Santa Anastasìa la Romana, chiamata anche Santa Anastasìa osiomartire, cioè «monaca martire», è una giovane cristiana venerata dalle Chiese orientali e ricordata il 29 ottobre. La tradizione la colloca a Roma e la presenta come una vergine consacrata a Cristo vissuta nel III secolo. Non va confusa con Santa Anastasia di Sirmio, martire del IV secolo, con la quale la sua figura è stata spesso sovrapposta nella tradizione agiografica.
Secondo la tradizione, Anastasìa nacque intorno al 220 da una famiglia nobile romana. Rimasta orfana quando aveva appena tre anni, fu affidata alle cure di una pia donna di nome Sofia, che guidava una piccola comunità di vergini cristiane. Sofia la accolse e la educò alla fede, alla preghiera e alla vita ascetica. Crescendo, Anastasìa maturò il desiderio di consacrare interamente la propria vita a Cristo.
Ancora giovane, scelse quindi di vivere in una comunità monastica insieme alle altre donne consacrate. La tradizione racconta che trascorse molti anni nella preghiera, nel digiuno e nelle opere di carità, distinguendosi per la sua vita spirituale. Nonostante la sua bellezza attirasse l'attenzione di molti, Anastasìa rifiutò le proposte di matrimonio perché aveva deciso di dedicare la propria vita esclusivamente a Dio.
La sua vita si svolse in un periodo nel quale le comunità cristiane dell'Impero romano erano esposte alle persecuzioni. Secondo la tradizione orientale, Anastasìa fu denunciata davanti alle autorità perché professava apertamente la fede in Gesù Cristo e rifiutava di partecipare ai culti pagani. Fu quindi condotta davanti al governatore di Roma, indicato nelle fonti agiografiche con il nome di Probo.
Durante l'interrogatorio, il governatore cercò di convincerla ad abbandonare la fede cristiana e a rinunciare alla vita consacrata. Anastasìa rimase però ferma nella sua decisione. Dichiarò di voler appartenere soltanto a Cristo e rifiutò di offrire sacrifici agli dei pagani. La sua risposta provocò la condanna e l'inizio del suo martirio.
La Passione di Anastasìa, trasmessa dalla tradizione agiografica, racconta una lunga serie di torture alle quali la giovane sarebbe stata sottoposta per costringerla a rinnegare la propria fede. Fu percossa, sottoposta a tormenti e infine condannata a morte. I racconti più dettagliati delle torture appartengono alla tradizione agiografica e non possono essere verificati con la stessa certezza dei dati relativi all'antichità del suo culto.
Secondo la tradizione, Anastasìa affrontò ogni sofferenza senza rinnegare Cristo. La sua testimonianza divenne così quella di una vergine consacrata e martire che preferì la fedeltà alla propria fede alla possibilità di salvare la vita. Al termine dei tormenti venne decapitata. La tradizione colloca la sua morte a Roma intorno alla metà del III secolo.
Dopo l'esecuzione, Sofia avrebbe recuperato il corpo della martire e provveduto alla sua sepoltura. Il gesto viene ricordato nella tradizione come un atto di pietà cristiana verso la giovane discepola che aveva accompagnato fin dall'infanzia.
Il culto di Anastasìa si sviluppò soprattutto nelle Chiese orientali. Le sue presunte reliquie sono tradizionalmente venerate nel monastero di Grigoriou sul Monte Athos. La sua memoria rimase particolarmente viva nella tradizione monastica bizantina, nella quale Anastasìa è ricordata con il titolo di osiomartire, ossia santa monaca che ha testimoniato Cristo fino al martirio.
La figura di Anastasìa è stata a lungo confusa con quella di Santa Anastasia di Sirmio. Quest'ultima è una martire del IV secolo, ricordata il 25 dicembre nella tradizione latina e il 22 dicembre in quella bizantina. Il culto di Anastasia di Sirmio ebbe una forte diffusione a Roma e fu collegato anche alla basilica di Sant'Anastasia sul Palatino. Gli studi storici distinguono oggi le due figure, anche se la sovrapposizione delle tradizioni ha prodotto nei secoli diverse incertezze nella loro identificazione.
La basilica romana di Santa Anastasia al Palatino non deve quindi essere automaticamente considerata il luogo legato alla giovane Anastasìa osiomartire. La storia della basilica è infatti collegata soprattutto alla tradizione di Anastasia di Sirmio e al più antico titulus Anastasiae. La confusione tra le due sante è attestata dalla stessa tradizione storica del culto romano.
Il nome di Anastasìa deriva dal greco Anástasis, «risurrezione», e richiama quindi uno dei temi centrali della fede cristiana. Nella tradizione della Chiesa orientale la sua figura rimane legata alla vita consacrata, alla verginità e al martirio, come esempio di una giovane donna che, secondo il racconto tramandato, rimase fedele a Cristo nonostante le minacce e le persecuzioni.
Santa Anastasìa la Romana è celebrata il 29 ottobre. È venerata come vergine, monaca e martire, soprattutto nella tradizione cristiana orientale, dove è ricordata come una delle sante osiomartiri.