle migliaia di lettere che scrisse a vescovi, sacerdoti e laici durante la prigionia, ne restano circa settecento. Sono prova di una fede incrollabile e del perdono verso i suoi persecutori. Tuttavia, come nel caso del card. Schuster di Milano (30 ago.), vi sono molti che mantengono un parere differente sul suo operato politico, e la sua beatificazione è destinata a rimanere controversa.

MARTIROLOGIO ROMANO. Nella cittadina di Krasi vicino a Zagabria in Croazia, beato Luigi Stepinac, vescovo di Zagabria, che con coraggio si oppose a dottrine che negavano tanto la fede quanto la dignità umana, finché, messo a lungo in carcere per la sua fedeltà alla Chiesa, colpito dalla malattia e consunto dalle privazioni, portò a termine il suo insigne episcopato.

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