San Vitaliano di Capua è venerato come vescovo e confessore della fede e come uno dei pastori più antichi della Chiesa di Capua. La sua figura è avvolta da tradizioni agiografiche sviluppatesi soprattutto nel Medioevo, mentre le fonti storiche consentono di ricostruire soltanto in parte la sua vicenda. È particolarmente venerato in Campania e a Catanzaro, dove le sue reliquie furono trasferite nel XII secolo. La sua memoria liturgica ricorre il 3 settembre; a Catanzaro viene celebrato solennemente il 16 luglio.
Le notizie sulle origini di Vitaliano sono incerte. Alcune tradizioni lo considerano originario di Capua, mentre altre lo collegano all'antica Caudium, nel territorio sannita. Anche la cronologia del suo episcopato è discussa: la tradizione capuana lo annovera tra i vescovi della città, ma le fonti antiche non permettono di stabilire con certezza tutti gli anni del suo governo.
La tradizione racconta che Vitaliano fu scelto come vescovo di Capua dal popolo e dal clero, soprattutto per la fama della sua santità. Come pastore si sarebbe impegnato nel rinnovamento della vita cristiana, nella predicazione e nella formazione morale dei fedeli.
Secondo la tradizione agiografica, alcuni ecclesiastici contrari a Vitaliano, desiderosi di impadronirsi della sua carica, decisero di screditarlo. Una notte gli sostituirono gli abiti con un vestito femminile.
Ignaro dell'inganno, il vescovo si sarebbe vestito con gli abiti preparati dai suoi nemici e si sarebbe recato in chiesa per la preghiera del mattino. Qui venne pubblicamente accusato di condurre una vita contraria alla castità che predicava. Vitaliano protestò la propria innocenza e, di fronte alla calunnia, decise di lasciare la città per recarsi a Roma e appellarsi al Papa. Questo episodio appartiene alla tradizione agiografica medievale e non è documentato da fonti contemporanee.
Secondo la leggenda, i suoi persecutori lo inseguirono fino alla costa presso l'antica Sinuessa. Qui lo catturarono, lo rinchiusero in un sacco di cuoio e lo gettarono in mare.
Vitaliano sarebbe però sopravvissuto miracolosamente alla prova. Trasportato dalle correnti, raggiunse il territorio di Ostia, dove fu liberato dal sacco e ritrovato ancora vivo. Rimase quindi lontano da Capua per alcuni mesi, continuando la propria vita di preghiera.
Durante la sua assenza, secondo la tradizione, Capua fu colpita da una terribile siccità, seguita da epidemie e carestia. Gli abitanti interpretarono queste calamità come conseguenza dell'ingiustizia commessa contro il loro vescovo.
Pentiti, i cittadini andarono alla ricerca di Vitaliano e lo supplicarono di tornare a Capua. Il Santo accettò e, al suo ritorno, avrebbe pregato per la città. Immediatamente, secondo il racconto agiografico, una pioggia abbondante mise fine alla siccità e alle calamità. Per questo motivo la devozione popolare lo ha collegato in modo particolare alla protezione dalle siccità e alla richiesta della pioggia.
Dopo le vicende di Capua, la tradizione racconta che Vitaliano si ritirò dalla vita pubblica e scelse l'eremitismo. Si stabilì nella zona di Casola, dove costruì una piccola cella destinata alla preghiera e alla penitenza.
Un episodio particolarmente caratteristico della tradizione locale narra che durante la costruzione dell'eremo un lupo mansueto aiutò il Santo trasportando pietre e materiale da costruzione. Per circa dieci anni la sua cella sarebbe diventata meta di pellegrini, che vi si recavano per chiedere preghiere, consigli e guarigioni.
In seguito Vitaliano si sarebbe ritirato sul Montevergine, luogo già legato alla tradizione monastica e mariana della Campania. Qui avrebbe costruito una piccola chiesa dedicata alla Madonna e una cella nella quale trascorse gli ultimi anni della sua vita.
La tradizione colloca la sua morte nel territorio di Montevergine verso la fine del VII secolo o all'inizio dell'VIII secolo. Alcune fonti riportano la data del 16 luglio 699, ma la cronologia non è considerata completamente certa.
Una parte fondamentale della storia del culto di San Vitaliano riguarda le sue reliquie. Secondo la tradizione, nel 1122 esse furono trasferite da Montevergine a Catanzaro, dove sono state conservate per secoli e sono tuttora oggetto di venerazione. L'Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace considera infatti Vitaliano il proprio patrono.
Nel corso dei secoli le reliquie furono sottoposte a ricognizioni e sistemazioni. A Catanzaro il culto del Santo si sviluppò in modo particolarmente intenso, tanto che la sua festa del 16 luglio è ancora oggi una delle principali celebrazioni religiose della città.
La devozione verso San Vitaliano è rimasta fortemente radicata anche in Campania. Il comune di San Vitaliano, nell'area metropolitana di Napoli, porta il suo nome e lo venera come patrono. La festa patronale viene celebrata il 16 luglio.
Anche la tradizione parrocchiale locale conserva il racconto del vescovo perseguitato, del suo miracoloso salvataggio in mare e della successiva vita eremitica a Casola e Montevergine.
La vita di San Vitaliano presenta una notevole distanza tra la tradizione devozionale e la documentazione storica. La principale Vita Sancti Vitaliani conosciuta deriva infatti da un codice del XII secolo, quindi composto diversi secoli dopo gli avvenimenti narrati.
Per questo motivo episodi come l'inganno degli abiti, il sacco gettato in mare, la pioggia miracolosa e il lupo che aiuta il Santo nella costruzione dell'eremo devono essere considerati soprattutto come elementi della tradizione agiografica. Rimane invece storicamente importante la lunga continuità del culto di Vitaliano, attestato nella tradizione ecclesiastica di Capua e sviluppatosi successivamente anche a Catanzaro.
La memoria liturgica di San Vitaliano di Capua ricorre il 3 settembre. Nella tradizione di Catanzaro e in alcune comunità campane la celebrazione principale cade invece il 16 luglio.
San Vitaliano rimane così una figura profondamente legata alla storia religiosa della Campania: vescovo di Capua, uomo perseguitato e poi eremita, venerato nei secoli come esempio di pazienza nelle prove, fedeltà alla fede e misericordia verso coloro che lo avevano ingiustamente perseguitato.