Santa Tecla visse, secondo la tradizione, nel I secolo ed ebbe origine da Iconio, antica città dell’Asia Minore (nell’odierna Turchia). Fu descritta come giovane di famiglia agiata e di ambiente pagano.
Tecla ascoltò la predicazione dell’apostolo Paolo durante il suo passaggio a Iconio e rimase profondamente colpita dall’annuncio cristiano. Scelse di consacrarsi a Cristo e rifiutò le nozze che le erano state preparate, rompendo l’impegno con un giovane di nome Tamiri.
La decisione suscitò ostilità in famiglia e nella comunità. Tecla venne denunciata e sottoposta a giudizio: la sua adesione alla nuova fede e il rifiuto del matrimonio provocarono una serie di condanne e tentativi di esecuzione, tramandati soprattutto negli Atti di Paolo e Tecla (testo apocrifo del II secolo).
Condanna al rogo: fu destinata alle fiamme, ma la tradizione raccontò che il fuoco non la consumò.
Belve nell’arena: venne esposta agli animali, che non la aggredirono.
Altre versioni: alcuni racconti parlarono di ulteriori condanne e di una liberazione prodigiosa, interpretata come segno di protezione divina.
Dopo le persecuzioni, Tecla seguì Paolo e partecipò all’opera di evangelizzazione secondo la tradizione. In seguito si ritirò nei pressi di Seleucia (Isauria), dove condusse vita ascetica, continuò a testimoniare la fede e divenne figura di riferimento per molte conversioni.
La tradizione situò la sua morte in età avanzata. Il suo culto si diffuse precocemente sia in Oriente sia in Occidente, e Tecla venne venerata come modello di fedeltà evangelica e di coraggio nella prova. La memoria liturgica ricorse comunemente il 23 settembre nella tradizione cattolica e il 24 settembre in molte tradizioni ortodosse.
Gran parte delle notizie su Santa Tecla provenne da tradizioni antiche e da testi non canonici: il profilo storico-documentario rimase quindi difficile da definire con precisione. Ciononostante, la sua figura esercitò un’influenza profonda sulla devozione cristiana dei primi secoli.