Sant'Autonomo fu un vescovo e martire cristiano venerato nella Bitinia, nell'Asia Minore, durante il periodo delle persecuzioni dell'Impero romano. La sua memoria liturgica ricorre il 12 settembre. Il Martirologio Romano lo ricorda semplicemente come vescovo e martire in Bitinia. Le informazioni più dettagliate sulla sua vita provengono invece da una Passio greca, la cui ricostruzione deve essere considerata con prudenza.
Secondo la tradizione agiografica, Autonomo era originario dell'Italia e aveva ricevuto l'ordinazione episcopale prima di trasferirsi in Oriente. Non è però possibile stabilire con certezza quale fosse la sua sede episcopale originaria, né conoscere con precisione la data della sua nascita e della sua consacrazione episcopale.
La tradizione colloca la sua vicenda nel periodo della persecuzione di Diocleziano, quando numerosi cristiani furono costretti a fuggire dalle regioni dell'Impero per sottrarsi agli arresti e alle persecuzioni.
Di fronte alla persecuzione, Autonomo lasciò l'Italia e raggiunse la Bitinia, regione dell'Asia Minore situata nell'area dell'attuale Turchia. Si stabilì nella località di Sorea, indicata dalle fonti anche con le forme Soreus o Sorea.
Qui il vescovo iniziò un'intensa attività missionaria. Secondo la Passio, predicò il Vangelo agli abitanti della regione e riuscì a convertire numerosi pagani. La comunità cristiana da lui organizzata si riuniva in una chiesa dedicata all'arcangelo Michele.
Autonomo non considerò il trasferimento in Oriente come una semplice fuga dalla persecuzione, ma come l'occasione per continuare la propria missione episcopale.
La tradizione lo presenta infatti come un missionario instancabile, impegnato nell'annuncio del Vangelo e nella formazione della comunità cristiana. La sua predicazione avrebbe portato alla conversione di un numero considerevole di persone, facendo crescere rapidamente la Chiesa locale.
La sua attività incontrò naturalmente l'opposizione di quanti erano ancora legati ai culti pagani. La tradizione collega proprio alla sua opera di evangelizzazione gli avvenimenti che avrebbero condotto al martirio.
Secondo il racconto agiografico, Autonomo ordinò o favorì la distruzione degli idoli pagani. Questo gesto provocò una violenta reazione da parte degli abitanti rimasti fedeli alle antiche religioni.
Durante una sommossa, alcuni pagani irruppero nella chiesa dell'arcangelo Michele mentre il vescovo stava celebrando la Santa Eucaristia. Autonomo venne aggredito e ucciso proprio mentre svolgeva il suo ministero sacerdotale.
La tradizione narra che Autonomo morì ai piedi dell'altare, durante la celebrazione eucaristica. Il particolare ha assunto un forte valore simbolico nella devozione cristiana: il vescovo avrebbe infatti concluso la propria vita proprio nel luogo nel quale offriva il sacrificio liturgico.
La data esatta del martirio non è conosciuta. Il suo culto, tuttavia, rimase vivo nella regione e la memoria liturgica fu fissata al 12 settembre.
Un elemento particolarmente interessante è costituito dalla testimonianza storica relativa all'esistenza di una chiesa dedicata a Sant'Autonomo nella regione di Prainetos, sul golfo di Nicomedia.
La testimonianza proviene dalla storia bizantina e risale alla fine del VI o all'inizio del VII secolo. Essa dimostra che, diversi secoli dopo il presunto martirio, il culto del Santo era già sufficientemente consolidato da dare il proprio nome a un santuario.
Questo elemento è particolarmente significativo perché costituisce una testimonianza indipendente dalla Passio e conferma l'antichità della venerazione di Autonomo nella regione.
Il culto di Sant'Autonomo si sviluppò soprattutto nell'Oriente cristiano. La sua memoria è conservata nel calendario bizantino e ortodosso al 12 settembre, dove è ricordato come ieromartire, cioè vescovo e martire.
Anche il Martirologio Romano ne conserva la memoria alla stessa data, con la semplice indicazione di Sant'Autonomo, vescovo e martire in Bitinia.
È importante distinguere i dati storicamente più solidi dagli elementi tramandati dalla tradizione. La principale narrazione della sua vita è la Passio Sancti Autonomi, conservata nella tradizione agiografica greca con il numero BHG 198.
La Passio contiene numerosi particolari sulla sua origine italiana, sulla missione in Bitinia e sulle circostanze del martirio. Poiché il testo fu redatto diversi secoli dopo gli eventi narrati, questi particolari non possono essere considerati tutti ugualmente documentati.
È invece particolarmente significativa la testimonianza storica dell'esistenza di una chiesa dedicata al Santo nella regione di Nicomedia già in epoca bizantina, che mostra quanto fosse antico e radicato il suo culto.