San Sacerdote di Lione

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San Sacerdote di Lione
Nome: San Sacerdote di Lione
Titolo: Vescovo
Ricorrenza: 11 settembre
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione


San Sacerdote di Lione, in latino Sacerdos, fu vescovo di Lione nella prima metà del VI secolo. Appartenente a una nobile famiglia gallo-romana, fu il ventisettesimo vescovo di Lione e zio di San Nicezio, che gli succedette sulla cattedra episcopale. Morì a Parigi l'11 settembre 552, dove si era recato per partecipare a un concilio. È ricordato nel Martirologio Romano proprio in questa data.

Le origini

Sacerdote nacque a Lione intorno al 487, all'interno di una famiglia patrizia del regno di Borgogna. Prima di intraprendere la vita ecclesiastica era sposato e aveva avuto almeno un figlio. L'epitaffio conservato dalla tradizione afferma infatti che Sacerdote fu sepolto nella stessa tomba insieme al figlio.

La sua famiglia era strettamente collegata alla vita ecclesiastica lionese. Sacerdote era infatti zio di Nicezio, destinato a diventare il suo successore come vescovo di Lione e anch'egli venerato come santo.

Il vescovo di Lione

L'anno esatto della sua elezione episcopale non è conosciuto. Il suo episcopato si colloca comunque tra il 538 e il 549 e si svolse interamente durante il regno del re franco Childeberto I, che regnò dal 534 al 558. Nei cataloghi episcopali antichi Sacerdote compare al ventisettesimo posto nella successione dei vescovi di Lione.

Come vescovo si occupò della vita religiosa della città e promosse anche importanti opere edilizie. Alla sua attività viene attribuita la costruzione, o più probabilmente il restauro, di due importanti chiese lionesi: la chiesa di San Paolo e quella di Sant'Eulalia, che in seguito sarebbe stata dedicata a San Giorgio.

Il concilio di Orléans

Nel 549 Sacerdote partecipò al concilio di Orléans, del quale fu presidente. Durante l'assemblea venne ratificata anche l'istituzione di un ospedale a Lione, voluto dal re Childeberto I e dalla moglie Ultrogota.

L'intervento del vescovo in questa vicenda mostra l'importanza che la Chiesa locale attribuiva non soltanto alla vita liturgica e spirituale, ma anche all'assistenza concreta dei malati e dei bisognosi.

La cura pastorale

Le fonti disponibili su San Sacerdote non sono particolarmente numerose. La sua vita è conosciuta soprattutto attraverso le testimonianze di San Gregorio di Tours, l'epitaffio e alcuni frammenti di un'antica biografia oggi perduta. Queste fonti permettono tuttavia di collocarlo tra i principali vescovi della Chiesa di Lione nell'epoca merovingia.

La tradizione lo presenta come un vescovo impegnato nella costruzione e nella cura delle chiese e nella guida della comunità cristiana in un periodo di profonde trasformazioni politiche e religiose.

Il viaggio a Parigi

Nel 552 Sacerdote si recò a Parigi per partecipare a un concilio convocato per affrontare le questioni sorte intorno alla sede episcopale parigina dopo la deposizione del vescovo Saffaraco.

Durante il viaggio o poco dopo il suo arrivo nella capitale, il vescovo si ammalò gravemente. Non riuscì quindi a prendere parte ai lavori dell'assemblea né a sottoscriverne gli atti.

Gli ultimi giorni

Secondo il racconto di San Gregorio di Tours, mentre si trovava sul letto di morte Sacerdote chiese al re Childeberto I di permettere che il nipote Nicezio gli succedesse sulla cattedra di Lione.

La richiesta venne accolta e Nicezio divenne il nuovo vescovo della città. Anche questa circostanza contribuì a consolidare la continuità della tradizione episcopale lionese attraverso due figure destinate entrambe alla venerazione come santi.

La morte e la sepoltura

San Sacerdote morì a Parigi l'11 settembre 552. Il suo corpo venne successivamente trasferito a Lione e sepolto nella chiesa degli Apostoli, che in seguito sarebbe stata dedicata a San Nicezio.

La data dell'11 settembre è attestata anche dall'epitaffio e corrisponde alla memoria liturgica attuale. Una tradizione liturgica più antica, invece, celebrava il Santo il 12 settembre; la riforma del Martirologio Romano successiva al Concilio Vaticano II ha fissato la commemorazione all'11 settembre.

Il culto

La venerazione di San Sacerdote è molto antica. Il suo nome compare già nel Martirologio geronimiano, dove la memoria era collocata il 12 settembre. È ricordato anche negli antichi martirologi della Chiesa di Lione.

Il Martirologio Romano attuale lo ricorda l'11 settembre come vescovo di Lione, sottolineando che visse «nell'amore e nel timore di Dio» e che morì a Parigi, dove si era recato per un concilio.

Il legame con San Nicezio

La figura di Sacerdote è strettamente legata a quella di San Nicezio di Lione. Non soltanto erano zio e nipote, ma Nicezio gli succedette direttamente alla guida della diocesi.

Questa successione rappresenta uno degli elementi più significativi della storia della Chiesa lionese del VI secolo: la cattedra episcopale passò da un uomo appartenente alla nobiltà gallo-romana, divenuto vescovo e promotore di opere ecclesiali, a un suo familiare che avrebbe continuato l'opera pastorale della diocesi.


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