Sant'Eleuterio di Spoleto fu un abate vissuto nel VI secolo, ricordato soprattutto per la sua grande semplicità di cuore, la vita di preghiera e lo spirito di penitenza. Fu abate del monastero di San Marco Evangelista, nei pressi di Spoleto, e negli ultimi anni della sua vita si trasferì a Roma, nel monastero di Sant'Andrea al Celio, dove morì. La sua memoria liturgica ricorre il 6 settembre. Il Martirologio Romano lo ricorda proprio a Spoleto come abate, sottolineando le virtù elogiate da San Gregorio Magno.
Le informazioni storicamente più attendibili su Eleuterio provengono dai Dialoghi di San Gregorio Magno, che lo conobbe personalmente e ne conservò il ricordo. Eleuterio fu alla guida del monastero di San Marco Evangelista, fondato presso Spoleto intorno al 535.
Sotto la sua guida la comunità monastica visse secondo una rigorosa disciplina spirituale. Eleuterio era conosciuto per la sua semplicità, umiltà e profondo spirito di penitenza, qualità che colpirono particolarmente San Gregorio.
Uno degli episodi più conosciuti della sua vita riguarda un bambino tormentato dal demonio. Alcune monache avevano affidato il giovane alla cura spirituale di Eleuterio e, dopo un periodo nel quale il bambino sembrava essere completamente liberato, l'abate pronunciò una frase nella quale lasciava trasparire una certa soddisfazione per il risultato ottenuto.
Subito dopo, secondo il racconto di San Gregorio Magno, il bambino tornò a essere tormentato. Eleuterio comprese che nelle sue parole vi era stata una forma di vanagloria. Riconobbe umilmente la propria colpa, pianse e chiese all'intera comunità di unirsi nella preghiera e nella penitenza.
Dopo la preghiera comunitaria, il bambino sarebbe stato nuovamente liberato. Per San Gregorio, questo episodio rappresentava soprattutto una lezione sull'umiltà: anche una persona virtuosa deve guardarsi dall'attribuire a sé stessa ciò che appartiene a Dio.
Eleuterio ebbe un rapporto particolarmente significativo con San Gregorio Magno. Prima di diventare papa, Gregorio aveva fondato il monastero di Sant'Andrea al Celio a Roma e conosceva personalmente l'abate di Spoleto.
Quando Eleuterio, ormai anziano, lasciò la guida del monastero di San Marco, si trasferì proprio a Sant'Andrea al Celio, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita insieme alla comunità monastica.
San Gregorio racconta nei suoi scritti anche un episodio che lo riguarda personalmente. A causa di una grave debolezza fisica, il futuro papa non riusciva a osservare il digiuno del Sabato Santo.
Gregorio chiese a Eleuterio di pregare per lui. L'abate si raccolse in preghiera con grande intensità e, secondo la testimonianza dello stesso Gregorio, dopo la sua intercessione il male che gli impediva di digiunare scomparve, permettendogli di partecipare alla pratica penitenziale.
Questo episodio mostra quanto fosse grande la stima di Gregorio per Eleuterio e quanto fosse considerata efficace la sua preghiera.
San Gregorio attribuisce inoltre a Eleuterio un altro evento straordinario: secondo quanto riferito nei Dialoghi, l'abate avrebbe riportato in vita un uomo morto attraverso la preghiera.
Questi racconti appartengono alla tradizione agiografica trasmessa da San Gregorio e devono essere letti nel contesto della letteratura spirituale del VI secolo. Al di là dei miracoli narrati, la testimonianza di Gregorio conferma comunque l'esistenza storica di Eleuterio e la sua fama di uomo profondamente virtuoso.
Eleuterio trascorse gli ultimi anni nel monastero romano di Sant'Andrea al Celio. Ormai anziano, continuò a dedicarsi alla preghiera e alla vita comunitaria.
Morì a Roma verso la fine del VI secolo, certamente prima del 593, anno nel quale San Gregorio Magno completò i suoi Dialoghi. La data esatta della sua morte non è conosciuta con certezza; la tradizione antica lo ricorda il 6 settembre.
Dopo la morte, le reliquie di Eleuterio furono successivamente trasferite a Spoleto, dove il suo culto si sviluppò in modo particolare. La memoria dell'antico abate rimase legata soprattutto al monastero di San Marco e alla città umbra nella quale aveva svolto il suo ministero.
Il culto di Eleuterio è attestato almeno dall'VIII secolo, mentre la tradizione locale ha continuato nei secoli a venerarlo come uno dei principali santi legati alla storia religiosa di Spoleto.
Il tratto più caratteristico di Sant'Eleuterio è la semplicità del cuore. San Gregorio Magno lo presenta come un uomo profondamente buono e penitente, ma anche capace di riconoscere immediatamente i propri limiti.
Particolarmente significativa è la vicenda del bambino liberato dal male: Eleuterio, accortosi di aver lasciato spazio alla vanagloria, non cercò giustificazioni, ma riconobbe il proprio errore e chiese alla comunità di pregare e fare penitenza. La sua santità viene quindi associata non all'assenza di ogni debolezza, ma alla capacità di riconoscere le proprie colpe e tornare con umiltà a Dio.
A Spoleto la memoria di Eleuterio rimase legata all'antico monastero di San Marco, da lui guidato. Il complesso religioso, oggi in gran parte scomparso, rappresenta una delle più antiche testimonianze della presenza monastica nel territorio spoletino.
La tradizione locale conserva inoltre il ricordo del trasferimento delle sue reliquie nella città, rafforzando il legame tra il Santo e Spoleto.