San Teodoro Studita

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San Teodoro Studita
Nome: San Teodoro Studita
Titolo: Abate
Nascita: 758 circa, Costantinopoli, Turchia
Morte: 826 circa, Calkite, Bitinia
Ricorrenza: 11 novembre
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione


Teodoro è una delle grandi figure del monachesimo e della Chiesa; era il maggiore di tre fratelli e segui il padre nella proprietà di famiglia a Sakkudion, vicino al Monte Olimpo in Bitinia (a nord del massiccio del Tauro, nell'attuale Turchia), dove cominciò a condurre la vita monastica; dopo poco tempo, lo zio del giovane, S. Platone (4 apr.), fu persuaso a lasciare il suo incarico di abate a Symboleon, anch'esso sul monte Olimpo, per assumere quello del nuovo monastero. Teodoro, che allora aveva circa ventuno o ventidue anni, impressionò a tal punto lo zio da spingerlo a mandarlo a Costantinopoli per svolgere gli studi in vista del sacerdozio; continuò poi a compiere così tanti progressi spirituali e intellettuali, che nel 794 Platone, con il consenso della congregazione, fece di tutto perché diventasse abate al suo posto.

Negli anni successivi, Teodoro divenne uno dei più grandi riformatori e direttori monastici della Chiesa, coinvolto, nello stesso tempo, nelle principali crisi teologiche e politiche del tempo (in particolare nella disputa tra gli iconoclasti e i sostenitori dell'ortodossia, sulla venerazione delle immagini, che continuò a tratti dal 726 al 843). I primi problemi per Teodoro sorsero quando il giovane imperatore bizantino, Costantino VI (780-797), abbandonò la moglie per una donna di nome Teodata, parente di Platone e Teodoro.

Ignorando il fatto che il patriarca di Costantinopoli avesse chiuso un occhio nei confronti della relazione, Platone e Teodoro accusarono l'imperatore, che tentò di conquistare il loro appoggio promettendo favori, ma non ottenendo nessun risultato ordinò che Teodoro e i monaci che lo sostenevano fossero esiliati a Tessalonica, mentre Platone fu tenuto in isolamento a Costantinopoli. Esiste una lettera in cui Teodoro, pieno di coraggio e ammirazione per il suo maestro, descrive a Platone la difficoltà del suo viaggio a Tessalonica.

L'esilio di Teodoro non durò molto: nel 797 la madre terribile di Costantinó, Irene, che era stata reggente e imperatrice per il figlio dal 780, rivendicò il trono, diventando così la prima donna a governare l'impero bizantino (797-802); inoltre condivideva le visioni ortodosse di Teodoro, nella disputa iconoclasta, perciò lo richiamò insieme ai suoi compagni dall'esilio.

Teodoro si recò subito a Sakkudion, dove riunì tutti i suoi monaci dispersi; poi nel 799, quando il monastero fu minacciato dalle invasioni arabe, la congregazione dovette trasferirsi entro le mura di Costantinopoli, dove a Teodoro fu affidato l'incarico di dirigere il monastero di Studios (così chiamato dal nome del fondatore, il console Studio, che lo fece costruire al suo arrivo a Costantinopoli da Roma nel 463). I monaci erano stati espulsi da Costantino V Copronimo (741-775), uno dei più fieri iconoclasti dell'impero, perciò Teodoro trovò il monastero in stato di decadimento, materiale e spirituale, abitato da circa dodici monaci; tuttavia, grazie alla sua abilità di amministratore e alla saggezza con cui guidava i monaci, quella congregazione e le case dipendenti annoverarono presto più di mille membri. Impiegò il suo talento naturale per organizzare il tipo di monachesimo fondato quattro secoli prima da S. Basilio (2 gen.) e la sua regola si diffuse fino al Monte Athos, oltre che in Russia, Bulgaria c Serbia. In questi luoghi, questo tipo di monachesimo continuò a rappresentare il fondamento della vita monastica cenobitica fino all'avvento del regime comunista e alla soppressione del monachesimo nel xx secolo.

Le opere di Teodoro, istruzioni, omelie, inni liturgici e trattati sul monachesimo, rivelano un atteggiamento moderato ed equilibrato nei confronti dell'ascetismo, insolito per un uomo del suo tempo e di quei luoghi.

Disse una volta a un eremita: «Non osservare l'austerità compiacendoti di te stesso; mangia il pane, ogni tanto bevi vino, indossa scarpe, in particolare durante l'inverno, e mangia carne, quando necessario»; inoltre era particolarmente desideroso di alimentare l'amore dei suoi monaci per lo studio e incoraggiare le belle arti, perciò fondò una scuola di calligrafia di lunga fama. La vita trascorse tranquilla fino all'808, quando la questione dell'adulterio di Costantino VI si ripresentò indirettamente; la sede di Costantinopoli era vacante e l'imperatore, Niceforo, successore di Irene, scelse un laico, suo omonimo, e successivamente santo (13 mar.), come patriarca.

Obiettando il fatto che pur essendo un grande uomo, Niceforo era laico, Teodoro, Platone e alcuni altri monaci si opposero alla sua nomina e furono rinchiusi in prigione per ventiquattro giorni; poi il patriarca e un piccolo sinodo episcopale riabilitarono un sacerdote che era stato sospeso per aver benedetto il matrimonio tra Costantino e Teodata.

Teodoro, dopo aver rifiutato di celebrare il culto con questo sacerdote, fu esiliato assieme all'arcivescovo di Tessalonica e a Platone, in diverse prigioni nell'Isola dei Principi (oggi Kizil Adalar, nel Mar di Marmara). Dalla prigionia Teodoro scrisse a S. Leone III (12 giu.), per spiegare l'accaduto, e il papa rispose lodandolo per la sua prudenza e lealtà, ma dato che i suoi nemici avevano diffuso a Roma la calunnia che era eretico e che era adirato di non essere stato nominato patriarca, non prese provvedimenti. I monaci studiti si dispersero ovunque e Teodoro, assieme agli altri abati, rimase in prigione fino alla morte dell'imperatore, avvenuta nell'811.

Uscito di prigione, Teodoro si riconciliò con il patriarca Niceforo (riconciliazione rafforzata dal fatto che condividevano le stesse opinioni sulla grave questione dell'iconoclastia, che lo tenne impegnato per tutto il resto della vita).

Il nuovo imperatore, Leone V l'Armeno, fervente iconoclasta, cacciò Niceforo e perciò Teodoro gli negò apertamente il diritto di interferire nelle questioni ecclesiastiche, oltre a incoraggiarlo alla venerazione delle immagini sacre e a distinguersi come capo del raggruppamento ortodosso.

Teodoro fu esiliato prima a Misia, poi quando si accorsero che scriveva lettere d'incoraggiamento ai suoi seguaci, a Bonita, in Anatolia, dove, a dispetto dei forti sbalzi di temperatura e della mancanza di generi alimentari, fu trattato bene dai suoi carcerieri e continuò a scrivere lettere, tra cui una in cui chiedeva aiuto a papa S. Pasquale I (817-824; 11 feb.).

Sfortunatamente, l'imperatore intercettò un'altra lettera, in cui Teodoro spingeva i fedeli a sconfiggere «la setta infame degli incendiari di immagini sacre», e lo affidò alla sorveglianza di un carceriere meno indulgente, che gli inflisse cento frustate e lo lasciò giacere al suolo, all'aperto, esposto al clima freddo di febbraio.

Prima che potesse riprendere le forze, Teodoro e il suo fedele compagno furono rinchiusi a Smirne, dove il vescovo iconoclasta li minacciò di morte, ma nell'820, Leone V fu assassinato e le persecuzioni terminarono. Il nuovo imperatore, Michele 11 (820-829), iniziò il suo regno con prudenza: richiamò gli esiliati e liberò i prigionieri, incluso Teodoro, che lo incitò alla comunione con Roma e gli chiese di consentire la venerazione delle immagini sacre, ma l'imperatore invece le proibì a Costantinopoli e rifiutò di reintegrare il patriarca, l'abate del monastero studita e altri prelati ortodossi, finché non avessero condiviso la sua decisione.

In seguito alle sue proteste inutili, l'imperatore mandò Teodoro in Bitinia (in realtà in esilio) a incoraggiare e rafforzare i suoi seguaci, a cui disse: «L'inverno è finito, ma la primavera non è ancora arrivata». La sua influenza fu così grande che tutti i monaci in generale e gli studiti in particolare furono identificati in seguito con gli ortodossi; un gruppo di loro si raccolse intorno a lui in un monastero sulla penisola di Akrita, dove all'inizio di novembre dell'826 si ammalò. Il 4 novembre riuscì a celebrare una Messa, ma poi le sue condizioni peggiorarono e 1'11 novembre, dopo aver dettato le sue ultime volontà al suo segretario, moti; le spoglie furono trasferite nel monastero di Studios solo diciotto anni dopo.

S. Teodoro è molto venerato in Oriente, ma il Martirologio Romano afferma che fu «famoso in tutta la Chiesa»; non fu solo una figura dominante del monachesimo orientale, ma anche fedele sostenitore dell'autorità della Chiesa di Roma, perciò difese decisamente il diritto di venerare le immagini sacre. In questo senso, è importante ricordare che si oppose agli iconoclasti solo in campo teologico; non considerava tale venerazione necessaria e sembra non averla osservata neanche a livello personale, ma, d'altro canto, riconosceva che per molti le immagini sacre rappresentavano un aiuto importante, dal punto di vista della devozione, e proibirle avrebbe significato negare la validità dei principi teologici fondamentali della fede cristiana.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Costantinopoli, san Teodoro Studita, abate, che fece del suo monastero una scuola di sapienti, di santi e di martiri vittime delle persecuzioni degli iconoclasti; mandato per tre volte in esilio, ebbe in grande onore le tradizioni dei Padri della Chiesa e per esporre la fede cattolica scrisse alcune celebri opere su temi fondamentali della dottrina cristiana.

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