Santa Gliceria di Eraclea fu una giovane martire cristiana vissuta nel II secolo durante il periodo delle persecuzioni contro i seguaci di Cristo nell'Impero Romano. Secondo la tradizione nacque in una famiglia nobile: suo padre, Macario, era un importante funzionario romano. Dopo la morte dei genitori, Gliceria si stabilì a Eraclea, in Tracia, dove continuò a vivere la propria fede cristiana.
Durante il governo dell'imperatore Antonino Pio, quando ai cristiani veniva richiesto di partecipare ai sacrifici in onore degli dei pagani, Gliceria manifestò pubblicamente la sua appartenenza a Cristo. Condotta davanti al governatore Sabino, rifiutò di adorare gli idoli e dichiarò con fermezza la propria fede.
Secondo il racconto della sua passione, venne portata nel tempio pagano per compiere un sacrificio, ma invece di rinnegare il cristianesimo fece il segno della croce e pregò Dio. La tradizione narra che l'idolo presente nel tempio cadde e si frantumò, suscitando l'ira dei presenti.
Per questo motivo Gliceria fu sottoposta a numerose torture, ma rimase fedele alla sua fede. Fu imprigionata e, secondo la tradizione, ricevette conforto divino durante la prigionia. Successivamente venne condannata ad essere esposta alle belve nell'arena, dove concluse la sua vita terrena come martire.
Dopo la morte, il suo corpo venne raccolto dai cristiani e venerato con grande devozione. Il culto di Santa Gliceria si diffuse soprattutto nelle Chiese orientali, dove è ricordata come esempio di purezza, coraggio e fedeltà a Cristo davanti alle persecuzioni.
La memoria liturgica di Santa Gliceria di Eraclea viene celebrata il 13 maggio nella tradizione orientale, mentre in alcuni calendari occidentali è ricordata il 7 luglio.