I Santi Sergio e Bacco furono due martiri cristiani vissuti tra la fine del III e l'inizio del IV secolo, durante le persecuzioni contro i cristiani nell'Impero romano. Secondo la tradizione agiografica erano ufficiali dell'esercito romano e ricoprivano un ruolo importante presso la corte di Massimino Daia, tetrarca d'Oriente. Le notizie sulla loro vita provengono soprattutto da una Passio di carattere agiografico, per cui alcuni particolari non possono essere verificati con certezza storica.
Sergio e Bacco erano cristiani e, secondo la tradizione, esercitavano il loro servizio militare nell'Oriente dell'Impero. La loro posizione presso la corte imperiale era importante, ma la loro fede cristiana venne scoperta dopo essere stati denunciati da alcuni nemici, mossi dall'invidia per la loro posizione.
Condotti davanti alle autorità, furono invitati a rinnegare la fede cristiana e a offrire sacrifici alle divinità pagane. I due rifiutarono di compiere l'atto di apostasia e rimasero fedeli alla loro professione di fede. Per questo motivo furono privati dei loro gradi militari e sottoposti a una pubblica umiliazione. Secondo la tradizione, vennero fatti sfilare per le strade vestiti con abiti femminili, mentre la popolazione era invitata a deriderli.
Dopo questa umiliazione furono consegnati ad Antioco, prefetto della provincia Siro-Eufratese, con l'ordine di costringerli ad abbandonare la fede cristiana. Antioco conosceva Sergio e Bacco e tentò inizialmente di convincerli con minacce e promesse, ma entrambi rimasero irremovibili nella loro decisione di non sacrificare agli dèi.
Bacco fu condotto nel castrum di Barbalisso, nell'attuale Siria. Qui venne sottoposto a una violenta flagellazione. Secondo la tradizione, le torture furono così crudeli che il giovane soldato morì sotto i colpi dei suoi persecutori. Il suo corpo venne inizialmente lasciato insepolto, ma durante la notte alcuni cristiani lo recuperarono e gli diedero sepoltura in una grotta nelle vicinanze.
Sergio venne invece trasferito verso la città fortificata di Rosapha, che in seguito avrebbe assunto il nome di Sergiopoli proprio in relazione al culto del martire. Secondo il racconto della sua Passio, durante il viaggio fu costretto a camminare con dei chiodi conficcati nei piedi, attraversando diversi accampamenti militari. Nonostante le terribili sofferenze, continuò a professare la propria fede in Cristo.
Giunto a Rosapha, Sergio venne nuovamente invitato a rinnegare il cristianesimo e a compiere sacrifici agli dèi. Di fronte al suo rifiuto, le autorità decisero di metterlo a morte. Il santo fu quindi decapitato e sepolto nel luogo del martirio.
Sulla tomba di Sergio venne costruita inizialmente una piccola chiesa. Dopo la fine delle persecuzioni, quando ai cristiani fu nuovamente concessa libertà di culto, accanto alla fortificazione di Rosapha venne edificata una grande basilica. Il luogo divenne rapidamente una importante meta di pellegrinaggio e contribuì alla diffusione della venerazione del martire in tutta la regione.
Nel corso dei secoli il culto di Sergio si diffuse ampiamente in Oriente. Nel VI secolo l'imperatore Giustiniano diede alla città di Rosapha il nome di Sergiopoli, trasformandola in un importante centro religioso e fortificato. Anche Bacco continuò a essere venerato insieme al compagno di martirio, e il culto dei due santi raggiunse progressivamente diverse regioni dell'Oriente cristiano e dell'Occidente.
In origine le comunità cristiane della Siria celebravano Sergio e Bacco in giorni differenti: la memoria di Bacco ricorreva il 1º ottobre, mentre quella di Sergio era celebrata il 7 ottobre. Successivamente le due celebrazioni furono unite e la memoria di entrambi venne fissata al 7 ottobre.
Durante l'epoca bizantina i Santi Sergio e Bacco furono particolarmente venerati come protettori dei soldati e dell'esercito. Numerose chiese furono dedicate a loro in Oriente e in Occidente. A Costantinopoli venne edificata una celebre chiesa dedicata ai due martiri, oggi conosciuta come Piccola Santa Sofia, mentre a Roma esistettero antiche chiese e una diaconia intitolate ai due santi.
Il culto di San Sergio si diffuse anche nella città di Trieste, dove è venerato come patrono secondario. Secondo una tradizione locale, Sergio aveva promesso ai cristiani di Trieste che avrebbe dato loro un segno nel caso fosse morto martire. Dopo il suo martirio sarebbe apparsa miracolosamente un'alabarda, che divenne il simbolo della città. L'alabarda attribuita a San Sergio è ancora oggi conservata nel tesoro della Cattedrale di San Giusto.
La tradizione colloca il martirio dei due santi intorno all'anno 303-310, durante le persecuzioni imperiali contro i cristiani. Il Martirologio Romano li ricorda come martiri in Siria, mentre le fonti agiografiche indicano Barbalisso per il martirio di Bacco e Rosapha per quello di Sergio.
La memoria liturgica dei Santi Sergio e Bacco ricorre il 7 ottobre. La loro testimonianza è legata alla fedeltà alla fede cristiana, che secondo la tradizione conservarono fino alla morte nonostante le minacce, le umiliazioni e le torture.