San Vincenzo Pallotti

San Vincenzo Pallotti
Nome: San Vincenzo Pallotti
Titolo: Sacerdote
Nascita: 21 aprile 1795, Roma
Morte: 22 gennaio 1850, Roma
Ricorrenza: 22 gennaio
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
Beatificazione:
22 gennaio 1950, Roma, papa Pio XII
Canonizzazione:
20 gennaio 1963, Roma, papa Giovanni XXIII


Nacque a Roma il 21 aprile 1795, figlio di un ricco droghiere, Pietro Paolo Pallotti e di Maria Maddalena De Rossi. Dei suoi nove fratelli, cinque morirono in tenera età.. Vincenzo fu influenzato dalla vita devota dei genitori e visse nell'appartamento di famiglia fino alla morte del padre, avvenuta nel 1837.

La forte devozione di Vincenzo per la B.V. Maria e un particolare interesse per i poveri, già evidenti durante la sua giovinezza, furono stimolati da una guida spirituale scelta quando aveva dodici anni, che lo incoraggiò anche in occasione di gravi pene spirituali. A quindici anni decise di diventare prete; studiò in vista del sacerdozio presso il Collegio Romano e l'università La Sapienza e fu ordinato prete il 16 maggio 1818.

Due mesi più tardi gli fu assegnato il dottorato dell'università e insegnò teologia alla Sapienza per dieci anni, prima di dedicarsi interamente alla predicazione e alla guida spirituale, respingendo il prestigio di una carriera accademica e anche la via di promozione offerta dal sistema parrocchiale. Prima di essere ordinato, aveva annotato le sue aspirazioni spirituali nel suo diario: «Non l'intelletto, ma Dio. Non la volontà, ma Dio. Non l'anima, ma Dio [...] Non i beni terreni, ma Dio. Non le ricchezze, ma Dio. Non gli onori, ma Dio. Non l'onorificenza, ma Dio. Non le alte cariche, ma Dio. Non la carriera, ma Dio. Dio sempre e ovunque». Fu nominato direttore spirituale dell'università romana nel 1827 e fu attivo anche come visitatore e confessore in vari collegi nazionali di Roma per studenti avviati al sacerdozio. Ebbe una grande determinazione nel mettersi al servizio di tutti e nell'offrirsi alla gente in modo chiaro e semplice.

Si impegnò in progetti volti a rianimare le corporazioni artigianali e a fondare scuole per giovani lavoratori della città e delle campagne. Organizzò un'opera di aiuto per le persone colpite dall'epidemia di colera scoppiata nel 1837; fu amico di soldati e prigionieri; il suo consiglio, tuttavia, sarebbe risultato prezioso anche a vescovi, cardinali e papi.

Fu sensibile ai cambiamenti che la rivoluzione industriale aveva portato nella vita umana, e intuì la necessità di un nuovo tipo di apostolato tra la gente. Di fronte al suo ministero spirituale e alle sue opere caritative, i romani giunsero a parlare di lui come di un secondo Filippo Neri: era ormai conosciuto come "l'apostolo di Roma". Era profondamente preoccupato per la rigidezza delle strutture clericali, e particolarmente per la divisione — e rivalità — tra clero secolare e regolare e per la passività del mondo laico. Nel 1835 il suo intuito di precursore lo portò a concentrarsi sulla formazione della Pia Unione dell'Apostolato Cattolico, un gruppo di ecclesiastici e laici il cui scopo principale era il rinnovamento dello spirito apostolico all'interno della Chiesa.

Vincenzo vedeva ciò come «una tromba evangelica che chiama tutti, che invita tutti, che sveglia lo zelo e la carità di tutti i fedeli, di qualsiasi stato, estrazione e condizione, per servire l'apostolato cattolico così come è stato istituito da Cristo nella Chiesa». In questa unione ci sarebbe stato posto per tutti: uomini e donne, giovani e vecchi, ecclesiastici, religiosi e laici. Era abbastanza acuto da capire che i primi passi di un'opera così imponente sarebbero stati piccoli, e quindi sfruttò le opportunità che di volta in volta gli si presentarono. Comprese la necessità di formare un gruppo di preti che potessero dedicarsi a tempo pieno agli scopi del movimento stesso. Nacque così la congregazione della Società dell'Apostolato Cattolico. Questi preti cercavano di coordinare il lavoro del clero secolare e dei religiosi, ma furono seriamente ostacolati.

Un'opposizione particolare giunse loro da parte della Associazione per la Propagazione della Fede di Lione, che sosteneva che i pallottini replicavano la loro opera; la congregazione fu bloccata per un certo periodo, ma Vincenzo chiarì la situazione con papa Gregorio XVI e la soppressione venne revocata. In seguito però, scoprì che il nome "Apostolato cattolico" offendeva alcuni vescovi che consideravano "l'apostolato" una prerogativa di coloro che potevano rivendicare una discendenza diretta dagli apostoli. Questa controversia ebbe una certa risonanza e nel 1854, quattro anni dopo la morte di Pallotti, il nome venne cambiato in Pia Società delle Missioni. Il nome originale venne reintrodotto solo nel 1947 in un contesto in cui era cambiata l'interpretazione dei termini missione e apostolato. Il cambiamento era stato favorito da movimenti come l'Azione cattolica, che si richiamava a Vincenzo come a un precursore.

Un'istituzione femminile seguì quella maschile, conosciuta inizialmente come Sorelle dell'Apostolato cattolico.

Il nome fu successivamente modificato in Sorelle Missionarie pallottine. Anche questo ordine era la risposta diretta a una necessità specifica: occuparsi delle orfanelle dell'epidemia di colera del 1837, ragazze che Vincenzo aveva raccolto dalla strada e posto sotto la cura di un gruppo di dame di sua fiducia. Questo gruppo diede nascita, l'anno successivo, alle Sorelle dell'Apostolato cattolico. Vincenzo divenne un caro amico del futuro cardinale Nicholas Wiseman che gli confessò i suoi dubbi alla vigilia della consacrazione a vescovo e ne ricevette un consiglio decisivo: «Monsignore, non conoscerete mai la pace perfetta che cercate finché non fonderete un istituto per le missioni straniere in Inghilterra».

La prima persona a cui Wiseman parlò di ciò fu Herbert Vaughan, il quale infine mise in pratica il consiglio fondando la Società Missionaria di S. Giuseppe a Mill Hill.

Wiseman avrebbe poi suggerito a Pallotti di contattare, con la prospettiva di farlo entrare nella Società, John Henry Newman che, da poco convertito, si preparava a Roma per il sacerdozio; il progetto non si realizzò mai, anche se Vincenzo sviluppò un profondo interesse per la missione inglese e contatti con l'oratorio londinese; mandò uno dei suoi collaboratori più abili (e suo primo biografo), Raffaele Melia, ad aprire una missione in Inghilterra e inviò altri a lavorare con Frederick William Faber presso l'oratoio londinese e a sostenere ivi l'oratorio sardo, la Chiesa italiana e le parrocchie di Clerkenwell e Greenford. Wiseman invitò tre volte Vincenzo a recarsi in Inghilterra: i molti impegni romani lo trattennero in patria, dove lavorò in stretto contatto anche con i futuri santi Gaspare Del Bufalo (28 dic.) e Vincenzo Strambi (25 set.). Anche questi, come Palloni, sarebbero poi diventati fondatori e si sarebbero impegnati attivamente in opere di carità a Roma.

Vincenzo venne nominato rettore della chiesa di Santo Spirito dei Napoletani, una designazione che scavalcava ecclesiastici più anziani che si offesero per la nomina, soprattutto perché le folle di poverini che si raccoglievano intorno a lui disturbavano la loro comoda moine; nei successivi dieci anni gli resero la vita difficile con una serie di infamie e meschine persecuzioni alimentate dall'invidia, a cui però egli rispose sempre con carità e pazienza incrollabili.

Istitui la celebrazione dell'Ottava dell'Epifania a Roma, alla cui cerimonia conclusiva, nel 1847, partecipò il nuovo papa Pio TX. gesto del papa era volto, stando alle parole di un giornale in lingua inglese pubblicato allora a Roma «a ricompensare lo zelo di Pallotti e la devozione dei membri dell'Apostolato cattolico per i magnifici risultati da loro ottenuti nelle missioni, nella propagazione della fede e per il bene fatto alla gente».

Questo tributo fu notevolissimo, dato che la Società dell'Apostolato cattolico non aveva allora uno status canonico: che Vincenzo non mancò di domandare avanzando al tempo stesso la richiesta, quanto mai ampia, che alla sua società venissero accordati tutti i diritti che, in tempi diversi, erano stati riconosciuti a ordini e congregazioni regolari.

Nel 1847 la richiesta venne accolta, malgrado la sua enorme portata. L'anno successivo papa Pio IX assicurò agli Stati Pontifici una costituzione tendenzialmente democratica, ma il primo ministro incaricato fu assassinato mentre si recava alla prima assemblea parlamentare.

La rivoluzione sorprese Roma e Pio IX fuggi in incognito verso Napoli. L'anticlericalismo della nuova Repubblica romana raggiunse proporzioni preoccupanti e Vincenzo considerò prudente cercare rifugio nel Collegio irlandese.

Respinti pressanti inviti a recarsi in Inghilterra, inviò una serie di lettere a capi spirituali e secolari, religiosi cacciati dai conventi e altre personalità, lamentandosi per ciò che vedeva come i mali del tempo e proponendo al riguardo un concilio generale della Chie sa. Pio IX tornò al potere con l'aiuto delle truppe francesi nel 1849, quando Vincenzo ormai sentiva che la sua vita stava giungendo alla fine. Con calma mise in ordine tutti gli affari della Società; a metà gennaio si ammalò di pleurite; il 20 gennaio ricevette l'estrema unzione.

Due giorni dopo mori. Nei primi anni che seguirono la sua morte, tra il 1850 e il 1880, la Società si sviluppò lentamente, soprattutto per ragioni politiche. Dal 1900, però, è cresciuta fino a raggiungere 30 case distribuite in otto paesi diversi.

Le suore formarono un Istituto internazionale di Missione che poi prese il nome di Suore missionarie dell'Apostolato cattolico. Esse si diffusero in Inghilterra, Svizzera, Polonia e Stati Uniti, dove oggi hanno case in Virginia, nel Maryland e in Michigan.

La congregazione maschile è formata da sacerdoti e fratelli laici che seguono un periodo di noviziato di due anni promettendo poi povertà, castità e obbedienza, oltre a perseveranza e vita comune perfetta, senza però professare voti formali.

La loro missione si sviluppa molto attraverso ritiri spirituali e divulgazioni a stampa; a livello mondiale la congregazione conta su più di 2000 membri. Vincenzo Palloni ha rappresentato una voce profetica che ha precorso i tempi. La santità della sua vita personale era ampiamente conosciuta quando era ancora vivo, e i primi passi per la sua canonizzazione furono intrapresi nei primi due anni che seguirono la sua morte; fino a quando Pio XI non definì` l'Azione cattolica «partecipazione del mondo laico all'apostolato gerarchico della Chiesa», non furono del tutto abbandonate le riserve sugli obiettivi di Vincenzo.

Fu beatificato da papa Pio XII il 22 gennaio 1950, e le sue reliquie vennero poste in un sarcofago di bronzo e cristallo sotto il grande altare di San Salvatore.

Papa Giovanni XXIII, nel 1962, disse di lui: «La fondazione della Società dell'Apostolato cattolico ha rappresentato a Roma la prima pietra dell'Azione cattolica che oggi conosciamo».

Il 20 gennaio 1963 è stato canonizzato.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Roma, san Vincenzo Pallotti, sacerdote: fondatore della Società dell’Apostolato Cattolico, con gli scritti e con le opere sollecitò la vocazione di tutti i battezzati in Cristo a lavorare con generosità per la Chiesa.

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